Ebola, test negativo per paziente rientrato in Sardegna dal Congo: cosa dicono gli esperti su allarme e sorveglianza in Italia

Lopalco: "Bene che scatti allarme, con sorveglianza da noi rischio resta basso". Rezza: "Su casi sospetti raggiungere equilibrio tra cautela e inutili allarmi". Bassetti: "Sbagliato chiudere strade per caso sospetto, interventi vanno gestiti in modo più sobrio". Pregliasco: "Sorveglianza fondamentale, scienza non cambia con alternarsi dei governi"

Operatori sanitari in un nuovo centro di trattamento per l'Ebola in Congo - (Afp)
Operatori sanitari in un nuovo centro di trattamento per l'Ebola in Congo - (Afp)
01 giugno 2026 | 11.11
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Il test negativo al virus dell'Ebola per il paziente rientrato in Italia, in Sardegna, dal Congo, accende i riflettori sul sistema di allarme e sorveglianza in Italia e la gestione di casi sospetti con sintomi, come quello a Cagliari.

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Cosa dicono gli esperti

"Le persone che provengono da quell'area possono avere sintomi sospetti con un’alta probabilità, legati a tante malattie infettive - malaria compresa - che si presenti nella zona. Bene che scatti l’allarme perché è segno che la sorveglianza funziona. E se la sorveglianza funziona il rischio di diffusione del nuovo ceppo resta molto basso", dice all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'università del Salento, dopo i risultati tranquillizzanti, arrivati dallo Spallanzani di Roma, sul nuovo caso sospetto che riguardava una persona rientrata in Sardegna sabato.

Lopalco evidenzia che "il sistema di allerta è lo stesso che fu messo in piedi durante la precedente epidemia di Ebola nel 2014. La responsabilità ricade principalmente sull’autosegnalazione dei cittadini che rientrano dalle zone affette e sull’intervento delle autorità sanitarie locali. La circolare del ministero in tema ricalca quello schema".

"Non poche persone rientrano da Paesi africani, anche se meno rispetto a Paesi come Francia, Belgio o Uk - rileva all'Adnkronos Salute Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute - E la presenza di sintomi dovuti alle cause più varie (malaria, sindromi gastrointestinali, infezioni respiratorie contratte durante i lunghi viaggi) non è infrequente. È quindi importante raggiungere un equilibrio fra la necessaria prudenza, trattando tali episodi come un utile esercizio, e l'opportunità di evitare sprechi e inutili allarmismi, mantenendo i nervi saldi e una stretta collaborazione fra le diverse istituzioni".

"Com'era prevedibile - continua Rezza - si stanno verificando una serie di allarmi dovuti a casi sospetti di Ebola. Nonostante ordinanza del ministero della Salute e circolare inviate alle Regioni presentino una griglia per la valutazione del rischio piuttosto precisa, che tiene conto sia del rischio personale che dell'area di provenienza all'interno dei due Paesi colpiti, a livello locale scatta l'allarme anche nel caso di persone che rientrano da zone lontane dall'epicentro dell'epidemia presentando febbre e sintomi generici ma senza una storia personale di esposizione a rischio. A quel punto scatta il meccanismo della massima precauzione anche in un'ottica di medicina difensiva. Ciò è del tutto comprensibile, in quanto qualora si trattasse davvero di Ebola andrebbero subito rintracciati i contatti, ma dà vita anche a un inevitabile fenomeno ansiogeno nonché dispendioso", conclude Rezza.

Riguardo al caso sospetto a Cagliari, il cui test è poi risultato negativo, l'infettivologo Matteo Bassetti su X osserva che "blindare una via e diffondere notizie premature ha un impatto psicologico fortemente negativo sulla popolazione. L’effetto 'al lupo al lupo' può essere pericoloso. Non conosco le ragioni logistiche che hanno spinto a chiudere la strada a Cagliari, ma questi interventi vanno gestiti in modo più sobrio, senza esporli in questo modo all'opinione pubblica. Non possiamo permetterci di andare avanti così nelle prossime settimane o mesi. Non è pensabile che ogni persona di ritorno dal Congo o dall'Uganda venga trattata come un caso di Ebola per una linea di febbre, magari dopo essere stata in zone remote e senza aver avuto alcun contatto a rischio. Serve equilibrio".

Bassetti si dice "molto preoccupato per l'Ebola", perché "in Africa la situazione è incontrollata in un'area molto difficile". E "c'è un responsabile in tutto questo", afferma il medico, ospite di 'Un Giorno da Pecora' su Rai Radio1: "E' Donald Trump, che su questo tema ha fatto un disastro. L'Usaid, un sistema di aiuti ai Paesi in via di sviluppo, è stato tagliato nel finanziamento di qualche centinaio di milioni. In quella parte di Africa, dove avevano ricevuto sempre dei finanziamenti anche per gestire questo tipo di infezione, dopo il taglio di Trump hanno avuto più problemi. Con quegli aiuti oggi la situazione sarebbe stata diversa", è convinto il direttore di Malattie infettive dell'Irccs policlinico San Martino di Genova. Quanto all'Italia, "sono contento per la posizione di Giorgia Meloni: ha dimostrato grande intelligenza chiedendo la convocazione di un tavolo a livello europeo". Ma c'è il rischio che il virus Bundibugyo arrivi in Europa? "Credo che qui difficilmente arriverà", risponde Bassetti.

Per Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano, "il recente allarme legato a un sospetto caso di Ebola in Sardegna, poi fortunatamente non confermato, dimostra quanto siano fondamentali i sistemi di sorveglianza e prevenzione per la tutela della salute pubblica".

L'episodio di Cagliari "mette però in evidenza una contraddizione politica: molte delle misure che oggi vengono giustamente considerate necessarie per affrontare potenziali rischi infettivi sono le stesse che, durante la pandemia da Covid-19, erano state duramente contestate da esponenti dell'attuale maggioranza di governo. I virus non fanno distinzioni tra destra e sinistra, e la scienza non cambia con l'alternarsi dei governi. Se il principio di precauzione è valido oggi di fronte al rischio Ebola, lo era anche ieri per altre emergenze infettive", evidenzia l'esperto. "Per questo la salute pubblica non può diventare terreno di propaganda politica. Occorrono coerenza, responsabilità e rispetto delle evidenze scientifiche, al di là delle convenienze del momento", conclude Pregliasco.

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