Germania con 4 Paesi Ue e Italia: "Tassa extraprofitti a compagnie petrolifere"

La richiesta, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è stata formulata insieme agli omologhi di Austria, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna

Un distributore - (Fotogramma)
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22 agosto 2026 | 17.08
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La Germania e altri cinque Paesi dell'Ue tra cui l'Italia chiedono che venga applicata a livello comunitario una tassa agli extraprofitti delle compagnie petrolifere, beneficiarie di un forte aumento dei guadagni come conseguenza della guerra in Iran. La richiesta, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è stata formulata insieme agli omologhi di Austria, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna in una lettera indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue.

La lettera

"Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell'offerta degli ultimi decenni, e il malcontento per l'aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo", si legge nella lettera. I ministri dei sei Paesi Ue sottolineano come le misure governative adottate finora non siano state sufficienti per abbassare o stabilizzare in modo permanente i prezzi per le imprese e i cittadini. "Per questo abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l'onere per il pubblico in generale", proseguono, indicando "un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti" come materia opportuna di discussione.

In tale contesto servirebbe anche fare tesoro delle esperienze pregresse su come tassare in modo mirato i profitti delle multinazionali del petrolio, argomentano i ministri nella lettera, sottolineando come sia essenziale ricevere al più presto i risultati dell'indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie: solo così si potrà garantire che queste "non sfruttino l'attuale situazione energetica", aggiungono. La richiesta è che la questione venga inserita nell'ordine del giorno della prossima riunione dei ministri dell'Economia e delle finanze dell'Ue, che si terrà il 18 e 19 settembre a Dublino.

Cosa c'è dietro la misura

Come riporta il quotidiano Der Spiegel, dietro alla lettera c'è il tentativo riuscito di Klingbeil, in quota al Partito socialdemocratico tedesco (Spd), di convincere gli alleati di coalizione, i conservatori della Cdu/Csu, ad accettare tale prelievo "solo a patto che si basi su una normativa valida in tutta l'Ue". Di recente un portavoce del cancelliere Friedrich Merz ha aperto parzialmente alla misura, ricorda la testata, spiegando come fosse "aperto al confronto in linea di principio, pur rilevando rischi di natura tributaria e costituzionale sollevati dalle imprese coinvolte".

A inizio aprile gli stessi Paesi, meno la Polonia, avevano già formulato la stessa richiesta alla Commissione europea, ricordando il precedente del "contributo di solidarietà per la crisi energetica" introdotto in Ue nel 2022-2023 a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. In una lettera indirizzata al commissario al Clima Wopke Hoekstra, i cinque ministri avevano chiesto all'esecutivo Ue, "date le attuali distorsioni di mercato e i vincoli di bilancio", di "elaborare rapidamente uno strumento di contribuzione analogo a livello dell'Unione, fondato su una solida base giuridica", senza perà specificare quali società sarebbero oggetto di una norma del genere o un eventuale ammontare della tassa.

Tuttavia, solo poche settimane dopo, la Commissione ha formalmente respinto l’introduzione di una nuova tassa europea obbligatoria sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere. Nel pacchetto di misure presentato il 22 aprile, Bruxelles ha preferito evitare interventi diretti sul mercato a livello comunitario, lasciando ai singoli governi nazionali la facoltà di tassare i profitti straordinari e puntando invece su interventi alternativi per sostenere consumatori e imprese, quali il taglio delle imposte sull'elettricità e il coordinamento per il riempimento degli stoccaggi di gas.

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