L'autore televisivo e divulgatore da domani al 28 agosto partirà coi ragazzi in un percorso dove i social vengono dimenticati e il contatto umano riattivato
"Saremo io e 20 adolescenti, tra i 13 e i 17 anni: partiamo da Bologna, facciamo la Via degli Dei, arriviamo fino al Passo della Fuga, poi ci spostiamo. L'idea è quella di fare un 'book trekking', cioè di camminare insieme ai ragazzi, facendo un'esperienza analogica dove il libro diventa un po' il filo conduttore". Un'idea semplice e geniale quella che Federico Taddia racconta all'Adnkronos, e che è giunta alla sua seconda edizione. Da domani al 28 agosto partirà per quello che lui chiama un 'book trekking', e dove dentro- per i ragazzi- c'è tutto: la lettura, l'incontro, il confronto, la fatica fisica. Un modo per riattivare negli adolescenti talenti spesso dimenticati dietro gli schermi dei telefonini. "I libri li andiamo a seminare -spiega- cioè li andiamo proprio a lasciare nei luoghi di questo cammino, in modo che qualcun altro passando possa trovarli". Ognuno di loro "porterà il suo libro preferito. Abbiamo un piccolo rito: ognuno ci dice perché ha scelto quel libro e ci parla di quel libro. Quindi non leggeremo, ma useremo i libri per parlare, ci confronteremo. L'anno scorso ho visto anche grandi litigate su quale fosse il romance più bello".
Il leit motiv è "Se incontri gli altri incontri te stesso", dice Taddia, autore televisivo, saggista, conduttore radiofonico e divulgatore scientifico. L'iniziativa ingloba un festival che si chiama Storie in Cammino, che ricomprende tutti i gruppi di lettura di ragazze e ragazzi italiani. I libri "un po' li seminiamo e un po' li regaliamo anche alle persone che incontriamo, perché la cosa bella del camminare è anche quella dell'incontro". Tra laboratori di yoga, di emozioni, di danza e di arte gli adolescenti imparano a stare insieme dimenticando i cellulari, che - di proposito- non sono vietati. "L'idea è quella di staccarsi dai social senza dirglielo -sottolinea Taddia- Non c'è il divieto di portare il cellulare, ma l'esperienza dell'anno scorso dimostra che dopo un po' se ne sono totalmente dimenticati, li avevano portati ma non li hanno mai tirati fuori, non li hanno mai visti". Un momento di social reale, insomma. "Sì -conferma l'ideatore del progetto- Credo che vietare i social non abbia senso. Quello di cui hanno bisogno è avere esperienze alternative".
Ad imparare non sono solo i ragazzi. "Per me è anche un master in adolescenza -sorride Taddia mentre conversa con l'Adnkronos- perché comunque ci si immerge per quattro giorni nel loro mondo, di fatto, ed è assolutamente interessante". Una vacanza decisamente alternativa, che "strappa dal virtuale e ti dà veramente la possibilità di camminare con gli altri, di incontrare gli altri e alla fine di incontrare te stesso, perché poi alla fine è bello anche semplicemente camminare seguendo il proprio filo-racconta il divulgatore- Ci sono momenti in cui vedi questi ragazzini che camminano da soli, hanno anche voglia di farsi un po' i cavoli loro... è il gusto del non fare niente, ed è un momento molto, molto importante anche quello".