Ex Ilva, Bettini (Federmeccanica): ‘Stato consideri di fare l’imprenditore’

Per il presidente di Federmeccanica il governo deve costruire un progetto industriale e mettere risorse adeguate su un asset strategico del paese, come si fece con Finmeccanica

Ex Ilva, Bettini (Federmeccanica): ‘Stato consideri di fare l’imprenditore’
21 agosto 2026 | 20.42
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Per salvare l’ex Ilva, lo Stato deve tornare a fare l’imprenditore, con una quota di maggioranza che gli permetta lavorare con gli acciaieri italiani della cordata guidata da Federacciai per presentare un “vero” progetto di decarbonizzazione. Un progetto “serio e concreto” che “metta l’ambienta al primo posto” e, soprattutto, che superi il semplice appuntamento elettorale puntando invece a riportare in equilibrio l’azienda senza che l’Italia perda la propria indipendenza dalla “materia prima più importante nel nostro paese”: l’acciaio. A dirlo è il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, intervistato dall’Adnkronos sulle prospettive dello stabilimento siderurgico alla luce della manifestazione di interesse arrivata dalla cordata capitanata dagli acciaieri italiani.

Il nodo dell'area a freddo

Un bene, sicuramente, perché “l’Italia reagisce a un richiamo”, eppure non sufficiente, secondo Bettini, a dissipare le ombre che si allungano non solo sulle acciaierie, ma sull’intero settore. La ‘proposta Gozzi’ infatti – come ha anticipato lui stesso – si concentra sulla sola area a freddo. E quindi, il problema non è risolto: “Se si ferma l’area a caldo il nostro sarà comunque un mercato obbligato a prendere le bramme all’estero, alzando i prezzi per chi compra l’acciaio”. È vero che al momento “la bramma non ha aggravi importanti come i dazi” ma “sarebbe come se a un ristorante gli chiudessimo la cucina”. E questa cucina non può chiudere. “Io rispetto il governo, stanno facendo un lavoro di grande qualità come dimostrano i titoli di Stato apprezzatissimi in tutto il mondo. Ma questa volta mi permetto di dire che lo Stato deve prendere in considerazione di fare l’imprenditore”.

Un 'progetto serio': ambiente e produzione

L’unica soluzione, quindi, è fare un “vero progetto di decarbonizzazione” con “due forni Dri per poter produrre, in attesa dei 3-4 anni necessari ad avviare la funzione da forno elettrico, 2-3 milioni massimo di tonnellate” con l’idea che “in quattro anni quella acciaieria produrrà quattro milioni di tonnellate in maniera compatibile con l’ambiente e un numero di lavoratori congruo. Se a Taranto leviamo Ilva non c’è alternativa al momento”. L’ambiente, in questo quadro, deve rimanere al centro. “Gli altri tornano indietro? Freghiamocene, andiamo avanti. Poi chiederemo al governo di andare a domandare in Europa perché le nostre aziende vengono penalizzate” visto che “anche non obbligare un’azienda straniera a investire” nelle politiche ambientali “è una forma di concorrenza sleale. Ma noi prima facciamo i compiti a casa, poi andiamo a chiedere che lo facciano anche gli altri”. Certo, le risorse da trovare sono tante. Secondo il presidente di Federmeccanica, circa 5 miliardi: “Per un bilancio come quello dello Stato italiano sono cifre non semplici ma nemmeno impossibili da trovare”.

La via di Finmeccanica

Gli esempi, nella storia recente del paese, ci sono. “Ci ricordiamo quando il gruppo Iri aveva in pancia Finmeccanica? Guarguaglini ha fatto un progetto serio, su cui sono state impiegate tante risorse, e oggi abbiamo un’eccellenza a livello mondiale. Dobbiamo avere la stessa passione di Guarguaglini: quante imprese hanno avuto il coraggio di fare progetti seri, investire. Se i governi di allora non avessero messo tanti soldi non si sarebbe realizzata Leonardo che oggi dà lavoro a migliaia di persone, che fa utili e tanti investimenti in ricerca e innovazione. Dobbiamo lottare per queste eccellenze, dandogli priorità. Se l’Ilva è una priorità per le imprese metalmeccaniche allora deve avere attenzioni adeguate”, incalza Bettini. E oggi “le risorse si possono trovare anche dal mondo della finanza, dal mondo industriale”. A fronte di “un progetto industriale serio, che stia in piedi, ci sarebbero importanti imprese italiane che, anche nel loro interesse, potrebbero voler fare un investimento importante e sicuro”, ribadisce il numero uno dei metalmeccanici.

Niente 'stabilimentini a freddo'

“Ma ci vuole la volontà – ammonisce – di non passare la palla ad un terzo soggetto, anche perché se gli si passa la palla così rimarrà uno ‘stabilimentino’ da area a freddo, si perderà un’eccellenza italiana. E oggi l’Iitalia ha perso la sovranità in tantissimi settori, dalla chimica all’elettrodomestico. Non possiamo non tenere da conto l’indipendenza per la materia prima più importante nel nostro paese”. E torna con un nuovo appello: “Che al tavolo a Chigi – annunciato per i primi di settembre ndr – si comprenda che c’è una sola strada. Costa un po’ di soldi, sì, ma se si fa la somma dei miliardi impiegati nell’Ilva negli ultimi 15 anni siamo probabilmente all’ultimo miglio. Se una cosa serve ce la dobbiamo produrre in casa: per un paese manifatturiero e industriale com’è il nostro l’acciaio è fondamentale”. E quindi anche l’Ilva. (di Martina Regis)

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