La piccola Diana morta nel 2022, la bimba di 18 mesi abbandonata sola in casa per sei giorni dalla madre. La procura generale aveva chiesto l'appello bis
Diventa definitiva la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi, accusata dell’omicidio aggravato della figlia Diana, di soli 18 mesi, abbandonata dal 14 al 20 luglio del 2022 e lasciata morire di stenti nella sua culletta.
I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno confermato la sentenza di secondo grado che aveva cancellato l’ergastolo, rigettando sia il ricorso dell’imputata sia quello della procura generale di Milano che chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche. Nel corso della requisitoria questa mattina la sostituta procuratrice Valentina Manuali aveva detto che “gli elementi sulla base dei quali la sentenza fonda il riconoscimento delle attenuanti generiche sono carenti. La bimba è morta perché privata per giorni di acqua e cibo” sottolineando tra l’altro come “le condizioni psichiche dell’imputata non abbiano minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere”.
“Non è l'esito che ci aspettavamo perché pensavamo che si potesse quantomeno annullare la sentenza di secondo grado sull'aspetto delle attenuanti generiche. Accettiamo comunque questa decisione che mette la parola fine a questa triste vicenda”. Così l’avvocato Emanuele De Mitri, legale di parte civile per la famiglia Pifferi.
“Per noi è una sconfitta perché speravamo che la Suprema Corte potesse mitigare un po’ il trattamento sanzionatorio", il commento dell’avvocato Cristian Scaramozzino, difensore di Alessia Pifferi, dopo la sentenza.