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'Ars Erotica', su Sky Arte il rapporto tra arte ed erotismo

Da martedì 23 maggio cinque episodi analizzano le opere più famose dal Quattrocento all'Ottocento per scoprire quanto siano mortali gli dèi e divini gli umani

'Ars Erotica', su Sky Arte il rapporto tra arte ed erotismo
19 maggio 2023 | 12.45
LETTURA: 3 minuti

'Ars Erotica' è la nuova serie Sky Original da martedì 23 maggio in esclusiva su Sky Arte alle 21:15, in streaming solo su Now e disponibile on demand in cui Euridice Axen racconta, in maniera leggera e ironica, la relazione tra arti ed erotismo, attraverso le opere più rappresentative tra Quattrocento e Ottocento. Accanto a lei, tre esperti che analizzano usi e costumi legati al sesso nel corso dei secoli - lo storico delle idee Riccardo Fedriga, la filosofa e scrittrice Ilaria Gaspari e lo storico dell’arte Giovanni Careri – che si avvicendano nella cornice di Palazzo Bevilacqua Ariosti di Bologna.

Ciascuna puntata affronta un tema in maniera oppositiva: da uomini a dèi, da pubblico a privato, dall’idea alla carne, da partecipante a voyeur, dal tormento all’estasi. Un viaggio in cinque tappe che farà scoprire quanto siano mortali gli dèi e quanto siano divini gli umani. 'Ars Erotica' è una produzione Sky realizzata da Bottega Finzioni con Euridice Axen, da un’idea di Irene Cao, scritta da Michele Cogo e Francesca Tancini con la collaborazione di Giuseppe Cassaro e diretta da Maxim Derevianko.

Nel primo episodio del 23 maggio, 'Siamo tutti voyeur', si osserva come le opere d'arte siano piene di persone che guardano, spiano e che dal guardare traggono piacere. Chi attraverso lo spioncino della porta, chi da dietro una siepe, chi oltre una tenda, come avviene nel soggetto più volte rappresentato di 'Susanna e i vecchioni'. Alcune volte, però, è il quadro a guardare il pubblico, con uno sguardo diretto che imbarazza, che fa scandalo e che lo smaschera in quanto voyeur. Nel secondo, 'I luoghi dell'eros' in onda alle 21:45, si analizza come all’inizio le scene erotiche fossero ambientate all’aperto, in giardini o lungo corsi d’acqua, come in 'Concerto campestre' di Tiziano. Poi, ci si sposta all’interno, in osterie o bordelli, tra musica e cibo. Oppure sotto ampi baldacchini, come ne 'I tre amanti' di Théodore Géricault. Con il fiorire della cultura libertina, nella seconda metà del Settecento, lo spazio del boudoir da luogo privato diventa un salotto aperto a personalità ribelli e trasgressive, che proprio da qui muovono la più violenta critica ai valori tradizionali, alla morale e all’ordine costituito.

Nel terzo del 30 maggio, 'Il Kamasutra del Rinascimento' si avverte che la raffigurazione di amplessi carnali è sempre stata vietata nel corso dei secoli. In passato, l’unico modo che consentiva a un pittore di raffigurare un rapporto erotico, e che permetteva a un osservatore di guardarlo, era di trasformare l’uomo in dio, raffigurando i comuni mortali come divinità. Perché agli dèi tutto è concesso, anche quello che agli uomini è da sempre vietato. Tutto inizia a Roma nel Cinquecento, poco prima che i lanzichenecchi mettano a ferro e fuoco la città. È proprio nella Città Santa, nella bottega di Raffaello, che viene realizzata la prima raccolta di immagini pornografiche della storia moderna 'Modi o le sedici posizioni d’amore' a cura di Giulio Romano e Marcantonio Raimondi.

Nel quarto episodio del 4 giugno 'Il tormento e l’estasi' si esaminano i quadri più erotici che spesso vengono trovati nelle chiese. In queste opere i santi servono da pretesto per introdurre un’atmosfera sensuale in dipinti di argomento religioso: sono figure penitenti, contrite davanti ai propri peccati, incarnano esperienze trascendenti in cui anche il dolore diventa estasi erotica. San Sebastiano, legato nudo a una colonna, esibisce muscoli piagati e forti; Santa Maria Maddalena, pentita e tormentata, ha curve prorompenti e lo sguardo rivolto a Dio; Santa Teresa d’Avila, nelle sue esperienze mistiche e trascendenti, offre il proprio corpo alla rappresentazione di un orgasmo.

Nel quinto ed ultimo del 13 giugno, 'Gli amori di Giove', si scopre che è impossibile resistere alle tentazioni, nemmeno gli dèi ne sono immuni. Tra tutti, ce n’è uno che più degli altri vi soccombe: è Zeus, padre degli dèi, che i romani chiamano Giove, con i suoi tradimenti e le metamorfosi che gli sono necessarie per ottenere il suo scopo, le trasformazioni tragiche delle sue prede e le figliolanze ibride che ne derivano. Da Correggio a Tiziano, da Fragonard a Mabuse, c’è un’indeterminatezza potente nel desiderio di Giove che lo porta a mutarsi in nuvola per possedere la ninfa Io, in pioggia d’oro per fecondare Danae, in cigno per unirsi a Leda.

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