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Dc, continua la guerra sullo scudocrociato

Rotondi denuncia il 'furto' della Balena Bianca

Dc, continua la guerra sullo scudocrociato
02 maggio 2023 | 18.36
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Non c'è pace per lo scudo crociato. Continua la guerra tra i democristiani sopravvissuti alla Seconda Repubblica che nella Terza sono ancora in cerca di una identità. Stavolta ad accendere il dibattito su chi può legittimamente usare simbolo e nome della vecchia Dc è Gianfranco Rotondi che, in "veste di rappresentante legale dell'ultimo partito democristiano rimasto in Parlamento" annuncia all'Adnkronos aver presentato un esposto-diffida erga omnes alle massime cariche dello Stato, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al premier Giorgia Meloni e al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, per ''denunciare un 'furto' di Balena Bianca". Nel mirino dell'ex ministro eletto alle ultime politiche in uno dei collegi 'garantiti' da Fratelli d'Italia e riservati ai centristi di Noi moderati ci sono alcune ''associazioni'' che rivendicano, senza averne titolo giuridico, l'utilizzo dello storico emblema con la scritta 'Libertas'. '

''Ho fatto questo esposto -spiega Rotondi, pronto anche ad adire le vie legali- per denunciare una strategia coordinata di aggressione al suo partito attraverso la improvvisa proliferazione di numerose (finora tre) formazioni politiche, che dichiarano di essere la Democrazia cristiana ed eleggono un segretario politico. Fin qui -avverte- abbiamo lasciato la vicenda tra il colore e il rispetto per la buona fede dei promotori, ma, di fronte a tanta confusione, produciamo una diffida preliminare a una iniziativa giudiziaria in caso di persistenza di questi comportamenti''. Rotondi ce l'ha con chi preferisce ''buttarla in caciara'' e agisce ''secondo una regia e per fini politici'' ''arrecando danno all'immagine e all'attività della Dc'' attraverso ''turbative'' a hoc.

Da qui la richiesta di un intervento di Piantedosi e la determinazione a dare battaglia per ribadire che la denominazione 'Democrazia Cristiana' resta in ''esclusiva in capo a lui'' e che "l'utilizzo dello scudo crociato è stato concesso all'Udc'' dall'Associazione 'Democrazia Cristiana', fondata da De Gasperi, che non si è mai sciolta e prosegue nel Partito Popolare''.

In qualità di "rappresentante legale dell'Associazione denominata 'Democrazia Cristiana con Rotondi', concessionaria dell'utilizzo in esclusiva della denominazione 'Democrazia Cristiana' per atto di cessione notarile da parte del 'PPiexDc'", esordisce nel testo Rotondi rivolto a Piantedosi, "le espongo una incresciosa situazione determinatasi, chiedendole di valutare nei limiti della legge e dei poteri del suo ufficio, la possibilità di interventi per porre fine alla stessa".

Dopo aver chiesto l'intervento di Piantedosi, l'esponente democristiano fa un luno excursus storico, ripercorrendo le varie tappe della contesa sul simbolo Dc: dalla fondazione della Balena Bianca ad opera di Alcide De Gasperi alla nascita del Ppi fino ai giorni nostri. In particolare, ricorda che la 'Democrazia Cristiana', da lui guidata, "si presentò alle regionali del 2005 in Campania, Piemonte e Puglia, in tutti i successivi turni amministrativi e alle politiche del 2006, dopo le quali costituì propri gruppi parlamentari alla Camera e al Senato". Nel 2008, al "pari di FI e An, sospese le proprie attività elettorali, dando vita al partito del 'Popolo delle libertà' per volontà di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.

A "causa dei noti dissidi tra Berlusconi e Fini", scrive nell'esposto Rotondi, ''il Pdl ebbe vita breve e nel giro di pochi anni i soggetti costituenti ripresero un'autonoma attività elettorale: rinacque cosi Forza Italia, fu fondato il partito 'Fratelli d’Italia' e anche la piccola Democrazia Cristiana riprese una autonoma, seppur ridotta, attività elettorale". Nel 2018, continua, "l'Udc di Cesa è ritornata nel centro destra, e più o meno spontaneamente i due partiti -la Democrazia Cristiana da me guidata e l’Udc- hanno presentato liste comuni, non avendo senso due liste democristiane nella medesima coalizione".In "tal modo il nome e il simbolo della Dc -spiega-sono tornati sulla scheda elettorale in occasione delle regionali dell’Abruzzo, nel 2019, della Campania nel 2020 e a seguire fino alle elezioni amministrative in corso".

In "tutti questi anni", rimarca Rotondi, "numerose associazioni e partiti hanno provato a rivendicare nome e simbolo della Dc, a presentare liste elettorali con lo scudo crociato, a promuovere azioni di disturbo contro i partiti legittimamente eredi e continuatori della Democrazia Cristiana. Vi sono state innumerevoli cause amministrative, civili e penali, nelle quali tutte abbiamo ottenuto costantemente ragione. Abbiamo avuto sempre la convinzione che tali turbative non fossero casuali: esse, infatti, si replicavano anche a distanza di anni, cambiavano solo i soggetti promotori, mano a mano che i tribunali bocciavano le loro pretese fino a emettere una vera e propria ingiunzione a non molestare più i partiti eredi della Dc".

"Una delle controversie più lunghe", sottolinea, "ha contrapposto il sottoscritto, quale rappresentante legale dello scudo crociato e della Democrazia Cristiana, al dott. Pino Pizza che asseriva di aver diritto alla continuità del partito. Tale scontro si è concluso con una sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto le tesi da me sostenute e ha dichiarato legittimi tutti gli atti compiuti dalla originale Democrazia Cristiana fondata da De Gasperi (e non sciolta da Martinazzoli) e dalle associazioni-partiti suoi eredi (modifica del nome, patto di Cannes, gestione di patrimonio, nome, simbolo), riaffermando che il soggetto giuridico della Democrazia Cristiana storica continua la sua vita nel 'PPiexDc', ancora titolare di assetti patrimoniali della Dc, mentre l’uso di nome e simbolo da parte dei nuovi partiti trae legittimità appunto da accordi ed autorizzazioni provenienti dal soggetto originario: tra questi l'utilizzo in esclusiva in capo all’Associazione di cui sono rappresentante legale della denominazione 'Democrazia Cristiana'".

A "dispetto di tanta esemplare chiarezza di pronunce giudiziarie", denuncia l'ex ministro, le "turbative sono proseguite. Sono nati ben tre partiti, peraltro in lite tra di loro, tutti denominati Democrazia Cristiana, e tutti fondano una presunta legittimità dal fatto che la Dc non sarebbe mai morta e che pertanto suoi soci resilienti potrebbero riattivarla". La "situazione è paradossale e determina grande confusione ed incertezza nell’opinione pubblica, stante l'abuso della denominazione 'Democrazia Cristiana', da parte di almeno tre diverse associazioni, che non ne hanno alcun diritto".

"Tutto ciò -si sfoga Rotondi- avviene sicuramente secondo una regia e per fini politici, tant’è che si contesta a me il diritto di aver portato alle ultime politiche la Democrazia Cristiana e il movimento ad essa federato 'Verde è Popolare' a un’intesa elettorale con il partito Fratelli d’Italia', nelle cui liste proporzionali sono stato candidato proprio in quanto presidente della Democrazia Cristiana-Verde è Popolare, e nel cui gruppo parlamentare orgogliosamente siedo da indipendente, senza con ciò aver rinunciato all'autonomia e alla sovranità elettorale della Democrazia Cristiana, e nelle convinzione che l’azione politica e di governo di Giorgia Meloni sia pienamente coerente con le coordinate politiche e culturali dei governi democristiani".

Destinatari dell'esposto oltre il Colle, palazzo Chigi e il Viminale, anche i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il capogruppo a Montecitorio di Fdi, Tommaso Foti e ai direttori responsabili della testate di agenzia di stampa e quotidiani nazionali.

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