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Bollette, Agnelli (Confimi): "Sorpresi per esclusione da tavolo con governo, subito misure contro rincari"

20 gennaio 2022 | 15.18
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L'industriale: "L'esecutivo ha deciso di non ascoltare il Paese reale"

Paolo Agnelli, presidente di Confimi industria
Paolo Agnelli, presidente di Confimi industria

"Continua il valzer dei ministeri che invitano ai tavoli chi vogliono, invece di sentire il Paese reale e chi rappresenta l'industria manifatturiera. Dal ministro Giorgetti eravamo andati mesi fa e ne avevamo parlato nello specifico e quindi questa esclusione è stata proprio una sorpresa. Non puoi convocare al tavolo Confindustria Energia che è fatta da aziende di Stato e che per di più guadagnano sugli aumenti energetici. Si doveva invece sentire prima il Paese, le industrie e dopo riunire chi è, in tanti casi, anche causa o percettore anche di aumenti come sono le aziende legate a Confindustria energia. E che sono in conflitto di interessi perchè sono statali e hanno interessi specifici nell'aumento delle bollette. Si doveva sentire prima il Paese, noi rappresentiamo 45mila aziende". E' lo sfogo, raccolto da Adnkronos/Labitalia, di Paolo Agnelli, industriale bergamasco dell'alluminio e presidente di Confimi Industria, sulla mancata convocazione al tavolo tra il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e il mondo delle imprese sul caro-energia.

Esclusione per Agnelli ancora più amara perchè, sottolinea nell'intervista, "quello che dico da dieci anni sull'energia si è avverato in questi giorni e sono stato purtroppo Cassandra in questo e ho sempre detto che saremmo finiti male". "Si è deciso di non ascoltare chi da 10 anni si occupa di energia, non solo come presidente di Confimi, ma anche come industriale, con uno studio completo, visto che fondiamo alluminio e quindi siamo un'azienda energivora da sempre, e conosciamo l'Europa perchè ci lavoriamo", spiega ancora il presidente di Alluminio Agnelli.

E invece, attacca ancora Agnelli, "al tavolo di ieri con il ministro Giorgetti si sono parlati tra di loro, tra le aziende che distribuiscono energia, che sono statali, e lo Stato che deve prendere provvedimenti. E mi sembra che non hanno preso nessuna decisione. E invece Iva, accise e oneri di sistema, non possono aumentare, devono restare uguali. E questo va fatto domattina. E poi vanno sfruttati al massimo i giacimenti di gas che abbiamo. E va fatto subito, non c'è tempo da perdere", incita Agnelli.

"L'Iva -attacca Agnelli- è sul valore aggiunto, se l'energia si quadruplica si quadruplica anche il costo dell'Iva moltiplicato per il 20-22%. Per cui lo Stato guadagna sul valore aggiunto della vendita di energia. Allora bisogna abolire questo guadagno che si vuole fare speculando. Tasse e accise in percentuale devono restare quelle vecchie, già alte, ma se aumentano in percentuale è una rovina", continua.

E sull'extra profitto: "Il maggior profitto che tu hai lo lasci qui per salvare il Paese, non lo porti via, con i dividendi allo Stato stesso", continua. Altre misure secondo Agnelli non sono utili. "Dare la possibilità alle imprese di pagare a rate? Questo è un aiuto finanziario, ma noi abbiamo il problema di correggere il conto economico. Se nel conto economico abbiamo perso 2-3 milioni in un anno il fatto di pagarlo a rate non cambia la vita", continua ancora.

E per Agnelli il rischio, con il boom del costo dell'energia, è un effetto a catena che farà schizzare in alto l'inflazione. "Noi scaricheremo -spiega Agnelli- sul prodotto finito, ovviamente dove riusciremo, l'aumento enorme del costo dell'energia. Tutto l'alluminio, ovviamente non solo mio, ma di produzione europea subirà un aumento enorme e questo influirà sui prodotti in alluminio, anche quelli che servono per fare la transizione ecologica. Dalle auto alle pentole a qualsiasi prodotto che abbiamo in casa. Un aumento che inciderà fortemente sull'inflazione a fine anno". E' quanto prevede Paolo Agnelli, industriale bergamasco presidente di Alluminio Agnelli e di Confimi Industria, intervistato da Adnkronos/Labitalia.

"Questa inflazione che sarà altissima a fine anno -continua Agnelli- e che aumenterà l'aumento dei gli interessi passivi che in primis dovrà pagare il governo. Governo che dovrà quindi comunque tirare fuori i soldi sotto forma di bond o mini bond perchè il tasso di interesse aumenterà. Li tiri fuori prima che le industrie se ne vadano dall'Italia", è l'appello conclusivo di Agnelli.

Gli imprenditori non ce la fanno più, aggiunge ancora Agnelli. "Io sinceramente -continua Agnelli- sono stufo di fare industria in Italia. Stavamo andando da Dio, con il 6,4% del Pil. Ho chiesto di fare uno stabilimento nuovo e ci vuole un anno per avere dalla provincia l'autorizzazione integrata ambientale. Tra quasi un anno saprò se potrò fare lo stabilimento, poi dovrò ordinarlo e ci vorrà un anno per costruirlo. Quindi due anni per fare crescita in Italia. Poi ci lamentiamo che varie aziende multinazionali che hanno già filiali in Romania, Polonia e altri Paesi dove l'energia costa meno se ne vanno dall'Italia.... Allora anche per noi era meglio farlo in Polonia, con energia e costo del lavoro che costa di meno".

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