A Verona, durante Vinitaly, Centiaio, Fregolenti, Ciccozzi, Gualtieri e Buffo analizzano le criticità del comparto
Il vino italiano attraversa una fase complessa, stretta tra tensioni commerciali internazionali, cambiamenti nei consumi e nuove pressioni normative. È il quadro emerso a Vinitaly durante l’evento “Vino sotto esame: diagnosi e terapia di un settore in mutamento”, promosso dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano insieme a oscarwine.
A sintetizzare il momento è Livio Buffo, fondatore di oscarwine, che parla apertamente di una crisi “profonda”, tra le più difficili per il comparto. “Il vino attraversa uno dei momenti più bui della sua storia”, osserva, indicando una concatenazione di fattori: dall’aumento dei costi di vetro e imballaggi dopo la guerra in Ucraina alla “bolla” statunitense legata ai dazi, fino alla crescita dell’Italian Sounding e al calo dei consumi legato ai nuovi stili di vita. Una combinazione che, nelle sue parole, si traduce in una vera e propria “tempesta perfetta”.
I numeri confermano il rallentamento. Secondo i dati dell’Osservatorio Uiv su base Istat, nel 2025 l’export di vino italiano si è fermato a 7,78 miliardi di euro, in calo del 3,7%, mentre i volumi sono scesi a 21 milioni di ettolitri (-1,9%).
A pesare è soprattutto il mercato statunitense, che registra una contrazione del 9,1% in valore dopo l’introduzione dei dazi nell’agosto 2025. Nonostante l’Italia resti il primo produttore mondiale con oltre 47 milioni di ettolitri, il sistema si trova a gestire circa 60 milioni di ettolitri di invenduto.
Una dinamica aggravata dall’Italian Sounding, che – secondo Coldiretti – sottrae circa 2 miliardi di euro di export potenziale ogni anno.
Sul fronte politico, il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha puntato il dito contro le difficoltà interne al mercato europeo, ancora segnato da vincoli e differenze normative che aumentano i costi per le imprese e complicano le esportazioni anche all’interno dell’Unione.
Il tema si intreccia con la ricerca di nuovi sbocchi commerciali: aperture verso Mercosur e Australia vengono viste con cautela, per il rischio di effetti controproducenti.
Dalla stessa linea la senatrice Silvia Fregolent, che sottolinea l’impatto diretto della guerra commerciale con gli Stati Uniti: circa 300 milioni di euro di export persi nel 2025 e un calo fino al 28% per alcune categorie come i rossi fermi. I produttori, per restare competitivi, hanno ridotto i prezzi del 13,5%, assorbendo di fatto il costo dei dazi.
Oltre ai fattori economici e geopolitici, pesa anche un cambiamento culturale. Il calo dei consumi è legato a nuovi stili di vita e a una crescente attenzione alla salute, spesso accompagnata – secondo alcuni relatori – da una “demonizzazione” del vino.
L’epidemiologo Massimo Ciccozzi ha richiamato la necessità di un approccio equilibrato: il consumo moderato può essere compatibile con uno stile di vita sano, ma non esiste una soglia completamente priva di rischio, come ricordano le linee guida internazionali che classificano l’alcol tra le sostanze cancerogene.
Il punto, dunque, è distinguere tra abuso e consumo consapevole, evitando sia semplificazioni sia narrazioni fuorvianti.
Il tema dell’abuso, soprattutto tra i giovani, resta centrale. L’esperienza dei pronto soccorso evidenzia un aumento dei casi legati all’alcol nei fine settimana, spesso associati a incidenti stradali.
Secondo il cardiologo Roberto Gualtieri, le norme più recenti del Codice della strada e la diffusione dell’etilometro hanno contribuito a ridurre i comportamenti più rischiosi, ma educazione e prevenzione restano fondamentali per evitare che il problema degeneri.
Tra dazi, regolazione, cambiamento dei consumi e pressione reputazionale, il comparto vitivinicolo si trova oggi a un bivio.
Il rischio, emerso chiaramente a Vinitaly, è che una combinazione di fattori economici e culturali finisca per indebolire uno dei pilastri del Made in Italy. La sfida, per imprese e istituzioni, sarà trovare un equilibrio tra competitività internazionale, sostenibilità e tutela di un patrimonio che è insieme economico e culturale.