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Cancro alle ovaie, studio apre a test delle urine per scoprirlo

10 febbraio 2024 | 16.37
LETTURA: 2 minuti

La ricerca è stata condotta da Joseph Reiner e colleghi della Virginia Commonwealth University

Cancro alle ovaie, studio apre a test delle urine per scoprirlo - Fotogramma
Cancro alle ovaie, studio apre a test delle urine per scoprirlo - Fotogramma

Un test delle urine per scoprire il cancro ovarico quando la malattia è agli inizi. Uno studio americano apre allo sviluppo di un esame semplice che, in combinazione con le informazioni raccolte attraverso il classico dosaggio di marcatori come il Ca-125 nel sangue, l'ecografia transvaginale e l'anamnesi familiare, potrebbe aiutare la diagnosi precoce di un tumore oggi difficile da individuare nelle primissime fasi. La ricerca è stata condotta da Joseph Reiner e colleghi della Virginia Commonwealth University, e sarà presentata negli Usa durante il 68esimo meeting annuale della Biophysical Society (Philadelphia, 10-14 febbraio).

Gli studi, la tecnica Usa

Studi precedenti avevano dimostrato che nelle urine delle donne colpite da un cancro alle ovaie viaggiano migliaia di piccole molecole proteiche o peptidi. Sebbene sia possibile rilevarle utilizzando tecniche già esistenti e consolidate, queste metodiche sono complesse e dispendiose. Reiner ha cercato un nuovo approccio per captare e riconoscere i peptidi spia, concentrandosi su una tecnologia potenzialmente in grado di rilevarne diversi simultaneamente. La metodica si basa sulla misurazione dei cambiamenti di corrente elettrica o di altre proprietà, determinati dal passaggio di molecole attraverso pori minuscoli o nanopori. Il team statunitense ha usato nanoparticelle d'oro che possono bloccare parzialmente questi nanopori. I peptidi, al loro passaggio, si attaccano alle nanoparticelle e 'danzandovi' attorno produrranno una firma molecolare unica.

Con questa tecnica il gruppo di Reiner è riuscito a identificare e analizzare 13 peptidi, compresi quelli derivati dal biomarcatore Lrg-1 trovato nelle urine di pazienti con cancro ovarico. "Di questi 13 peptidi ora conosciamo le firme - afferma il ricercatore - sappiamo come queste firme appaiono e come potrebbero essere utilizzate in questo schema di rilevamento. E' come avere un''impronta digitale' che ci dice cos'è il peptide. I dati clinici - sottolinea Reiner - mostrano un miglioramento del 50-75% nella sopravvivenza a 5 anni quando i tumori vengono rilevati nelle fasi iniziali. Questo è vero per numerosi tipi di cancro", incluso probabilmente quello dell'ovaio.

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