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Ucciso da rottweiler a Manziana, educatore cani: "Servono lavoro preventivo e responsabilità"

12 febbraio 2024 | 13.48
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Un educatore con un cane
Un educatore con un cane

"Quando succedono episodi di questo tipo, le dinamiche dell'aggressione sono tantissime". Enrico Casucci, educatore esperto in comportamento dei cani, commenta all'Adnkronos l'aggressione a Manziana da parte di tre rottweiler costata la vita a un 39enne. "Qualsiasi cane tende a fare branco, a partecipare alla lotta: bisogna capire se i rottweiler si siano attivati in aggressione perché magari la persona che correva si è spaventata e ha iniziato a strillare, a correre più veloce, o perché magari la vittima si trovava vicino all'abitazione e si è attivato il senso di guardia", spiega.

"Al di là, tuttavia del fatto in sè, è importante capire che quando si hanno questi cani c'è una responsabilità ancora maggiore dei proprietari, proprio in ragione del fatto che sono esemplari forti e hanno attitudini caratteriali mirate alla guardia, alla protezione, alla lotta e se si innescano questi meccanismi soprattutto in branco, diventano pericolosi", aggiunge.

"Conosco i molossoidi, li adoro ma riconosco che sono razze che vanno prese con enorme responsabilità - ribadisce - Questi episodi non dovrebbero accadere, il lavoro dovrebbe essere preventivo. Da una parte è importante che l'allevamento selezioni i cani con determinate caratteristiche, proponendo poi i suoi cani a persone che abbiano un po' di esperienza, dall'altra che le persone che li adottano si affidino a professionisti che gli diano tutte le indicazioni per poterli gestire in sicurezza, a partire dalla relazione che deve essere costruita fin da piccoli, fino agli strumenti da utilizzare, quindi collari molto robusti, recinzioni che non si possono scavalcare".

"La gente deve capire che quando si prendono queste razze, vanno gestite con enorme responsabilità, perché sono purtroppo delle armi che se attivano dei comportamenti tipici di queste specie, predisposte alla guardia, alla difesa e alla lotta, possono diventare molto pericolosi. Il consiglio è proprio prevenire. C'é tutto un lavoro a monte da fare", aggiunge.

C'è un comportamento da adottare nel caso in cui ci si trovi soli davanti a uno o più cani con un atteggiamento aggressivo o di difesa? "Sono situazioni al limite. Il suggerimento, sebbene sia difficile da mettere in pratica, è quello di stare fermi, non urlare, non agitarsi troppo soprattutto con le braccia - spiega - Certo che quando ci sono due o più cani, come in questo caso, è difficile. Il problema è che molte persone prendono questi cani con troppa superficialità, è necessario assicurarsi che non escano mai dal cancello o che la recinzione sia solida, occorre un lavoro di socializzazione che deve esser fatto fin da piccoli. Un cane di un certo tipo è come una pistola che esce da sola dal cassetto e va a sparare. Anche gli allevatori poi devono selezionare. Ci sono una componente genetica e una epigenetica (rappresentata dall'ambiente e dalle esperienze che i cani fanno) che vanno di pari passo, serve un substrato genetico e una buona selezione e poi una gestione e socializzazione che devono esser fatti da chi adotta il cane. Se ad oggi in Italia non esiste un obbligo di patentino, per come la vedo io sono dell'idea che tutte le persone dovrebbero fare un percorso educativo, come si fa con patente della macchina. E questo vale per tutti, anche per quanti hanno i cani piccoli e apparentemente innocui". (di Silvia Mancinelli)

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