Il Presidente della Repubblica ad Amatrice: "Rimarrà per sempre fissata nelle nostre menti e nei nostri cuori la notte del 24 agosto 2016, sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia"
"Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016" che ha avviato una "drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale.Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione". Lo ha scritto la premier Giorgia Meloni in un post sui social in cui osserva come "in questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata".
Nella ricostruzione seguita al sisma del 2016 "molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili". La premier Giorgia Meloni ha ribadito che "l’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale".
La premier ha ricordato che "sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali".
Poi, nel pomeriggio è arrivata ad Amatrice per deporre la corona d’alloro al monumento ai caduti del sisma al parco padre Minozzi, accolta dagli applausi. Insieme a lei il commissario alla ricostruzione Guido Castelli e il deputato di Fdi Paolo Trancassini. Ha anche incontrato in forma privata i familiari delle vittime del terremoto.
In una nota il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda: "La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio".
"I volontari accorsi da tutta Italia - prosegue Mattarella - , il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza".
"Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia. In questo giorno di memoria - conclude il Capo dello Stato - , mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà".
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha scritto su X: "Il 24 agosto del 2016 un terribile terremoto colpì il Centro Italia, devastando i borghi di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. A dieci anni dal sisma ricordiamo le vittime e i feriti, e quanti rimasero sfollati. In questa giornata di memoria e rinnovato dolore, voglio esprimere la più profonda gratitudine ai nostri vigili del fuoco e a tutti coloro che fin dai primi istanti lavorarono senza sosta tra le macerie per salvare vite e prestare soccorso alla popolazione. Il Paese vi è immensamente grato".
“A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, il mio primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità che hanno vissuto il dolore di quella tragedia. In questi ultimi anni abbiamo recuperato molto del tempo perduto sul fronte della ricostruzione. C’è ancora tanto da fare e potremo dire di avere completato solo quando l’ultima famiglia sarà tornata nella propria casa. Ricostruire non basta: dobbiamo farlo meglio, in sicurezza e tutelando l’identità dei territori, creando le condizioni perché le persone possano continuare a viverli in un contesto di normalità e di crescita. La lezione più importante resta quella della prevenzione: rafforzare la consapevolezza dei rischi e diffondere una vera cultura della sicurezza. Prevenire significa salvare vite umane e ridurre i costi enormi che le calamità impongono alle nostre comunità. Il modo migliore per ricordare chi non c’è più è trasformare la memoria in un impegno concreto per rendere l’Italia più sicura", è stato il commento del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci.
Quelle che serve oggi "è un bilancio serio" su quanto è stato fatto e su quanto resta da fare, evitando "propaganda e demagogia". Lo dice in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in occasione del decimo anniversario del sisma, il cui primo pensiero va "alle 299 vittime: 237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto". "È da loro che bisogna partire. Quel terremoto non ha soltanto distrutto case, strade e monumenti: ha sconvolto la vita di migliaia di persone e ferito l’identità di intere comunità. Sono scomparsi campanili, chiese, piazze, luoghi che custodivano la memoria collettiva. Dieci anni dopo - è il monito di Tajani - abbiamo il dovere di ricordare, ma anche di fare un bilancio serio di quello che è stato fatto e di quello che resta ancora da fare, senza cadere nella tentazione di fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto, e ancora soffre, le conseguenze del sisma".
Tajani parla quindi del "ricordo e del legame fortissimi" con le terre colpite: "Allora ero parlamentare europeo eletto proprio nella circoscrizione del Centro Italia e, quando nel gennaio 2017 fui eletto presidente del Parlamento europeo, dedicai la mia elezione alle vittime del terremoto. Ai sindaci feci una promessa molto semplice: non vi lasceremo soli. Sul mio telefonino avevo uno sticker con scritto “I love Norcia”. Può sembrare un particolare, ma per me rappresentava la volontà di riscatto di quelle comunità".
Il ministro spiega come quella promessa si tradusse in concreto: "Il 24 marzo del 2017 convocai a Norcia una riunione straordinaria dei vertici del Parlamento europeo, cioè l’Ufficio di presidenza e la Conferenza dei Presidenti. Volevo che le istituzioni europee toccassero con mano, di persona, la gravità della situazione. Volevo che non calasse l’attenzione. Ricordo ancora la commozione del sindaco Nicola Alemanno quando glielo comunicai. Pochi mesi dopo, luglio 2017, annunciai lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro dal Fondo di solidarietà europeo: il più grande mai concesso fino ad allora a uno Stato membro".
La risposta dell'Europa al terremoto nel centro Italia di dieci anni fa dimostrò che "quando vuole l'Ue può essere davvero presente". Lo sottolinea in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel decimo anniversario del sisma. E "rispose - rivendica - perché l’Italia seppe chiedere con forza e credibilità. L’Europa come la intendiamo noi di Forza Italia nel solco di Berlusconi dev’essere questo: non un palazzo lontano, ma una comunità che interviene quando cittadini e territori vengono colpiti. Quella vicenda dimostrò che, quando l’Europa vuole, può essere davvero presente. E molto concreta".
"Aggiungo che dopo il sisma - ricorda poi il ministro - grazie a una nostra iniziativa e con il consenso di tutte le forze politiche, per diversi anni i risparmi del bilancio interno della Camera dei deputati sono stati destinati alla ricostruzione. Dal 2016 al 2021 sono stati complessivamente 387 milioni di euro: 47 milioni nel 2016, 80 nel 2017, 85 nel 2018, 100 nel 2019, 40 nel 2020 e 35 nel 2021. È la dimostrazione che, davanti a tragedie di queste dimensioni, la politica può e deve sapere mettere da parte le divisioni".
Tajani parla poi di come è proseguito il suo rapporto con le zone colpite: "Quando re Felipe VI di Spagna mi assegnò il premio Carlo V per il mio impegno europeo, decisi di dedicarlo alle popolazioni terremotate. Il premio prevedeva anche 30mila euro, che ho devoluto interamente ai Comuni di Arquata del Tronto, Norcia e Accumoli. Ho cercato, nei diversi incarichi che ho ricoperto, di mantenere l’impegno preso allora".
Sulla ricostruzione post terremoto "si può sempre fare di più", ma il governo di centrodestra "ha cambiato passo e impresso una forte accelerazione". In un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario in occasione del decimo anniversario del sisma in centro Italia, il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rivendica quanto fatto negli ultimi anni dal governo, affermando che "il 70% degli otto miliardi erogati è arrivato dopo il 2023".
"Si può sempre fare di più - ammette Tajani - ma questo non significa che non sia stato fatto tanto. Vanno considerate pure le dimensioni del sisma, si è intervenuti su un territorio vastissimo e complesso, inoltre per troppo tempo procedure e burocrazia hanno rallentato tutto. Ma proprio negli ultimi anni abbiamo cambiato passo. Il governo di centrodestra, attraverso il commissario alla ricostruzione, i parlamentari e gli amministratori del territorio, ha impresso una forte accelerazione. E i numeri lo dimostrano".
"Parliamo di oltre 500mila persone che vivono nell’area del cratere - snocciola le cifre il ministro - Per la ricostruzione privata sono stati concessi più di 12 miliardi di euro e ne sono già stati erogati 8. Un dato è particolarmente significativo: circa il 70 per cento di queste risorse è stato erogato dopo il 2023 cioè con questo governo. Dal 2022 a oggi sono tornati nelle proprie abitazioni quasi 5.500 nuclei familiari su circa 14 mila, con un aumento del 38,4 per cento rispetto al 2022. Vuol dire che l’accelerazione c’è stata ed è stata forte".
Dieci anni dopo il terremoto nel centro Italia, arriva "la parte decisiva: completare la ricostruzione e soprattutto impedire lo spopolamento. Ricostruire le case non basta: dobbiamo impedire che si svuotino i paesi". E' l'impegno riaffermato dal vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario in occasione del decimo anniversario del sisma. I problemi sono risolti? "Assolutamente no. Sarebbe sbagliato e persino offensivo nei confronti di chi ancora aspetta di tornare nella propria casa - riconosce Tajani - Abbiamo accelerato, ma non possiamo accontentarci. Adesso viene la parte decisiva: completare la ricostruzione e soprattutto impedire lo spopolamento. Ricostruire le case non basta: dobbiamo impedire che si svuotino i paesi".
Per il ministro, il rischio più grande è di "ricostruire perfettamente un borgo e poi scoprire che non ci vive più nessuno. Per questo bisogna accompagnare la ricostruzione materiale con lavoro, infrastrutture, servizi, attività economiche, turismo. L’Appennino centrale non può diventare un museo a cielo aperto. Deve continuare a essere un luogo nel quale le persone scelgono di vivere, lavorare e crescere i propri figli. Per questo è fondamentale incentivare soprattutto i giovani a non lasciare i paesi o in ogni caso a tornarci".
Tajani insiste molto anche sul valore culturale e spirituale di questi territori, "perché non stiamo parlando soltanto di una questione locale. Norcia è la città di San Benedetto, patrono d’Europa. La storia benedettina appartiene all’intera civiltà europea. E poi ci sono Cascia con Santa Rita, Tolentino con San Nicola, Leonessa con San Giuseppe. Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo custodiscono un patrimonio storico, culturale e spirituale che appartiene all’Italia e all’Europa. Salvare questi luoghi significa salvare una parte della nostra identità, italiana ed europea".
"Nessuno deve essere abbandonato". Dieci anni dopo il terremoto in centro Italia, il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rinnova la promessa, "la stessa di allora", in un'intervista al direttore dell'Adnkronos Davide Desario. "Solo chi vuol fare demagogia nega che molto sia stato fatto - rivendica Tajani, in occasione del decimo anniversario del sisma - Certamente noi abbiamo cambiato passo, ma non molleremo finché la ricostruzione non sarà completata e queste comunità non avranno ritrovato pienamente, insieme ai fasti del passato, anche nuova vita nel loro futuro".
Tajani insiste quindi sulla necessità di "continuare ad accelerare: meno burocrazia, tempi certi, cantieri più veloci e una strategia per riportare famiglie e imprese nei territori". "Noi di Forza Italia continueremo a stare in prima linea - assicura - Dieci anni dopo il terremoto, il modo migliore per onorare le vittime non è soltanto ricordare ciò che è accaduto: è mantenere fino in fondo la promessa fatta alle loro comunità. Non considerarsi mai liberi da questo impegno, come se fosse stato già fatto tutto il possibile. Lo dico con umiltà: c’è ancora tanto lavoro da fare".
Ricordare il terremoto che nel 2016 colpì Amatrice e il Centro Italia "significa innanzitutto ricordare le 299 persone che persero la vita, stringersi alle loro famiglie e non dimenticare il dolore di chi, in quella notte, perse la propria casa, i propri affetti e una parte della propria storia. Ma significa anche ricordare le migliaia di donne e uomini dello Stato, delle forze armate, dei vigili del fuoco, della protezione civile, delle forze dell'ordine, della sanità e del volontariato che, senza esitazione, furono lì. Perché nelle emergenze non esistono distanze: esiste il dovere di esserci". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post su X. "La Difesa - aggiunge - è anche questo: presenza, capacità, sacrificio, umanità. È esserci quando tutto crolla, per aiutare un Paese a rialzarsi. A dieci anni di distanza, il nostro pensiero va alle vittime. E il nostro grazie va a tutti coloro che, quella notte e nei mesi successivi, hanno servito l'Italia e gli italiani".
Ripercorrendo quei momenti, Crosetto scrive: "Dieci anni fa, alle 3.36 del 24 agosto 2016, il Centro Italia veniva colpito da una tragedia che ha segnato profondamente il nostro Paese. Quel terremoto provocò 299 vittime. Intere comunità furono sconvolte, famiglie e territori videro cambiare per sempre la propria storia. Sin dalle prime, drammatiche ore, le donne e gli uomini delle forze armate furono al fianco della popolazione. Esercito, carabinieri e le altre componenti della Difesa furono immediatamente impegnati nelle operazioni di soccorso, nella ricerca dei superstiti, nella messa in sicurezza delle aree colpite, nell’assistenza alla popolazione e nel ripristino delle prime condizioni di sicurezza e vivibilità".
“L'apertura del corso è importantissima perché le due strade che bypassavano il centro storico insistevano sul sedimento dei fabbricati, quindi tutta quella zona era adibita alla ricostruzione. Adesso, con la riapertura del corso, potremmo cantierizzare l’intera zona di Amatrice, che è andata molto lenta per vari motivi, tra cui sono state portate via le macerie senza tener conto dei fabbricati”. Lo ha detto Giorgio Cortellesi, sindaco di Amatrice, a margine delle celebrazioni del decimo anniversario del sisma. “Una volta spazzati via i fabbricati, reperire i sedimi esatti dove stavano i fabbricati, abbiamo impiegato cinque anni. La lentezza della ricostruzione del corso è dovuta a quello - sottolinea - al 110, al Covid da un terremoto che è molto difficile da ricostruire”.
"Il sisma è stato uno sciame che da agosto è arrivato al gennaio successivo, interessando fortemente il territorio abruzzese, sia aquilano che teramano: 23 comuni del cratere sismico peraltro già colpiti dal terremoto del 2009. Quindi, una ricostruzione particolarmente complicata, perché si è creato quel fenomeno che burocraticamente chiamiamo del doppio cratere". Lo ha detto all'Adnkronos Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, oggi ad Amatrice in occasione del decimo anniversario del sisma.
"Noi abbiamo dovuti affrontare la ricostruzione 2016 con regole sono state pensate adottate per il sisma dell'Emilia-Romagna con un contesto territoriale profondamente diverso. Questo ha ulteriormente complicato il percorso della ricostruzione - spiega - Ciò nonostante, in Abruzzo la ricostruzione avanza e tra le quattro regioni qualche punto percentuale in più si registra proprio in Abruzzo, dove esisteva anche questa complicazione del doppio cratere".
“In questa Apocalisse che portiamo nel cuore, la Scrittura ci parla di una città che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Costruiamola”. E’ uno dei passaggi dell’omelia del presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, nella messa celebrata ad Amatrice nel decennale del sisma. Il porporato ha passato in rassegna i momenti drammatici di dieci anni fa. Zuppi ha quindi invitato “a non arrenderci, a credere che anche la nostra città, oggi ancora provata da quella desolazione, può trovare nuova vita e speranza”.