Secondo i media i canali negoziali sarebbero di fatto naufragati e il Cremlino avrebbe ormai abbandonato le aspettative legate all'intesa che riteneva fosse stata raggiunta tra Vladimir Putin e Donald Trump al vertice di Anchorage
La Russia si prepara a una possibile escalation della guerra in Ucraina, dopo il fallimento dei tentativi diplomatici di arrivare a un accordo di pace. Lo riferiscono a Bloomberg fonti vicine al Cremlino, rilanciate dai media ucraini, secondo cui Mosca starebbe valutando di intensificare gli attacchi con potenti missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture in altre città ucraine.
I negoziati per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sarebbero di fatto arrivati a un vicolo cieco. Le posizioni di Mosca e Kiev restano lontane e, secondo fonti vicine al Cremlino, il processo diplomatico avrebbe riportato le due parti alla situazione di partenza.
Le fonti, citate da Bloomberg e rimaste anonime per la delicatezza della questione, sostengono che il presidente russo Vladimir Putin non sarebbe disposto a interrompere la guerra a causa della pressione esercitata dalle sanzioni occidentali o dagli attacchi ucraini contro raffinerie e reti logistiche russe.
A Mosca, inoltre, cresce la convinzione che gli attacchi ucraini siano sostenuti direttamente dagli Stati membri della Nato, dal momento che l'Alleanza fornisce a Kiev armi, intelligence e altri tipi di assistenza militare.
Lo stesso Putin avrebbe lasciato intendere la possibilità di una risposta più dura durante alcune dichiarazioni rilasciate nel fine settimana a un giornalista della televisione di Stato russa.
Il presidente russo ha minimizzato l'impatto degli attacchi ucraini sull'economia nazionale e ha accusato Kiev di aver aperto una situazione destinata a provocare conseguenze. "L'Ucraina ha aperto questo vaso di Pandora", ha affermato Putin, aggiungendo che Mosca sarebbe pronta a colpire i settori più sensibili dell'economia ucraina.
Gli sforzi degli Stati Uniti per favorire la fine della guerra non hanno finora prodotto una svolta. I negoziati risultano sostanzialmente bloccati, mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump è impegnata anche sul fronte del conflitto con l'Iran. Il Cremlino avrebbe inoltre smesso di fare affidamento su quello che considerava un possibile accordo raggiunto tra Putin e Trump durante il vertice di Anchorage dello scorso agosto.
L'ipotesi avrebbe previsto pressioni statunitensi sull'Ucraina affinché cedesse la regione orientale di Donetsk nell'ambito di un accordo per porre fine alla guerra. Kyiv ha però respinto costantemente la richiesta russa di trasferire a Mosca il controllo di una fascia fortificata di città nel Donetsk, area che le forze russe non sono riuscite a conquistare completamente nonostante anni di combattimenti.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva già chiarito a giugno che Washington non condivideva la lettura russa degli accordi. Dopo un incontro con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nelle Filippine, a luglio, Rubio aveva parlato della necessità di elaborare "nuovi concetti" per sbloccare la situazione.
Martedì il direttore della Cia John Ratcliffe si è recato a Mosca per un incontro con esponenti russi. Non sono stati resi noti i dettagli dei colloqui.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la missione avrebbe avuto anche lo scopo di mettere in guardia il Cremlino dal rischio di un eventuale attacco contro Paesi membri della NATO.
Nel frattempo, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero tornare a Mosca dopo una pausa di otto mesi e potrebbero recarsi per la prima volta anche a Kiev. Al momento, tuttavia, non è stata fissata una data ufficiale per le missioni.
In assenza di progressi, Mosca considera "molto basse" le possibilità di una svolta diplomatica e ritiene di avere poche alternative a un'ulteriore escalation per perseguire i propri obiettivi militari. Già negli ultimi mesi Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi aerei sui rispettivi territori.
La recente spirale di attacchi avrebbe inoltre riacceso a Mosca il dibattito sull'eventuale impiego, come extrema ratio, di armi nucleari tattiche. Secondo le fonti, tra i falchi russi sono aumentate le discussioni su questa possibilità, ma al momento non esiste alcun segnale che la Russia si stia preparando concretamente a utilizzare armi nucleari in Ucraina. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, giudica il rischio "estremamente basso": finché Mosca avrà margini per intensificare gli attacchi con armi convenzionali, sostiene, avrà "pochi incentivi a oltrepassare la soglia nucleare".