La Farnesina conferma l'indicazione di lasciare l'Iran ai cittadini italiani che possano farlo
Un intervento militare americano contro l'Iran è probabile. Lo dicono due fonti europee citate da Ynet, con una che lo ritiene possibile entro le prossime 24 ore. Secondo una fonte israeliana, il presidente Donald Trump avrebbe preso la decisione di intervenire, anche se l'obiettivo e i tempi dell'attacco non sarebbero ancora chiari.
Mentre Teheran ha definito gli avvertimenti americani un "pretesto per un intervento militare", il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che verrà intrapresa "un'azione molto forte" se le autorità iraniane dovessero procedere con le minacciate impiccagioni di alcuni manifestanti.
Trump, che in precedenza aveva detto ai manifestanti in Iran che "gli aiuti sono in arrivo", ha dichiarato in un'intervista alla Cbs News che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se l'Iran avesse iniziato a impiccare i manifestanti. I procuratori di Teheran hanno affermato che le autorità iraniane avrebbero presentato accuse capitali per "moharebeh", ovvero "aver mosso guerra a Dio", contro alcuni sospettati arrestati durante le recenti manifestazioni.
"Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto severe", ha affermato il presidente americano, che ha ripetutamente minacciato l'Iran di intervenire militarmente. La missione iraniana all'Onu ha pubblicato una dichiarazione su X, giurando che Washington "fallirà di nuovo. Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran sono radicate nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che servono come modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare".
L'Iran è pronto a rispondere "con decisione" a eventuali attacchi contro il suo territorio. Lo ha dichiarato il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Pakpour, accusando Stati Uniti e Israele di essere dietro le proteste che hanno scosso la Repubblica islamica.
I Pasdaran, sono "al massimo della loro prontezza operativa e daranno una risposta decisiva all'errore di calcolo del nemico", ha affermato Pakpour in una nota citata dall'agenzia Tasnim. Il generale ha quindi accusato Donald Trump e Benjamin Netanyahu di essere "gli assassini della gioventù iraniana", sottolineando che "i crimini brutali commessi dai loro mercenari non saranno mai dimenticati e riceveranno una risposta al momento opportuno".
L'Iran inoltre ha minacciato di attaccare le basi americane nella regione, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, se gli Stati Uniti attaccheranno il territorio iraniano. Secondo quanto riporta il Guardian, un alto funzionario iraniano ha dichiarato alla Reuters che ''L'Iran ha comunicato ai Paesi della regione, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei Paesi saranno attaccate se gli Stati Uniti prenderanno di mira l'Iran'', ha detto la fonte. L'alto funzionario ha anche spiegato che Teheran ha chiesto ai Paesi che ospitano basi americani di intervenire per ''impedire a Washington di attaccare l'Iran''.
Per precauzione gli Stati Uniti stanno ritirando del personale dalle principali basi in Medio Oriente, riporta al Jazeera che rilancia la Reuters che cita fonti americane. Fonti diplomatiche confermano a Afp che una parte del personale di Al Udeid, la base nel Qatar che è la più grande base Usa in Medio Oriente con circa 10mila militari americani, verrà ritirato.
È in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del ministro degli Esteri Antonio Tajani con dirigenti del ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l'ambasciatrice d'Italia a Teheran e con gli ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran. La Farnesina conferma l'indicazione di lasciare l'Iran ai cittadini italiani che possano farlo, si legge in una nota.
Con l'ambasciatore iraniano, "che abbiamo convocato ieri, sono state ribadite quelle che sono le nostre preoccupazioni, i nostri concetti e la reazione da parte loro è stata che hanno convocato oggi l'ambasciatore d'Italia a Teheran, la loro reazione è stata la convocazione del nostro ambasciatore in Iran". Così Antonio Tajani, lasciando il Senato, risponde ai cronisti che gli domandano dell'incontro avuto ieri al ministero degli Esteri, con Mohammadreza Sabouri, ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran in Italia. Il diplomatico di Teheran, secondo quanto denunciato da alcuni attivisti oggi ospiti in Senato ha, nelle scorse ore, mandato una mail agli iraniani in Italia, chiedendo di non discostarsi dalla versione del regime sugli scontri in atto. "I giornali italiani sono liberi, di raccontare quello che vogliono, non raccontano storie -replica Tajani- Le televisioni mostrano immagini incontrovertibili di quello che accade in Iran, tutto il mondo è indignato per quello che accade".
"Adesso vediamo qual è l'evoluzione della situazione - aggiunge il titolare degli Esteri - Ora ho una riunione, sto andando alla Farnesina per parlare delle garanzie per i nostri concittadini che sono là, che sono circa 600, la prima cosa che facciamo sempre, in qualsiasi momento di crisi, è pensare alla sicurezza dei nostri concittadini. Quindi andiamo a vedere cosa si può fare, come si deve fare, vediamo, la situazione la seguiamo minuto per minuto".
Intanto la magistratura iraniana ha smentito le notizie diffuse dall'emittente Iran International, legata all'opposizione, che aveva parlato di circa 12mila morti in Iran legati alla recente ondata di disordini. Secondo le autorità di Teheran, stando a quanto riferito dal Teheran Times, si tratta di informazioni false e manipolate.
In una nota diffusa dal centro per i media del potere giudiziario iraniano, l'organo di comunicazione ufficiale della magistratura, si afferma che le notizie rilanciate da quelli che vengono definiti "media legati ai servizi israeliani" sono "una menzogna assoluta".
La magistratura sostiene in particolare che il numero indicato sui corpi delle vittime, citato da Iran International come prova del bilancio dei morti, non rappresenti il totale delle persone uccise. Si tratterebbe invece del numero del permesso di sepoltura rilasciato dalle autorità competenti, un codice amministrativo che non ha alcun legame con il numero complessivo dei decessi. La magistratura ribadisce infine che i dati diffusi da Iran International non hanno fondamento e invita a fare riferimento esclusivamente alle fonti ufficiali iraniane per informazioni sugli eventi in corso.
La Turchia è in contatto con gli Stati Uniti e l'Iran nel tentativo di favorire un loro ritorno al tavolo dei negoziati, ma potrebbe già essere troppo tardi per un'azione diplomatica. Lo ha riferito una fonte diplomatica della regione alla Cnn. "Attualmente si parla di negoziati. Il ritmo dei colloqui è lento e, a questa velocità, si rischia che sia troppo tardi", ha aggiunto la fonte.
Le autorità iraniane starebbero chiedendo ad alcune famiglie di pagare per poter recuperare i corpi dei propri cari uccisi durante le proteste di massa e la successiva repressione. E' quanto riferito alla Cnn da due cittadini iraniani, che parlano di pressioni, minacce e pratiche già viste in passato. Il caso di Robina Aminian, studentessa di moda di 23 anni, uccisa da colpi d'arma da fuoco durante una manifestazione, è emblematico. La famiglia si è recata a Teheran per cercare di recuperare il corpo, ha raccontato alla Cnn lo zio della giovane, Nezar Minouei. "Sua madre, urlando, piangendo, gridando, e con enorme difficoltà, è riuscita ad accedere all'area dove erano conservati i corpi per iniziare a cercare quello di sua figlia - ha spiegato - Quando lo ha trovato, ha dovuto praticamente rubarlo".
Rientrata nella città natale di Kermanshah, la famiglia avrebbe poi scoperto che le autorità si erano presentate a casa per chiedere un pagamento in cambio del corpo. Per timore che il cadavere potesse essere nuovamente sequestrato, Aminian è stata sepolta in una tomba senza nome e senza alcuna cerimonia funebre.
Una testimonianza simile è arrivata da un altro iraniano, che si è recato in un cimitero a Teheran e ha chiesto di restare anonimo per motivi di sicurezza. Secondo il suo racconto, le autorità "stanno costringendo le persone a pagare per recuperare i corpi dagli ospedali e dagli obitori". In alcuni casi, ha aggiunto, alle famiglie non sarebbe stato nemmeno consentito di riavere i resti dei propri cari. Secondo la Cnn, questa pratica non rappresenta una novità. Accuse analoghe erano emerse già durante la precedente ondata di proteste del 2019.
La televisione di Stato iraniana ha annunciato che oggi si terrà a Teheran un funerale di massa per trecento agenti della sicurezza e civili che hanno perso la vita durante le proteste in corso in Iran. Il funerale dovrebbe svolgersi presso l'Università di Teheran sotto stretta sorveglianza.
Secondo la statunitense Human Rights Activists News Agency, che sta monitorando il bilancio delle vittime, oltre 2.550 persone sono morte durante le proteste, tra cui 2.403 manifestanti e 147 membri del governo. Tra le vittima anche dodici minorenni e nove civili che, secondo l'agenzia, non stavano prendendo parte alle proteste. Oltre 18.100 persone sono state arrestate, ha affermato l'organizzazione.
Dal canto suo il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso processi ''rapidi'' per le persone che sono state arrestate durante ''le rivolte'' in corso in Iran dove i morti sono migliaia. Lo ha dichiarato lo stesso Ejei recandosi in un carcere dove sono state trasferite persone arrestate durante le manifestazioni di piazza.
''Se qualcuno ha dato fuoco a una persona, se l'ha decapitata prima di dare fuoco al suo corpo, dobbiamo fare il nostro lavoro rapidamente'', ha dichiarato citato dalla televisione di Stato.
Intanto cresce il timore per Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato l'8 gennaio durante le proteste a Fardis, nei pressi di Teheran, e la cui impiccagione è prevista per oggi. La sua famiglia è stata informata dell'imminente esecuzione, in programma per oggi, e che sarà possibile un ultimo incontro con il giovane, ma al momento non ci sono contatti. "Con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni il tribunale ha emesso una condanna a morte", ha affermato un parente di Soltani. La sorella di Erfan Soltani, che è avvocato, si è rivolta alle autorità iraniane per potersi occupare del caso, ma la magistratura le ha detto che non c'è alcun caso di cui occuparsi, riporta la Bbc.
L'organizzazione curda Hengaw per i diritti umani ha sottolineato che non sono state spiegate alla famiglie le accuse a carico di Soltani e teme che ci siano altri casi come il suo, di cui non si ha notizia anche per il blocco di Internet. Il presidente americano Donald Trump ha promesso di intervenire contro l'Iran nel caso in cui fossero eseguite pene capitali nei confronti dei manifestanti.