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Insufficienza cardiaca, Anmco: "Vericiguat nuova possibilità per pazienti"

27 settembre 2023 | 16.40
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Oliva: "Terapia per coloro che mostrano segni di peggioramento"

La conferenza  stampa sul vericiguat
La conferenza stampa sul vericiguat

"Per il trattamento dell'insufficienza cardiaca abbiamo da qualche anno a disposizione una serie di trattamenti di prima linea, oggi però possiamo contare anche su vericiguat, uno stimolatore della guanilato ciclasi solubile (sGC) che offre una nuova possibilità di cura ai pazienti che nonostante la terapia di prima linea mostrano segni di peggioramento". Lo ha detto Fabrizio Oliva, presidente dell'Associazione nazionale cardiologi ospedalieri (Anmco) e direttore di Cardiologia 1 all'ospedale Niguarda di Milano, durante la conferenza stampa oggi a Milano. Durante l'incontro, organizzato da Bayer Italia, l'annuncio del via libera da parte di Aifa alla rimborsabilità di vericiguat, il nuovo farmaco per il trattamento dell'insufficienza cardiaca sintomatica cronica sviluppato da Bayer.

"L'insufficienza cardiaca è una sindrome caratterizzata dall'incapacità del cuore di avere un'adeguata contrattilità – ha sottolineato Oliva - determinando un cattivo afflusso di sangue a tutti gli organi, sia nobili che non. È una patologia che può insorgere per varie possibili cause cardiache, dalla cardiopatia ischemica alle patologie valvolari, fino all'ipertensione non adeguatamente trattata e alle malattie del muscolo cardiaco. I sintomi sono mancanza di fiato, ritenzione di liquidi, affaticamento e difficoltà ad effettuare le normali attività. L'insufficienza cardiaca in Italia colpisce circa 600.000 persone e l'incidenza aumenta con l'avanzare dell'età, nella popolazione over 65 anni arriva infatti a toccare il 10% di prevalenza”.

Uno dei maggiori rischi per un paziente con insufficienza cardiaca è la riacutizzazione della patologia: “Le riacutizzazioni, purtroppo, nell'ambito dello scompenso cardiaco sono frequenti. Circa il 50% di pazienti va incontro a riacutizzazioni nei primi tre mesi dopo la dimissione – ha concluso - Questo è un problema rilevante e deve essere un ulteriore stimolo a ottimizzare la terapia già in corso di ricovero e quindi prima della dimissione”.

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