Consolato Usa a Milano, operai sfruttati in cantiere: il manager della Caddell fermato in aeroporto a Bergamo

L'uomo è stato fermato in virtù del pericolo di fuga, definito "concreto, reale e imminente" dalla procura di Milano

Consolato Usa a Milano, operai sfruttati in cantiere: il manager della Caddell fermato in aeroporto a Bergamo
31 maggio 2026 | 18.48
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Ulas Demir, manager alla branca italiana della Caddell Construction, la società incaricata della costruzione del nuovo consolato americano a Milano, è stato fermato dai carabinieri del Nil di Milano all'aeroporto bergamasco di Orio al Serio mentre tentava di imbarcarsi insieme alla sua famiglia su un volo diretto in Turchia. Il 47enne è accusato di caporalato, con l'aggravante che i lavoratori sfruttati sono più di tre - sarebbero almeno una trentina - e dall'aver minacciato i lavoratori di "essere rispediti in India" in caso di mancata accettazione delle condizioni di lavoro.

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L'uomo è stato fermato in virtù del pericolo di fuga, definito "concreto, reale e imminente" dalla procura di Milano: nel provvedimento di fermo viene anche riportata una intercettazione telefonica del 29 maggio scorso, giorno in cui Demir scopre di essere indagato, in cui il manager manifesta la volontà di fuggire. Volontà che, il giorno dopo, lo porta ad acquistare i biglietti aerei. La Caddell Construction e la realizzazione del consolato Usa sono al centro di una indagine dei pm milanesi Paolo Storari e Mauro Clerici, che indagano sullo sfruttamento di operai indiani utilizzati per la realizzazione del complesso.

L'inchiesta

Dalle testimonianze degli operai edili, emerge "in maniera piuttosto semplice e lineare nella sua drammaticità, un meccanismo criminale ricorrente che inizia ben prima dell'arrivo in cantiere", afferma la procura, che ha disposto il controllo giudiziario per l'impresa di costruzione Caddell.

Secondo il provvedimento d'urgenza firmato dai pubblici ministeri, i lavoratori vengono agganciati nel loro paese d'origine, l’India, da intermediari "senza scrupoli" che promettono "stipendi dignitosi sfruttando il loro stato di necessità". Per poter partire, a tutti i lavoratori sentiti nell'inchiesta viene chiesto il pagamento di circa 5000 euro (500 mila rupie) per ottenere il visto per soggiorno da lavoro e la garanzia stessa del lavoro "e, spesso, per poter pagare tale 'pizzo' gli stessi operai e le loro le famiglie si indebitano pesantemente". Una volta arrivati in Italia, gli operai scoprono le false promesse "e il debito contratto diventa una catena dato che il 'caporale di cantiere' trattiene gran parte del salario (già misero) con la scusa dell’alloggio (500 euro, ndr) e del vitto (350-370 euro, ndr) e con la minaccia di licenziamento".

Gli operai - quasi 400 impiegati nel 2025 di cui oltre 300 indiani - sono costretti a lavorare "con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro paese d’origine, se non sottostanno a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati". In cantiere 6 giorni su 7 con turni fino a 12 ore e una busta paga netta di circa 600 euro. In questa situazione "di para - schiavismo, difficile negare - scrivono i pubblici ministeri - che sussistono i presupposti di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" da parte della società americana di costruzioni Caddell per la quale la Procura ha disposto il controllo giudiziario.

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