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Solo 101 i Comuni nati da fusione o incorporazione destinatari degli incentivi 2022

02 maggio 2023 | 10.23
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Questo pugno di enti locali si è visto assegnare lo scorso 21 aprile, dal ministero dell’Interno, poco meno di 84 milioni di euro. A evidenziarlo una elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel) per Adnkronos.

Immagine di repertorio - Fotogramma
Immagine di repertorio - Fotogramma

Sono solo 101 i Comuni nati da fusione o incorporazione e ai quali sono stati destinati gli incentivi 2022. Questo pugno di enti locali si è visto assegnare lo scorso 21 aprile, dal ministero dell’Interno, poco meno di 84 milioni di euro. Mediamente, a ogni nuovo ente sono stati destinati 830mila euro, con punte di 2 milioni di euro, che è l’importo del contributo assegnato alla fusione di Valsamoggia, nel bolognese, e a quella di Figline e Incisa Valdarno, nel fiorentino. Complessivamente, il 63% delle risorse stanziate dal Viminale è andato a enti del Nord Italia, il 28% ad amministrazioni dell’Italia centrale e solo il 9% è finito nelle casse di Comuni del Mezzogiorno. A evidenziarlo una elaborazione di Centro Studi Enti Locali (Csel) per Adnkronos.

Un benefit, questo dei contributi assegnati dal Viminale, ricorda Csel, che permane per un decennio dal momento in cui viene formalizzata la fusione e che può portare nelle casse di Comuni di piccole dimensioni fino a 20 milioni di euro in dieci anni. A questo si sommano anche incentivi di natura diversa: i vincoli alla possibilità di assumere personale sono, infatti, più blandi per i primi 5 anni successivi a una fusione.

"Non sembrano intravedersi all’orizzonte inversioni di tendenza sul piano dell’aggregazione dei Comuni, che sono sempre state e continuano a sembrare scarsamente attrattive", osserva Csel.

"Nel Bel Paese, sette comuni su 10 non superano quota 5mila abitanti e ben 65 hanno meno di 100 residenti. Stando ai dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2023, il record va a Morterone, in provincia di Lecco, fermo a quota 32 abitanti: 18 maschi e 14 femmine. Se mediamente i comuni italiani contano poco più di 7mila abitanti, in diverse regioni la popolazione media è ben al di sotto di questa soglia. Meno di duemila gli abitanti medi dei comuni della Valle d’Aosta, 2.300 circa la popolazione media degli enti locali molisani, circa 3.500 quella dei comuni del Trentino Alto Adige e del Piemonte", spiega Csel.

Nonostante la dimensione demografica media ridotta dei comuni di queste regioni, solo il Piemonte appare tra quelle che sono state teatro di fusioni nell’arco degli ultimi anni. Globalmente, la regione capofila in questo senso è la Lombardia: 29 fusioni che hanno portato a contributi per poco meno di 17 milioni di euro. Seguono il Piemonte, con venti fusioni e oltre 10 milioni di incentivi 2022, e Toscana ed Emilia Romagna che hanno all’attivo, rispettivamente, 14 e 13 fusioni e contributi per oltre 14 milioni di euro ciascuna.

Chiudono il cerchio il Veneto (12 fusioni e contributi per oltre undici milioni di euro), le Marche (8 fusioni e quasi 9 milioni di incentivi) e la Calabria, con due nuovi enti nati da fusione e che si sono visti assegnare poco meno di quattro milioni di euro. Tre le regioni che hanno fatto da sfondo a una sola fusione: Campania, Liguria e Puglia.

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