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Meta, multa record da 1,2 miliardi per violazione norme Ue sui dati

22 maggio 2023 | 12.25
LETTURA: 3 minuti

L'azienda: "Ricorreremo contro sentenza Ue, multa ingiustificata"

(Afp)
(Afp)

Meta è stata condannata a pagare una multa record di 1,2 miliardi di euro (1,29 miliardi di dollari) per una violazione delle leggi europee sui dati, secondo l'autorità irlandese per la protezione dei dati Dpc.

Il caso riguarda il coinvolgimento di Facebook nella sorveglianza di massa da parte delle agenzie di intelligence anglo-americane, rivelata dal whistleblower statunitense Edward Snowden. L'azienda ha violato il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) dell'Ue, ha dichiarato il Dpc.

Il Dpc è l'autorità nazionale indipendente responsabile della tutela del diritto fondamentale delle persone nell'Ue alla protezione dei propri dati personali.

META ANNUNCIA RICORSO - ''Ricorreremo in appello contro la sentenza, compresa la multa ingiustificata e non necessaria, e chiederemo una sospensione degli ordini in tribunale'', fanno sapere in una nota Nick Clegg, presidente Affari Globali di Meta, e Jennifer Newstead, Responsabile Legale.

''Migliaia di aziende e organizzazioni si affidano alla possibilità di trasferire dati tra l'Ue e gli Usa per operare e fornire servizi quotidiani -sottolineano Clegg e Newstead - Non si tratta delle pratiche di privacy di una sola azienda: c'è un conflitto fondamentale tra le norme del governo statunitense sull'accesso ai dati e i diritti di privacy europei, che i responsabili politici dovrebbero risolvere in estate''.

''Non ci sono problemi immediati per Facebook in Europa -spiegano i due manager di Meta - La possibilità di trasferire i dati oltre confine è fondamentale per il funzionamento dell'Internet aperto globale. Dalla finanza alle telecomunicazioni, fino ai servizi pubblici essenziali come l'assistenza sanitaria o l'istruzione, la libera circolazione dei dati è alla base di molti dei servizi su cui facciamo affidamento. Migliaia di aziende e altre organizzazioni si affidano alla possibilità di trasferire dati tra l'Ue e gli Stati Uniti per poter operare e fornire servizi che i cittadini utilizzano quotidianamente''.

''Senza la possibilità di trasferire i dati al di là delle frontiere, Internet rischia di essere frammentato in siti nazionali e regionali, limitando l'economia globale e impedendo ai cittadini di diversi Paesi di accedere a molti dei servizi condivisi su cui facciamo affidamento. Ecco perché fornire una solida base giuridica per il trasferimento dei dati tra l'Ue e gli Stati Uniti è stata una priorità politica su entrambe le sponde dell'Atlantico per molti anni'', spiegano i due manager di Meta.

''La nostra priorità - sottolineano - è garantire che i nostri utenti, inserzionisti, clienti e partner possano continuare a usufruire di Facebook mantenendo i loro dati sicuri e protetti. Non ci sono disagi immediati per Facebook perché la decisione prevede periodi di attuazione fino alla fine dell'anno. Intendiamo appellarci sia al merito della decisione che ai suoi ordini, compresa la multa, e chiederemo una sospensione in tribunale per sospendere i termini di attuazione''.

''Oggi la Commissione irlandese per la protezione dei dati (Dpc) ha esposto le sue conclusioni sull'uso da parte di Meta di questo strumento legale comune per trasferire i dati degli utenti di Facebook tra l'Ue e gli Stati Uniti. Pur riconoscendo che avevamo agito in buona fede e che una multa era ingiustificata. Stiamo facendo ricorso contro queste decisioni e chiederemo immediatamente ai tribunali di sospendere i termini di attuazione, visto il danno che questi ordini causerebbero, anche ai milioni di persone che usano Facebook ogni giorno'', spiegano i manager di Meta.

''Meta utilizza gli stessi meccanismi legali di altre organizzazioni - continua l'azienda - In definitiva, l'invalidazione del Privacy Shield nel 2020 è stata causata da un conflitto fondamentale tra le norme del governo statunitense sull'accesso ai dati e i diritti alla privacy degli europei. Si tratta di un conflitto che né Meta né altre aziende potrebbero risolvere da sole. Siamo quindi dispiaciuti di essere stati individuati mentre utilizzavamo lo stesso meccanismo legale di migliaia di altre aziende che vogliono fornire servizi in Europa", conclude Meta.

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