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30 anni senza Di Bartolomei, 'l'esempio di cosa significhi essere romano e romanista'

figlio Luca Di Bartolomei, "ieri 6/a edizione del torneo dedicato ad Ago e vinto dai ragazzi Roma"

30 anni senza Di Bartolomei, 'l'esempio di cosa significhi essere romano e romanista'
29 maggio 2024 | 15.49
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Trent'anni senza Agostino Di Bartolomei. Il 30 maggio del 1994 lo storico capitano della Roma si suicidava, a soli 39 anni, sul terrazzo della sua villa a San Marco, frazione di Castellabate in provincia di Salerno. A spiegare i motivi del tragico gesto solo un biglietto con scritto "mi sento chiuso in un buco", legato probabilmente alle porte chiuse ricevute dal mondo del calcio dopo il ritiro. Quella mattina di fine maggio erano passati dieci anni esatti dalla più grande delusione sportiva di 'Ago', la sconfitta ai rigori nella finale di Coppa dei Campioni allo stadio Olimpico contro il Liverpool.

In 11 anni tra il 1972 e il 1984, con l'interruzione della stagione 1975-1976 dove ha giocato nel Vicenza, ha rappresentato "l'esempio di cosa significhi essere romano e romanista", ha spiegato in poche ed efficaci parole l'allenatore ed ex capitano Daniele De Rossi.

'Ago' inizia a giocare a pallone all'inizio degli anni '60 nei campetti del suo quartiere a Tor Marancia per poi passare all'Omi, squadra satellite della Roma. Nel 1968 approda alle giovanili del club giallorosso e 5 anni dopo, il 22 aprile del 1973 nel giorno del suo 18° compleanno, fa l'esordio in prima squadra, alla 'Scala del calcio' a San Siro contro l'Inter in un match pareggiato a reti bianche. La stagione successiva, alla prima giornata, segna il primo gol con la maglia della Roma, nel successo per 2-1 contro il Bologna. Quell'anno e il successivo fa la spola tra la prima squadra e la Primavera e poi va in prestito al Vicenza per l'intera stagione 1975-1976, dove gioca da titolare.

'Diba' è pronto ad essere protagonista con la maglia del cuore e fino al 1984 giocherà con continuità collezionando 308 presenze, di cui 146 con la fascia di capitano al braccio, assegnatagli da Nils Liedholm nel 1979. Il tecnico svedese gli cambierà anche ruolo, facendolo indietreggiare da centrocampista a libero. Nel 1983 la gioia più grande, con il secondo scudetto della storia giallorossa, un titolo vinto da protagonista assoluto, sia in fase difensiva che in fase offensiva, visto che segnerà anche 7 delle 66 reti con la Roma. La sua seconda migliore in termini di reti dopo quella 1978-1979, dove giocando da centrocampista centrale realizza 10 gol.

Dopo la grande delusione della finale di Coppa dei Campioni persa, arriva la grande amarezza della cessione da parte della società, che lo mette nella lista dei partenti perché il nuovo allenatore Sven-Goran Eriksson non lo ritiene adatto ai suoi schemi. Disputa la sua ultima partita in occasione della finale di Coppa Italia del 1984 vinta contro il Verona, coi tifosi che gli dedicarono lo striscione: 'Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva'.

Passa al Milan e la vendetta sportiva arriva dopo pochi mesi a San Siro quando segna una delle reti della vittoria rossonera, festeggiando in maniera vibrante e rabbiosa, un'esultanza che non gli venne perdonata dalla tifoseria giallorossa che nella sfida di ritorno all'Olimpico, lo accoglierà tra i fischi. Al Milan resterà fino al 1987, per passare poi al Cesena e chiudere la carriera alla Salernitana, dove giocherà dal 1988 al 1990.

"Nell’ambito delle tantissime attività e dei moltissimi ricordi - dalla CoppaAgo dello scorso 13 maggio, all’amichevole di Perth del 31 con la patch “Ieri, Oggi, Sempre” dal teatro con Ariele Vincenti al Cometa e Michele La Ginestra al teatro7off, al podcast su RaiPlay Sound di Manuel Fondato e al documentario 11 metri su RaiPlay e tanti altri- ieri a Trigoria si è disputata la VI edizione del Torneo dedicato ad Agostino e vinto dai ragazzi della AS Roma". Così su Facebook Luca Di Bartolomei, figlio dell'ex capitano della Roma, in occasione del trentennale della scomparsa del padre, che cadrà domani.

"Per me ieri è stata anche l’occasione di condividere alcune riflessioni e scelte che sono maturate nel corso di questi anni, soprattutto negli ultimi e che hanno anche trovato spazio oggi sulla La Gazzetta dello Sport grazie all’affetto del direttore Stefano Barigelli e di Andrea Pugliese -aggiunge Di Bartolomei-. È stato un viaggio bellissimo, doloroso ma anche pieno di gioia nel quale Ci siamo ritrovati in tantissimi. Per me è tempo di passare il testimone condividendo questa responsabilità con tanti amici che nel tempo hanno saputo coltivarne le idee. Nel prossimo futuro ad occuparsi sempre più di Ago e della sua eredità valoriale ci sarà una piccola associazione che per il 2024 ha già preso due importanti impegni: la ricoloratura del murale sul liceo Caravaggio a Tor Marancia e delle borse di studio sportive. L’associazione e anche io Vi terremo aggiornati. A presto, Luca".

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