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Armi nucleari, Russia e Start: cos'è il trattato e perché è importante

21 febbraio 2023 | 14.58
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Putin ha chiesto la sospensione del Nuovo Start, non quindi il ritiro di Mosca, nel tentativo di estendere l'accordo anche a Gran Bretagna e Francia

(Fotogramma/Ipa)
(Fotogramma/Ipa)

Il Nuovo Start è rimasto l'unico importante trattato bilaterale sul disarmo nucleare fra Washington e Mosca che, sul controllo degli armamenti, ancora ai tempi dell'Unione Sovietica, aveva incardinato relazioni costruttive e un dialogo fruttuoso che portò alla fine della Guerra fredda. Era stato firmato a Praga da Barack Obama e Dmitry Medvedev il 10 aprile del 2010, nel momento in cui era pensabile il 'reset' delle relazioni proposto dall'Amministrazione americana nel quadro di una politica di disarmo nucleare mai avvenuta, ed esteso al 4 febbraio del 2026 in vista della sua scadenza all'inizio dell'Amministrazione di Joe Biden, unica intesa fra Washington e Mosca nella fase più critica delle relazioni coincisa anche con il ritorno alla Casa Bianca di un rappresentante democratico e 'Old School' nelle relazioni di politica estera.

La sospensione della partecipazione di Mosca al Trattato sembra indicare la fine dell'epoca dei negoziati e di un dialogo esclusivo sui temi più delicati delle relazioni fra i due Paesi rivali, prima e dopo una troppo breve parentesi dell'amicizia. L'Abm, l'intesa anti missili balistici del 1972 per limitare il dispiegamento di sistemi di difesa missilistica, è defunta dal 2002, dal ritiro da parte degli Stati Uniti, l'Inf, contro i missili da terra a medio raggio firmato da Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan, nel 2019, a opera di Donald Trump, e l'Open Skies Treaty sottoscritto nel 1992, da cui gli Stati Uniti sono usciti nel 2020 e Mosca nel 2021.

Vladimir Putin oggi ha chiesto la sospensione del Nuovo Start, non quindi il ritiro di Mosca dall'accordo, nel tentativo - questo emerge da fonti dei negoziati sul disarmo russi - di estendere l'accordo, quindi gli interlocutori, anche a Gran Bretagna e Francia.

La riattivazione dell'accordo, della serie degli Start, su cui Mosca e Washington iniziarono a negoziare nel 1982, è quindi condizionata dalla Russia non solo all'andamento della guerra in Ucraina, vale a dire, dal punto di vista del Cremlino, a un cambiamento di postura da parte dell'Occidente nei suoi aiuti all'Ucraina.

Putin oggi ha infatti accusato non solo gli Usa, ma anche la Nato, di non collaborare all'attuazione dell'accordo. "A questo punto, sono costretto ad annunciare che la Russia sospende la sua partecipazione al trattato per le armi offensive strategiche". Ma era stata la Russia a bloccare le verifiche previste dall'intesa, come avevano denunciato gli Stati Uniti a gennaio. Sulla base del New Start le due potenze nucleari possono svolgere ispezioni nei reciproci arsenali. "La Russia non rispetta gli obblighi del New Start che prevedono le ispezioni nei suoi territori - ha denunciato a gennaio un portavoce del dipartimento di Stato - Il rifiuto della Russia impedisce agli Stati Uniti di esercitare importanti diritti stabiliti dal trattato e minaccia l'efficacia del controllo Usa-Russia sulle armi nucleari".

Il Trattato sulle Misure per una ulteriore riduzione e limitazione delle armi offensive strategiche era entrato in vigore il 5 febbraio 2011. I due Paesi si erano impegnati a ridurre, entro sette anni, vale a dire, il 5 febbraio del 2018, come poi effettivamente avvenuto, le loro armi strategiche dispiegate secondo quanto previsto dall'accordo e di mantenere tali limiti per tutta la durata del trattato.

I limiti previsti sono: 700 fra missili intercontinentali dispiegati, missili balistici intercontinentali da sottomarino dispiegati e bombardieri dotati di armi nucleari dispiegati. 1.550 testate nucleari su Icbm dispiegati, su missili su sottomarini e bombardieri e altri 800 lanciatori per Icbm dispiegati e non dispiegati, lanciatori da sottomarino e bombardieri con armi nucleari.

Gli ultimi dati sui reciproci arsenali strategici che i due Paesi si sono scambiati risale al primo settembre 2022, quindi mesi dopo l'inizio della guerra di Mosca contro l'Ucraina. Gli Stati Uniti avevano in quella data dispiegato un totale di 659 missili balistici intercontinentali (da terra, mare e aria) e la Russia 540. Le testate dispiegate sui vettori erano rispettivamente 1420 e 1549 e i lanciatori dispiegati e no, 800 e 759 (dati del dipartimento di Stato Usa).

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