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Endocrinologi, 'allarme su bloccanti pubertà infondato, evitano suicidi e depressione'

Lettera al premier Meloni, firmata da Sie, Siedp, insieme a Sigis, Sip, Siams e Onig

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20 gennaio 2023 | 15.04
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Le osservazioni della Società psicoanalitica italiana (Spi) sul rischio di danni fisici e psichici dei farmaci che bloccano la pubertà nei bambini e negli adolescenti con disforia di genere sono "infondate dal punto di vista scientifico e ingiustificatamente allarmistiche". E "stoppare queste terapie aumenterebbe il pericolo di suicidio e depressione". In una lettera inviata oggi al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, le società scientifiche degli endocrinologi prendono posizione contro la missiva della Spi all'Esecutivo. A schierarsi contro le dichiarazioni della società presieduta da Sarantis Thanopulos sono la Società italiana di endocrinologia (Sie) e la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (Siedp), insieme a Società italiana genere, identità e salute (Sigis), Società italiana di pediatria (Sip), Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams) e Osservatorio nazionale sull'identità di genere (Onig).

"Riteniamo che la posizione della Spi contenga errori di interpretazione e imprecisioni in contrasto con i dati scientifici ad oggi disponibili - dichiarano Annamaria Colao, presidente Sie, e Mariacarolina Salerno, presidente Siedp - Gli studi di follow-up, infatti, dimostrano che i trattamenti con farmaci bloccanti la pubertà sono reversibili, consentono di guadagnare tempo per riflettere in modo consapevole sulla scelta di cambiare sesso e sono in grado di ridurre in modo significativo depressione, rischio suicidario e comportamenti autolesivi negli adolescenti trattati".

Nella lettera al Governo, gli endocrinologi precisano che i farmaci in questione "vengono somministrati sempre in casi selezionati, con profondo disagio, approfonditi e studiati da un'équipe multidisciplinare, come descritto dalla Determina dell'Aifa", l'Agenzia italiana del farmaco. "Il trattamento con i farmaci bloccanti la pubertà in adolescenti con disforia di genere non è peraltro in sperimentazione, come erroneamente descritto dalla Spi - puntualizzano Colao e Salerno - ma è stato autorizzato dal Comitato nazionale di bioetica nel 2018 e approvato da Determina dell'Aifa nel 2019, nonché sostenuto da raccomandazioni scientifiche anche internazionali e già ampiamente utilizzato nella pratica clinica". Inoltre, si evidenzia nella missiva, "gli interventi per lo sviluppo del blocco puberale sono prescrivibili solo a pubertà già avviata, su adolescenti che abbiano già iniziato lo sviluppo puberale (stadio 2 di Tanner)".

"Contraddittoria", secondo i firmatari, "anche la considerazione" della Spi "secondo cui sarebbe sbagliato basare la valutazione dell'identità di genere sulle affermazioni del soggetto: l'auto-percezione di sé è infatti anche alla base di tutte le valutazioni in psicologia, anche all'interno dello stesso approccio psicoanalitico", fanno notare gli specialisti.

"Tutto questo - ammoniscono infine Colao e Salerno - rischia di creare un allarme ingiustificato nei ragazzi con disforia di genere, in cui è presente una profonda sofferenza psichica legata anche al pregiudizio e allo stigma di chi nega che l'identità sessuale possa essere incongruente con il sesso assegnato alla nascita".

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