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Strage Corinaldo, tutti assolti da omicidio nel processo 'Lanterna Azzurra': la rabbia dei parenti

Il processo di primo grado è relativo al filone sulle presunte carenze del locale e sui procedimenti autorizzativi

Tragedia discoteca Corinaldo, la discoteca Lanterna Azzurra  - FOTOGRAMMA
Tragedia discoteca Corinaldo, la discoteca Lanterna Azzurra - FOTOGRAMMA
17 giugno 2024 | 17.16
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(dall'inviata Sara Di Sciullo) - Sono stati tutti assolti dai reati più gravi, come l’accusa di omicidio colposo plurimo e disastro, i nove imputati nel filone relativo alle presunte carenze della struttura e alle autorizzazioni nel processo della strage alla discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, nella quale la notte tra il 7 e l'8 dicembre del 2018 morirono sei persone. Dopo la lettura sentenza, arrivata oggi dal giudice monocratico del Tribunale di Ancona Francesca Pizii, si è scatenata la rabbia dei parenti delle vittime secondo le quali sono state uccise due volte.

Quella notte nel locale, che era pieno di giovani che attendevano avesse inizio l'esibizione del cantante Sfera Ebbasta, fu spruzzato dello spray al peperoncino e si scatenò il panico: nella fuga e nella calca lungo una rampa, all'esterno di un'uscita, crollarono le balaustre e sei persone morirono travolte. A perdere la vita furono cinque giovanissimi, Emma Fabini, Asia Nasoni, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti, Benedetta Vitali e una mamma di 39 anni, Eleonora Girolimini, che aveva accompagnato una dei suoi quattro figli al concerto. La banda dello spray fu condannata ma i famigliari delle vittime guardavano molto a questo filone amministrativo, legato alle presunte carenze della struttura e ai permessi: sei imputati erano i componenti della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, oltre all'ex sindaco di Corinaldo e presidente della Commissione Matteo Principi, Rodolfo Milani, Francesco Gallo, Massimiliano Bruni, Stefano Martelli, Massimo Manna; altri due erano tecnici, Francesco Tarsi e Maurizio Magnani, infine Quinto Cecchini socio della Magic Srl che gestiva la Lanterna Azzurra.

Dalla sentenza di primo grado resta in piedi per alcuni solo l'accusa, a vario titolo, di falsità ideologica. Il Tribunale ha condannato: Matteo Principi, Francesco Gallo, Massimiliano Bruni, Stefano Martelli e Massimo Manna alla pena di 1 anno; Rodolfo Milani alla pena di 1 anno e due mesi di reclusione, Francesco Tarsi alla pena di quattro mesi. Viene concesso agli imputati "il beneficio della sospensione condizionale della pena", si sottolinea nella sentenza. Tutti gli imputati vengono invece assolti "per non aver commesso il fatto" relativamente alle accuse ai "capi 1 e 2" ovvero i reati più gravi, omicidio colposo e disastro. Cecchini viene assolto da ogni accusa ed è del tutto assolto anche il tecnico Magnani.

Il fratello di Benedetta Vitali e il papà di Emma Fabini: "Uccisi un'altra volta"

Delusione e rabbia tra i parenti delle vittime. "Tirare fuori le parole oggi è più difficile rispetto a quando se ne è andata mia sorella perché l'hanno uccisa un'altra volta, speravo che tutto quello che ho sentito durante le udienze fosse terminato invece oggi è stata la ciliegina sulla torta", ha detto Francesco Vitali, fratello di Benedetta. "E' stata un'ulteriore uccisione dei nostri figli, lo Stato si deve vergognare", ha accusato Fazio Fabini, papà di Emma: "Se questo è il processo che lo Stato riesce a fare io non riconosco questo Stato: è vergognoso per i nostri figli". "Oggi dopo quasi sei anni il risultato è che gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli per la maggior parte dei reati più complessi. Tutto ciò che è successo è solo per una piccola inesattezza perché, per il resto, ognuno ha compiuto il proprio dovere: allora io vi dico che non voglio più sentire un politico, un rappresentante dello Stato a cui io appartengo, che abbia il coraggio di dire che questa sarà l'ultima volta", ha continuato concludendo: "Nessun altro funzionario dello Stato e amministratore nel futuro farà il dovere che dovrebbe fare una persona a cui affidiamo la vita dei nostri figli". Il papà di Emma ha scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

"Giustizia non è stata fatta" neppure secondo Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, la mamma tra le sei vittime della strage. "E' brutto dirlo ma certe persone restano scomode da condannare, forse anche questo potrebbe aver inciso", ha detto riferendosi ad imputati che sono espressione delle istituzioni. "Io sono rimasto da solo con quattro figli, mi hanno cambiato la vita, loro se la cavano così. Alla fine le persone più deboli ci rimettono sempre", conclude. "Siamo amareggiati, arrabbiati, delusi", ha fatto eco Giuseppe Orlandi, papà di Mattia Orlandi secondo il quale "era un argomento talmente importante la sicurezza di tutte le persone...faccio fatica a credere siano stati assolti", continua riferendosi ai capi di accusa più gravi. "Siamo stati due anni attorno a questo processo, abbiamo sentito che non c'era niente a norma, poi arrivano condanne solo per falso: c'è qualcosa che non torna", prosegue Giuseppe Orlandi. "Aspetteremo le motivazioni della sentenza e speriamo che si possa ribaltare in appello: è una sentenza che ci lascia tutti perplessi e stupiti - conclude - Spero di non perdere la fiducia nella giustizia".

Guarda all'appello anche l'avvocato Corrado Canafoglia, legale di nove feriti più gravi coinvolti nella tragedia: "Questo è l'epilogo quasi annunciato di una vicenda in cui chi doveva fare i controlli non è entrato. E' inammissibile che una discoteca potesse permettere normalmente eventi con 2mila ragazzini in un posto in cui ne potevano andare 400". "Purtroppo - ha osservato - l'impressione è che non tutte le persone che avrebbero dovuto rispondere in questo processo sono stati imputati".

Difesa di tre imputati: "Soddisfatti, cade qualsiasi connessione con tragiche morti"

Soddisfatta, al contrario, la difesa di alcuni degli imputati. "Siamo ancora in una situazione in cui dobbiamo leggere le motivazioni ma mi sembra molto chiaro quello che è avvenuto oggi e siamo molto soddisfatti del lavoro svolto", ha commentato l'avvocato Marina Magistrelli, legale di Matteo Principi, Massimo Manna e Rodolfo Milani, mentre il collega Alessandro Lucchetti ha spiegato: "A noi pare che risulta accertata dal giudice una responsabilità per quello che riguarda essenzialmente una incompletezza amministrativa perché l'ipotesi di falso è questo. Cade completamente la pretesa di addebitare una qualsivoglia connessione causale tra tutto questo e le tragiche morti che ci sono state".

In aula era presente anche Milani, accusato come componente della commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo e rappresentante del comando provinciale dei vigili del fuoco: "E' una tragedia che ha colpito tutti, anche noi. Non abbiamo mai parlato, ma il dispiacere è sempre stato tanto grande. La ricerca della verità è una cosa giusta da fare, oggi si è conclusa una fase, rimane il dispiacere per quei ragazzi".

Ha preso parte all'udienza di stamattina, ma non era in aula per la sentenza, l'ex sindaco di Corinaldo Matteo Principi che prima di conoscere la decisione del giudice aveva detto di aspettarsi “quello che abbiamo sostenuto fin dall’inizio: la verità su questa vicenda, costi quel che costi. Attendiamo l’esito di questo percorso molto complicato per tutti e vediamo il risultato che è il frutto di un contributo che ognuno di noi ha dato per raggiungere una doverosa verità sulla vicenda”. Sul fatto di non aver avuto in questi anni contatti con i parenti delle vittime, l'ex primo cittadino aveva osservato: “Non ci sono stati contatti con i famigliari, penso sia difficile in queste fasi e credo vadano rispettate le posizioni di ognuno - aveva detto - Ci sono sensibilità e ferite diverse che vanno rispettate anche con il silenzio”.

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