Energy manager, nel 2025 superate le 2.590 nomine

I dati del nuovo rapporto realizzato da Fire

Fire - Locandina
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25 giugno 2026 | 12.01
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Le nomine complessive di energy manager pervenute nel 2025 hanno raggiunto quota 2.594, il valore più elevato registrato negli ultimi vent’anni e in crescita dell’1% rispetto alle 2.571 del 2024. Questi i dati del nuovo Rapporto sugli Energy Manager in Italia - Nomine 2025, realizzato da Fire nell’ambito della convenzione con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase). Le nomine effettuate dai soggetti obbligati ai sensi della Legge 10/1991 sono state 1.765, mentre quelle provenienti da organizzazioni non soggette all’obbligo hanno raggiunto 829 unità, confermando - rimarca Fire - come la gestione efficiente dell’energia sia sempre più percepita dalle imprese come uno strumento di competitività e non soltanto come un adempimento normativo. "L'energy manager è oggi una figura centrale per affrontare le sfide della transizione energetica, della competitività industriale e della riduzione dei costi energetici - si evidenzia nel rapporto - La crescita delle nomine dimostra una maggiore consapevolezza delle organizzazioni rispetto al valore della gestione professionale dell'energia".

Tra i soggetti obbligati, il settore con il maggior numero di nomine è il terziario (569), seguito dalle attività industriali (463) e dai trasporti (390). Particolarmente significativa la presenza di nomine volontarie nel comparto industriale, che rappresenta oltre la metà delle nomine non obbligatorie. Il settore manifatturiero continua a rappresentare uno dei principali ambiti di applicazione dell'energy management, con 441 nomine tra i soggetti obbligati e una copertura significativa dei consumi energetici nazionali.

Tra i segnali più positivi emerge l'aumento delle organizzazioni che associano alla nomina dell'energy manager un Sistema di Gestione dell'Energia certificato ISO 50001. Nel 2025 i soggetti nominanti dotati di certificazione ISO 50001 sono saliti a 490, con una crescita del 9% rispetto all'anno precedente. In particolare, si segnala un consistente incremento rispetto all’anno precedente tra i soggetti nominanti in possesso di certificazione nel settore Terziario e nella Pa. Questa tendenza dovrà vedere una forte accelerazione nei prossimi quattro anni, in ragione dell’obbligo introdotto dalla direttiva 1791/2023 sull’efficienza energetica, che prevede la certificazione ISO 50001 per tutte le imprese sopra gli 85 TJ di consumi medi di energia nei tre anni precedenti.

 

Prosegue anche il consolidamento della figura dell'Esperto in Gestione dell'Energia (Ege). A giugno 2026 risultano oltre 4.200 certificazioni Ege attive in Italia. Tra gli energy manager nominati come consulenti esterni, quasi due terzi (64%) possiedono la certificazione Ege, a conferma della crescente professionalizzazione del settore. Il profilo dell'energy manager si conferma inoltre altamente qualificato: l'88,5% dei nominati possiede una laurea tecnica, prevalentemente in ingegneria.

Il rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità strutturali. Le donne rappresentano soltanto il 12% degli energy manager nominati, una quota sostanzialmente invariata rispetto agli anni precedenti. Sul fronte anagrafico emerge inoltre un progressivo invecchiamento della professione: gli under 35 sono appena il 7% del totale, mentre le fasce comprese tra 35 e 60 anni rappresentano circa tre quarti degli energy manager attivi. Secondo Fire, "sarà quindi fondamentale favorire il ricambio generazionale e attrarre nuove competenze verso le professioni dell'energy management".

Permane infine una situazione critica, aevverte Fire, nella Pubblica Amministrazione. Nonostante alcuni segnali positivi, come l'elevato tasso di adesione delle Città Metropolitane (87%), il numero complessivo di nomine nel settore pubblico resta inferiore al potenziale. Solo 50 comuni capoluogo su 109 e 10 regioni su 20 hanno provveduto alla nomina dell'energy manager. Per Fire, "la diffusione di questa figura nella Pa rappresenta una delle principali opportunità per migliorare l'efficienza energetica del patrimonio pubblico e ridurre la spesa energetica degli enti".

"In un contesto caratterizzato da elettrificazione dei consumi, diffusione delle fonti rinnovabili, sistemi di gestione dell'energia, comunità energetiche e nuove esigenze di flessibilità, il rapporto conferma come l'energy manager sia sempre più una figura strategica per imprese ed enti pubblici. L'analisi Fire evidenzia infatti che la gestione professionale dell'energia rappresenta uno degli strumenti più efficaci per coniugare competitività, sostenibilità e sicurezza energetica", conclude la Federazione.

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