Se l’attenzione è rivolta al Medio Oriente e ai rischi per l’economia globale legati agli sviluppi della guerra all’Iran, i dati sull’economia italiana non vanno trascurati, soprattutto guardando alla gestione dei conti pubblici. I numeri diffusi dall’Istat sui risultati di Pil e conti pubblici italiani del 2025 indicano che la discesa del deficit nel 2025 si è fermata infatti al 3,1% del Pil, senza arrivare al 3% indicato a ottobre nell’ultimo programma di finanza pubblica; e soprattutto senza sfondare al ribasso la soglia di Maastricht, come si attendevano sia il Governo sia i tecnici della Commissione Ue che a metà novembre avevano ipotizzato un disavanzo italiano al 2,98%. Anche il debito si rivela un po’ più alto del previsto, al 137,1% del Pil anziché al 136,2, ma questa tendenza, su cui pesa anche l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, era già visibile dagli ultimi dati di Banca d’Italia. I dati “non sono definitivi”, ha commentato a caldo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, recriminando per “l’ultimo colpo di coda del Superbonus”. Il conto “è suscettibile di modifiche (...), se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate”, ha confermato lo stesso Istituto di statistica in una nota a piè di pagina, pur precisando in un altro passaggio che l’utilizzo di questa finestra per rivedere i dati avviene raramente. Sempre l’Istat ha poi comunicato che il Pil del quarto trimestre del 2025 è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2024, confermando pertanto le stime preliminari rilasciata a gennaio scorso. Il PIL del quarto trimestre inoltre risulta in aumento rispetto ai dati del terzo trimestre (+0,1% su base congiunturale e +0,6% su base tendenziale). La variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,3%. Notizie migliori sul fronte del mercato del lavoro. A gennaio 2026, su base mensile, la crescita degli occupati e degli inattivi si associa al calo dei disoccupati. L’aumento degli occupati (+0,3%, pari a +80mila unità), rileva l’Istat, coinvolge gli uomini, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 15-24enni che risultano in diminuzione; sostanzialmente stabile l’occupazione per le donne. Il tasso di occupazione sale al 62,6% (+0,2 punti). La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-7,1%, pari a -99mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione scende al 5,1% (-0,4 punti) e quello giovanile al 18,9% (-1,9 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +35mila unità) è sintesi dell’aumento tra le donne e della diminuzione tra gli uomini. Il numero di inattivi sale tra i 15-24enni, cala tra i 25-49enni e resta sostanzialmente stabile tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di inattività sale al 33,9% (+0,1 punti). Confrontando il trimestre novembre 2025-gennaio 2026 con quello precedente (agosto-ottobre 2025), si registra una crescita nel numero di occupati (+0,1%, pari a +23mila unità).