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Ferini Strambi (Sin): "L'insonnia è un problema che interessa il 20% della popolazione, la malattia cronica è curabile'

Il direttore del Centro di medicina del sonno Irccs dell'Ospedale San Raffaele di Milano: "Solo una parte delle persone che ne soffrono necessita di valutazioni più specifiche e dopo la diagnosi è trattabile con diverse opzioni terapeutiche"

(Fotogramma)
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12 settembre 2023 | 10.41
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"L’insonnia è una vera e propria malattia” classificata secondo criteri internazionali che definiscono il "disturbo specifico, non legato ad altre comorbidità (malattie, ndr). Interessa più le donne e tende ad aumentare, come prevalenza, con l’avanzare dell’età. Il problema interessa circa il 10% della popolazione generale”, circa 6 milioni di italiani, “se consideriamo l’insonnia come disturbo cronico, ma se includiamo anche i pazienti che ne soffrono in maniera acuta", cioè non continua, "possiamo dire che è un problema che interessa il 20% della popolazione generale". Lo afferma Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno Irccs ospedale San Raffaele, professore di Neurologia alla facoltà di Psicologia, Università Vita salute San Raffaele (Milano) e membro della Società italiana di neurologia (Sin), nella dodicesima puntata della rubrica mensile 'Proteggi il tuo cervello, affidati al neurologo'. Il progetto, nato dalla collaborazione tra la Sin e l'Adnkronos, ha come obiettivo quello di aumentare la conoscenza sulle patologie neurologiche e sulla figura del neurologo, ma anche, e soprattutto, di sensibilizzare la popolazione ad affidarsi alle cure di questo specialista nel momento in cui compaiono i sintomi di un problema del sistema nervoso.

"Nonostante l’alto numero delle persone con insonnia - continua Ferini Strambi - solo una parte però necessita di valutazioni cliniche più specifiche e, una volta fatta la diagnosi, il disturbo è sicuramente curabile. Le insonnie da analizzare in maniera approfondita - chiarisce - sono quelle caratterizzate dalla difficoltà del mantenimento del sonno, frequenti risvegli nel corso della notte"”, oppure “quando ci troviamo di fronte a un’insonnia farmaco resistente”, in cui non si ottiene “nessuna risposta nonostante si continui a cambiare farmaco. In questi casi - suggerisce il neurologo - sicuramente è opportuni fare un’indagine”. 

I sintomi tipici dell’insonnia comprendono la fatica a chiudere occhio la sera, svegliarsi di notte e non riaddormentarsi più o risvegliarsi molto stanchi al mattino con, in più, riflessi negativi nello svolgimento delle attività quotidiane. "La diagnosi può essere fatta anche dal medico di medicina generale - ricorda Ferini Strambi - la cosa importante è conoscere i criteri. Soltanto in alcuni casi, però è necessario ricorrere ad esami particolari. Chi, ad esempio, soffre di un problema come la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, che spesso colleghiamo clinicamente alla sonnolenza diurna, in realtà, nel 40% dei casi, può avere un problema di insonnia".

A proposito della cura, "dobbiamo considerare che ci sono diversi fenotipi del paziente insonne - sottolinea il neurologo -. Fino a poco tempo fa avevamo come unica possibilità l’utilizzo di farmaci che lavorano sul sistema Gaba, che premono l’acceleratore su un’azione sedativa. Oggi abbiamo un’altra opportunità terapeutica - spiega Ferini Strambi - che è esattamente il contrario e che va a spegnere i centri della veglia, andando a contrastare i recettori a cui si lega l’orexina, neurotrasmettitore tipico della veglia. Occupando questi recettore, il farmaco impedisce all’orexina di funzionare, con un approccio terapeutico completamente diverso” che funziona “soprattutto nelle persone che faticano a spegnere i centri della veglia, che hanno una eccessiva condizione di eccitazione (arousal) prima di dormire. I farmaci orexinergici che contrastano gli effetti  dell’orexina - conclude l’esperto - sono sicuramente un’opzione molto improntate”.

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