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Ucraina, fosse comuni nel Donetsk. Russia: "Non partecipiamo a secondo vertice pace"

Scoperti nella città di Avdeyevka i cadaveri di alcune vittime civili con segni torture

Ucraina, fosse comuni nel Donetsk. Russia:
11 luglio 2024 | 11.08
LETTURA: 3 minuti

Fosse comuni, con all'interno i cadaveri di civili, sono state scoperte nella città di Avdeyevka, nell'oblast di Donetsk, nell'Ucraina orientale. Lo ha dichiarato alla Tass un deputato della cosiddetta Repubblica popolare di Donetsk, Sergey Prokopenko, spiegando che alcuni dei cadaveri presentavano segni delle torture subite. Sui social sono state condivide immagini di corpi riesumati in sacchi neri.

"Diverse decine di corpi di civili sono stati riesumati ad Avdeyevka da quello che era un luogo di sepoltura improvvisato. Le cause della morte sono diverse. Alcuni presentavano tracce di tortura", ha affermato Prokopenko, primo vicepresidente del parlamento della Repubblica popolare di Donetsk e coordinatore del centro umanitario del partito al governo Russia Unita ad Avdeyevka. Al momento è in corso il tentativo di identificare le vittime e di contattare i loro familiari.

Mosca: "Non parteciperemo a secondo vertice pace"

La Russia non ha intenzione di partecipare a una seconda conferenza di pace sull'Ucraina, dopo quella del mese scorso in Svizzera, dal momento che le sue proposte vengono ignorate. Lo fa sapere il vice ministro degli Esteri di Mosca, Mikhail Galusin, citato da Ria Novosti, sottolineando che un nuovo summit - che potrebbe essere ospitato dall'Arabia Saudita - esaminerebbe ancora una volta unicamente le proposte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

"Per noi - dice, commentando alcune indiscrezioni secondo cui Kiev starebbe lavorando a una seconda conferenza, questa volta con la partecipazione di Mosca, da tenersi prima delle presidenziali americane di novembre - ultimatum di questo tipo sono inaccettabili e non prenderemo parte a questi summit".

Kiev, sequestrato cargo con grano che ha violato sanzioni

Le autorità di Kiev hanno sequestrato una nave cargo nel porto di Reni, sula riva sinistra del Danubio nella regione di Odessa, nel sud dell'Ucraina, accusata di trasportare illegalmente grano e altri prodotti agricoli attraverso i porti chiusi della Crimea occupata dalla Russia. Si tratta della nave Usko Mfu, battente bandiera camerunense, come precisa l'Ukrainska Pravda. Il capitano della nave, un cittadino azero, è sospettato di aver violato la procedura di ingresso e uscita dal territorio temporaneamente occupato dell'Ucraina. Le autorità di Kiev stanno valutando se trasferire l'imbarcazione sequestrata sotto la gestione del Fondo di proprietà statale dell'Ucraina. "Stiamo proseguendo le nostre indagini, anche sulla possibile esportazione di grano, probabilmente di origine ucraina, dalla Crimea occupata su questa nave'', ha spiegato il procuratore generale ucraino Andrii Kostin. ''Invito la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per contrastare le violazioni delle sanzioni, impedendo al paese aggressore di continuare a ricevere risorse per proseguire la sua guerra criminale" contro l'Ucraina, ha aggiunto.

Gli investigatori hanno spiegato che il cargo ha violato la legislazione ucraina e il diritto marittimo internazionale entrando e uscendo dal porto ucraino chiuso di Sebastopoli. La nave in questione era carica di oltre tremila tonnellate di prodotti agricoli destinati a un'azienda turca. Prima di entrare nel porto di Sebastopoli, il sistema di identificazione automatica della nave era stato disattivato per nascondere le sue attività illegali, il che costituisce una flagrante violazione dei requisiti di sicurezza marittima, spiega l'Ukrainska Pravda.

Dopo aver scaricato il carico, la nave è ripartita per Istanbul alla fine del maggio scorso sempre con il sistema identificativo disattivato. Il 2 luglio, dopo aver riattivato il sistema identificato, la nave è poi entrata in un porto della Moldova.

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