Amnesia, visioni e traumi collettivi nella serie di Cosimo Alemà e Isabella Aguilar prodotta da Rai Fiction. Tra mistero e memoria storica, un filo rosso che arriva fino al fascismo
All'improvviso, un'intera comunità dimentica completamente sei anni della propria vita. Non soltanto volti e avvenimenti, ma amori, figli, scelte, identità. Da questao inquietante evento prende le mosse 'Memoriae', la serie diretta Cosimo Alemà e Isabella Aguilar, presentata alla 21ma edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle dedicata alle serie tv. Una produzione Rai Fiction e Minerva che sceglie le coordinate del thriller e del mistery per addentrarsi in un territorio misterioso e oscuro: quello della memoria, individuale e collettiva, e dei fantasmi che tornano a reclamare il proprio posto nella storia. Tutto comincia con una frana apparentemente innocua nel piccolo paese di Vallata. Poco dopo, alcuni abitanti cominciano a soffrire di una misteriosa amnesia: sei anni cancellati, come se non fossero mai esistiti. Il borgo viene isolato, mentre fuori nessuno sa che cosa stia accadendo. A cercare una risposta è Matteo, reporter di guerra originario del luogo, interpretato da Dario Aita, che riesce a eludere la sorveglianza e si allea con Alma (Gaia Messerklinger), oncologa rimasta bloccata in paese durante un'escursione, per scoprire la verità. Ma la perdita dei ricordi è soltanto l'inizio: visioni sempre più vivide incrinano il confine tra realtà e immaginazione, lasciando affiorare un passato che forse non vuole più restare sepolto.
"È una serie ambiziosa, per noi una punta di diamante. Ci lavoriamo da cinque anni", raccontano i produttori Leonardo Ferrara e Gianluca Curti. "Quando abbiamo letto il soggetto siamo rimasti colpiti. I riferimenti alla mente umana hanno avuto subito una grandissima presa sulla nostra sensibilità editoriale". La sfida, spiega la regista Aguilar, che è anche autrice della sceneggiatura insieme a Gaetano Colella e Andrea Simonetti, era trovare una strada originale nella serialità italiana, tenendo insieme due polarità narrative: il calore umano e l'oscurità del thriller. "È stata una sfida graditissima, arrivata dalla Rai. Il risultato è codificato, ma è strano vivere questo genere nel nostro Paese, con personaggi costruiti per rispecchiare la nostra anima latina, emotivamente calda". Al centro, un interrogativo che supera i confini della finzione: che cosa succede quando un trauma collettivo viene rimosso, anziché elaborato? "Mi sono posta il problema: e se facessimo finta di niente, come se il male non fosse mai avvenuto? Che cosa succederebbe?", spiega Aguilar. La domanda attraversa la serie e allarga il campo dal destino dei singoli alla responsabilità delle generazioni e dei popoli. L'Olocausto, il Muro di Berlino, le ferite della storia diventano riferimenti di una riflessione che, nel caso italiano, torna anche al fascismo. "Il filo rosso ha a che fare con tutti gli orrori che abbiamo compiuto, non solo individualmente, ma anche come generazioni e come popolo. Non a caso siamo tornati al fascismo, un tema molto attuale".
Per Alemà, che firma la regia insieme ad Aguilar, il lavoro si è misurato anche con le difficoltà concrete di una lavorazione segnata spesso da condizioni meteorologiche impegnative, capaci di contribuire all'atmosfera della serie quanto di complicare le riprese. Un riferimento dichiarato è 'Les Revenants', la serie francese che ha dimostrato come un mistero possa diventare coinvolgente attraverso personaggi nei quali il pubblico riesce a riconoscersi e ad affezionarsi. "Uno degli obiettivi della Rai era produrre qualcosa di innovativo, ma che non risultasse alieno allo spettatore", osserva il regista. Per Aita, il cuore del racconto è proprio la possibilità di immaginarsi privati di una parte essenziale di sé. "Il tema della memoria è fondamentale. Credo e spero sia attrattivo immaginare, come è successo a me, che cosa si proverebbe a trovarsi in quella situazione". E aggiunge: "Oggi parlare di memoria collettiva e dei tentativi che si fanno, in qualche modo, per cancellarla mi sembra un argomento molto attuale e necessario. Mi piace anche quando tutto questo avviene attraverso il genere, quando è in grado di intrattenere e divertire".
Messerklinger descrive invece Alma come una donna che "reagisce all'incertezza assumendosi la responsabilità di capire. Ogni personaggio ha una sua storia ed è interessante vedere come ciascuno reagisca dal proprio punto di vista, quanto possa essere diversa la risposta -spiega- Alma si prende la responsabilità di capire che cosa sta succedendo". Per interpretarla, racconta, ha cercato "una reazione concreta e credibile davanti a un mondo in cui ogni certezza sembra venir meno. Penso che questa serie sia sorprendente e io per prima ho lasciato che mi sorprendesse". Tra ricerca scientifica e suggestione mistica, 'Memoriae' costruisce così un enigma che non si accontenta di chiedere che cosa sia accaduto a Vallata, ma interroga ciò che una comunità sceglie di ricordare, o di dimenticare.