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Stipendi, quanto si guadagna nel pubblico? Il confronto con il privato

25 maggio 2023 | 15.17
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Il rapporto semestrale Aran: 'Elevate professionalità' in linea con i 'Quadri' del privato, ma più bassi negli enti locali

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Stipendi in Italia, la retribuzione media annua lorda per gli impiegati pubblici è stata di 31.766 euro nel 2021, circa 1.000 euro superiore alla retribuzione media nazionale degli impiegati (pubblici e privati) in Italia di 30.836 euro. E' quanto rileva il rapporto semestrale Aran che considera i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali, Regioni ed enti locali (comuni, province, città metropolitane, regioni ed altri enti locali e territoriali), in totale 560mila persone pari al 23% del pubblico impiego contrattualizzato, comprendendo anche il personale a tempo determinato, ma esclusa la dirigenza.

Dal raffronto emerge inoltre che la retribuzione degli impiegati dei settori privati Trasporti e logistica (31.619) ed Edilizia e costruzioni (31.484) è molto vicina a quella dei dipendenti pubblici. Uno stipendio annuo, nettamente superiore, riguarda gli impiegati delle banche pari a 34.288 euro mentre, in fondo alla classifica, compaiono gli impiegati della ristorazione con 27.622 euro e del turismo con 27.515 euro.

La retribuzione delle Elevate professionalità nella Pa varia da un minimo di 50mila euro ad un massimo di 70mila euro per ministeri e agenzie fiscali, livelli più elevati rispetto alle Funzioni locali che varia da 29.835 euro a 55.035 euro. Si tratta comunque di stipendi per ministeri e Agenzie in linea con quelli del privato dove la retribuzione media annua lorda nazionale dei quadri "Quadri" è di 56.981 euro. Le Funzioni locali evidenziano, invece, livelli retributivi inferiori.

Nei Ministeri, la retribuzione fissa iniziale è di 30.300 euro annui lordi (circa 1.600 euro netti al mese). Più bassa, su valori intorno a 23.800 euro (circa 1.350 euro netti al mese), per le Funzioni locali, dove però, come già detto, non è stata conteggiata nella retribuzione iniziale l’indennità pagata ai titolari di incarichi di elevata qualificazione, in quanto corrisposta solo ad una parte dei Funzionari e, salvo casi particolari, non corrisposta ai neo-assunti. Più elevata, per Agenzie fiscali (31.600 euro, corrispondenti a circa 1.650 euro netti al mese). La retribuzione iniziale può salire fino a 47.300, 53.600 e 55.000 euro, rispettivamente per Ministeri, Agenzie fiscali e Funzioni locali (circa 2.150, 2.300 e 2.450 euro mese netti).

Alla retribuzione fissa si aggiungono alcune voci variabili, come straordinari, premi di produttività, indennità di disagio, turno o rischio, indennità correlate ad incarichi di maggior responsabilità. Il peso della componente variabile sulla fissa varia a seconda dei settori: nei Ministeri è all’incirca il 14%; nelle Agenzie fiscali, il 17%; nelle Funzioni locali, il 27%. Il maggior peso della componente variabile delle Funzioni locali si deve alla diffusa presenza, in questo comparto, di funzionari con incarico di elevata qualificazione, cioè un incarico di responsabilità remunerato con una retribuzione aggiuntiva (conteggiata, nella presente analisi, tra le componenti variabili), che può arrivare sino a 18.000 euro annui.

'ELEVATE PROFESSIONALITA'' IN LINEA CON I 'QUADRI' NEL PRIVATO

La retribuzione degli impiegati con 'Elevate professionalità' nella Pa, una qualifica introdotta dai nuovi contratti che corrisponde ai funzionari con incarico ed è equiparabile ai 'Quadri' del privato, varia da un minimo di 50mila euro ad un massimo di 70mila euro per ministeri e agenzie fiscali, livelli più elevati rispetto alle Funzioni locali che variano da 29.835 euro a 55.035 euro.

Si tratta di stipendi per Ministeri e Agenzie in linea con quelli del privato laddove la retribuzione media annua lorda nazionale dei "Quadri" è di 56.981 euro. Le Funzioni locali evidenziano, invece, livelli retributivi inferiori. Il rapporto ha realizzato un focus sui funzionari in quanto questa figura è quella per la quale sembrano sussistere i maggiori fabbisogni di nuovo personale nei prossimi anni. I valori medi indicati sono stati elaborati a partire dai dati di conto annuale Rgs, ma aggiungendo una stima degli incrementi contrattuali previsti dai Ccnl relativi al triennio 2019-2021, sottoscritti nel corso del 2022, i quali hanno riconosciuto gli incrementi, con valenza retroattiva, su tutto il periodo coperto dal rinnovo e, quindi, anche sull’anno 2021.

AUMENTO STIPENDI PA, +3,2% NEL I TRIMESTRE

Nel primo trimestre 2023 gli incrementi a regime dei rinnovi della Pa relativi al triennio 2019-2021 accelerano la crescita delle retribuzioni contrattuali (+3,2% per il complesso Pa – dirigenti e non dirigenti), che tuttavia rimane contenuta (+2,0% per il totale economia). La dinamica retributiva rilevata nell’industria (+1,8%) si associa alla limitata entità degli aumenti riportati nel settore dei servizi privati (+1,2%), dove peraltro più della metà dei dipendenti è in attesa del rinnovo del Ccnl.

"Nonostante il progressivo rallentamento della crescita dei prezzi, la differenza tra la dinamica dell’inflazione (Ipca) e quella delle retribuzioni contrattuali - si legge nel rapporto - rimane superiore ai sette punti percentuali, poiché i rinnovi contrattuali che hanno determinato l’incremento sono relativi ad un periodo (il 2019-2021) che aveva fatto registrare una dinamica inflattiva molto più contenuta. L’inflazione acquisita a marzo 2023 è al +5%".

"SCARSA ATTRATTIVA RETRIBUZIONI PA? SFATARE LUOGO COMUNE"

La pubblica amministrazione e la sua scarsa attrattività nei confronti dei giovani mettendo a fuoco il peso reale dell’elemento retribuzione. Parte da questo spunto un focus contenuto nel nuovo Rapporto, che smonta il luogo comune secondo cui il cosiddetto ‘posto fisso’ nel pubblico impiego ha bassi livelli di stipendi. “Numeri alla mano, in particolare, ci si è soffermati sui profili dei funzionari, che più di altri riguardano le categorie di giovani laureati, con un confronto su tre settori: ministeri, agenzie fiscali e funzioni locali. Dal rapporto emerge che, in media, i livelli stipendiali dei funzionari pubblici si piazzano ‘a metà classifica’ rispetto al privato”. Ad affermarlo è Antonio Naddeo, presidente dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), commentando i risultati del report presentato oggi nella sede dell’Agenzia a Roma.

“Un giovane che entra nella Pa riceve una retribuzione d’ingresso sicuramente competitiva rispetto al privato. Ma l’aspetto economico non può essere l’unico elemento da prendere in considerazione: nella Pa esiste una stabilità del posto di lavoro che non ha uguali, non essendo soggetto a crisi cicliche o a tentennamenti in base a mercati o fattori esterni che portano il privato a licenziamenti collettivi o riduzioni del personale, ma anche cassa integrazione, come avviene anche nel caso di istituti di credito o aziende storicamente solide, di prestigio e con livelli stipendiali di alto profilo” sostiene Naddeo che aggiunge come un tema poco dibattuto sia nel lavoro pubblico “il rispetto di tutti i diritti del lavoratore, pienamente tutelati dai contratti collettivi nazionali. Nel privato non sempre avviene allo stesso modo” evidenzia Naddeo. Eppure il più recente dibattito nella Pa registra un’attenzione particolare proprio sul tema dell’attrattività del lavoro pubblico, causato anche dalle numerose rinunce di candidati vincitori negli ultimi concorsi.

"Occorre una raccontare una nuova storia. La pubblica amministrazione sta cambiando, le prospettive di crescita professionale sono sempre più interessanti, dobbiamo confrontarci con le nuove generazioni, per questo credo nell'utilità degli Open Day delle amministrazioni. Lo faremo all'Aran il prossimo 21 giugno, con diverse fasce orarie. Aprire le porte ai ragazzi, confrontarsi, è fondamentale per costruire insieme una nuova Pa", conclude.

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