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Elezioni regionali, nodo alleanze nel centrosinistra: si cerca il campo largo

Un rebus da risolvere anche in alcune grandi città chiamate a scegliere i nuovi sindaci nel 2024

Elly Schlein e Giuseppe Conte - Fotogramma
Elly Schlein e Giuseppe Conte - Fotogramma
11 gennaio 2024 | 06.46
LETTURA: 3 minuti

Se Sparta piange, Atene non ride. Al centrodestra alle prese con le discussioni sui candidati alle prossime elezioni regionali, risponde un centrosinistra alle prese con un puzzle ancora in gran parte da comporre. Il nodo, salvo eccezioni, resta quello di allargare il più possibile le alleanze in modo da presentare una proposta alternativa competitiva al voto amministrativo. Un rebus da risolvere anche in alcune grandi città chiamate a scegliere i nuovi sindaci nel 2024.

Il voto nelle regioni e nelle città, si cerca l'intesa

In Abruzzo si vota il 10 marzo e il centrosinistra ha dato il via alla sfida con una partenza sprint, indicando subito un candidato unitario: l'ex rettore dell'università di Teramo Luciano D'Amico, capace di mettere insieme un campo 'larghissimo' con Pd, M5s, Iv, Azione e liste civiche. L'intesa verrà battezzata formalmente dalla segretaria dem Elly Schlein, attesa in regione nel fine settimana.

Anche in Basilicata (al voto in primavera, data ancora da fissare) il Pd era partito con decisione, indicando come candidato il 'civico' Angelo Chiorazzo, alla guida della coalizione Basilicata Casa Comune cui, però, non ha aderito il M5s. Nei giorni scorsi, dopo un incontro tra Pd e M5s, i dem lucani hanno però aperto all'ipotesi primarie per "una leadership condivisa nel centrosinistra", come ha spiegato il segretario regionale Giovanni Lettieri, "fermo restando" la candidatura Chiorazzo.

In Piemonte il centrosinistra è ancora in alto mare, anche se la data del voto non è stata ancora indicata. Il primo incontro tra Pd e M5s c'è stato la scorsa settimana e un nuovo appuntamento è stato fissato il 17 gennaio. Fino ad allora, tutto in 'stand by', comprese le primarie. I nomi sin qui circolati sono quelli della deputata dem Chiara Gribaudo, del vice presidente del Consiglio regionale Daniele Valle oppure dei civici Guido Saracco (rettore del Politecnico di Torino) o Guido Giustetto (presidente dell'Ordine dei medici)

Il caso Sardegna (si vota il 25 febbraio) è da tempo finito agli onori delle cronache nazionali. Sull'isola Pd e M5s hanno trovato l'intesa sul nome di Alessandra Todde, vice presidente di Giuseppe Conte. Ma Renato Soru ha annunciato lo 'strappo' con i dem, lanciando la sua candidatura (appoggiata, tra l'altro, da Azione). Un parte dei dem locali ha seguito l'ex governatore. In senso opposto è invece dell'ultima ora la scelta dei Progressisti di Massimo Zedda, che hanno annunciato l'addio a Soru per rientrare nel campo largo Pd-M5s a sostegno di Todde.

Alle urne, ma più avanti, andrà anche l'Umbria, dove sono aperte le trattative tra i partiti di centrosinistra. Un discorso a parte merita l'Emilia Romagna, sia per l'innegabile valore politico della regione che per le ricadute a livello nazionale. Il presidente Stefano Bonaccini (non ricandidabile a meno di modifiche alle norme sul terzo mandato) scade a gennaio 2025. Ma se dovesse decidere di candidarsi alle europee la data del voto potrebbe avvicinarsi. Secondo termini di legge e scadenze varie, si potrebbe andare da fine 2024 alla primavera del 2025 (quando al voto andrà anche il Veneto). Nelle principali città al voto, il 'campo largo' cerca un candidato comune a Bari. A Bergamo il Pd ha messo in campo Elena Carnevali (senza appoggio del m5s), a Firenze tiene banco il confronto con Iv sulla candidata dem Sara Funaro, indicata senza primarie.

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