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Nepotismo made in USA, in Italia si grida allo scandalo per molto meno

05 dicembre 2024 | 11.55
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C’è sempre qualcosa da imparare dalla democrazia americana, criticata o presa a modello secondo le inclinazioni politiche, l’estrazione culturale e le convinzioni personali di chi guarda OItreoceano. Le nomine che sta facendo per la sua amministrazione il neopresidente Donald Trump non fanno eccezione. Ce ne sono diverse controverse, come quella a capo dell’FBI di Cash Patel, che durante la presidenza Trump si era impegnato a dimostrare la falsità della tesi dell’appoggio di Putin alla candidatura di Trump e che aveva definito il Federal Bureau of Investigation “uno strumento del deep state”. Ce ne sono altre che suscitano scalpore perché riconducibili alla stessa famiglia Trump, con l’affermazione di una versione made in Usa del nepotismo. Si tratta, in particolare, di Charles Kushner nominato ambasciatore a Parigi, consuocero di Trump, che è stato condannato per corruzione ed evasione fiscale e graziato dal Tycoon, e dell'imprenditore libanese Massad Boulos, suocero di Tiffany Trump, che ricoprirà il ruolo di consigliere senior per gli affari arabi e mediorientali. Anche cambiando sponda politica e guardando a uno degli ultimi atti del presidente uscente Joe Biden, il quadro non cambia. Anzi, nel suo caso, il rapporto familiare è addirittura diretto. Il 1° dicembre scorso ha annunciato di aver firmato la grazia per suo figlio Hunter, con una dichiarazione significativa: “Spero che gli americani capiscano perché un padre e un presidente abbia preso questa decisione”. Hunter Biden è stato condannato in primo grado per avere acquistato nel 2018 un’arma mentendo sull’uso di stupefacenti e, in un altro processo, si è dichiarato colpevole per evasione fiscale. La grazia firmata dal padre va anche oltre, riguardando anche i crimini che “potrebbe aver commesso o ai quali potrebbe aver partecipato” nel periodo tra il 1° gennaio 2014 - quando Biden era vicepresidente - e il 1° dicembre 2024. Negli Stati Uniti il perdono è un potere che la Costituzione garantisce al Presidente in caso di reati federali ad eccezione dell’impeachment, e per le condanne statali, locali o civili. Altri due Presidenti americani hanno fatto ricorso alla grazia in favore di familiari. Bill Clinton nel 2001 per il fratellastro Roger, condannato nel 1985 per spaccio di droga, e lo stesso Donald Trump, nel 2021, per Charles Kushner.

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