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Separazione carriere, via libera Cdm a riforma della giustizia. Nordio: "Epocale"

Un lungo applauso ha accompagnato il disco verde alla riforma, approvata all'unanimità. Guardasigilli: "Pm resta assolutamente indipendente"

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29 maggio 2024 | 14.19
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Via libera del Consiglio dei ministri alla riforma della giustizia. La riunione del Cdm si è conclusa dopo appena 20 minuti. A quanto si apprende, un lungo applauso ha accompagnato il disco verde alla riforma, approvata all'unanimità.

Un "provvedimento epocale", l'ha definita il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa. Con la riforma della separazione delle carriere "il pubblico ministero resta assolutamente indipendente, godrà delle stesse garanzie di indipendenza dei giudici", ha detto il Guardasigilli che considera la riforma anche un "omaggio a Giovanni Falcone che era favorevole alla separazione delle carriere" e un omaggio "a Giuliano Vassalli che aveva voluto il codice accusatorio al quale ci siamo ispirati", ha aggiunto.

A una domanda sulla posizione dell'Associazione nazionale magistrati che ha più volte espresso la propria contrarietà alla riforma e ha convocato in via d'urgenza la giunta per questo pomeriggio, Nordio ha risposto: "Siamo aperti al dialogo, accettiamo contributi, suggerimenti ma devono accettare il principio che la volontà popolare è sacra e se ci è stato dato il mandato di separare le carriere noi ubbidiamo alla sovranità che appartiene al popolo".

In conferenza stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha osservato che "se facciamo un flashback e ricordiamo la Bicamerale presieduta da D'Alema ricorderemo che i temi trattati" nella riforma della giustizia approvata oggi dal Cdm trovano "condivisione nelle forze politiche di sinistra. E' vero che son passati 25 anni, ma" alcuni temi, come l'istituzione "dell'Alta Corte e la separazione delle carriere hanno trovato condivisione" anche attraverso "iniziative legislative. Se vale l'adesione alla sostanza, e se vi sarà un confronto nel merito", si potranno trovare punti d'incontro "su un testo che non è blindato, ma aperto ai contributi dell'intero Parlamento".

"Non darei così per scontato che si arrivi al referendum" sulla riforma della giustizia, ha detto Mantovano, "nel senso che se vale l'adesione alla sostanza che viene proposta dal governo e se vi sarà un confronto nel merito in Parlamento di fronte a un testo che certamente non è blindato ma aperto al contributo dell'intero Parlamento, non è così certo che si arrivi al referendum. Facciamo un passo alla volta".

"Via la politica dai Tribunali e le correnti dal Csm, separazione delle carriere fra Pm e giudici, sanzioni disciplinari ai magistrati che sbagliano. Altra promessa mantenuta!", ha commentato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al testo.

La posizione dell'Anm

Un comitato direttivo centrale, convocato d'urgenza per il 15 giugno "per assumere altre iniziative". E' quanto ha deciso la giunta dell'Associazione nazionale magistrati che si è riunita nel pomeriggio, per discutere della riforma della giustizia approvata dal Cdm. Il Comitato sarà aperto anche alle altre magistrature.

“La logica di fondo del disegno di legge sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte si rintraccia in una volontà punitiva nei confronti della magistratura ordinaria, responsabile per l’esercizio indipendente delle sue funzioni di controllo di legalità. Gli aspetti allarmanti delle bozze del disegno di legge sono molteplici, leggiamo una riforma ambigua che crea un quadro disarmante”, afferma una nota della giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

“Quella di oggi è una sconfitta per la giustizia, significa dar più potere alla maggioranza politica di turno, danneggiando innanzi tutto i cittadini", sottolinea la giunta dell'Associazione nazionale magistrati.

È una riforma "che non incide sugli effettivi bisogni della giustizia, ma che esprime la chiara intenzione di attuare un controllo sulla magistratura da parte della politica, che si realizza essenzialmente con lo svilimento del ruolo e della funzione di rappresentanza elettiva dei togati del Csm e con lo svuotamento delle sue essenziali prerogative disciplinari, affidate a una giurisdizione speciale di nuovo conio”.

"Di cosa dovrei vendicarmi coi magistrati?", replica la premier Giorgia Meloni intervistata per la serie 'Italia. Europa, le interviste del Corriere', online sul corriere.it. L'Anm considera la riforma della giustizia punitiva, "ma non capisco perché considerarla una vendetta nei confronti dei pubblici ministeri, è bizzarro parlare di vendetta. Ci si vendica di nemici, io la magistratura non la considero un mio nemico, bisognerebbe chiedere alla magistratura se considera questo governo un nemico".

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