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Mafia, migliaia al corteo di Milano in memoria delle vittime

Grande la partecipazione dei cittadini che, secondo la questura, sono arrivati a toccare quota 70mila. Elly Schlein al corteo

(Foto Adnkronos)
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21 marzo 2023 | 10.30
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“Finché non ci sarà una presa di coscienza collettiva delle ricadute della peste mafiosa sulle vite di tutti, la lotta alle mafie non riuscirà ad estirpare il male alla radice”. Lo ha detto il presidente di Libera don Luigi Ciotti, intervenendo dal palco in piazza Duomo per la XXVIII Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata da Libera e Avviso Pubblico. Grande la partecipazione dei cittadini intervenuti al corteo: dagli iniziali 50mila dichiarati dagli organizzatori, i partecipanti, secondo la questura, sono arrivati a toccare quota 70mila.

“Dobbiamo andare alla radice del male, non fermarci solo agli effetti - ha avvertito don Ciotti -. La radice è culturale, sociale, etica. E bisogna andare alla radice dei problemi per evitare un pericolo che stiamo vivendo, la normalizzazione”. Perché, ha osservato, “oggi malgrado l’impegno, il sacrificio di tanti, malgrado una marea di cose belle e importanti, in Italia la differenza la fa l’indifferenza. C’è un lungo elenco di problemi che viene normalizzato e diventa una delle tante cose, ma non è così”. Poi ha ricordato: “Vent’anni fa un signore, non importa il suo nome, fece una esortazione, divenuta in parte verità. Ebbene, questo signore aveva detto che con le mafie bisogna convivere. Mi spiace dirlo, ma oggi c’è una realtà fatta di connivenze. Letture inadeguate dei fenomeni della criminalità che si sono evoluti assumendo forme e metodi che richiedono nuovi sguardi e nuove strategie”.

E allora “la saldatura tra mafie e capitale economico richiede un nuovo paradigma perché pur restandone i tratti arcaici tradizionali, le mafie sono diventate moderne imprese. Ricorrono meno alla violenza diretta perché possono contare sulla economia e la finanza, dove esistono molti imprenditori trasparenti e coraggiosi, ma anche tante persone indegne. Insospettabili alla ricerca dei servizi della mafia; commercianti e professionisti, politici in cerca di voti che vanno a cercare questi servizi”. Nel suo intervento, infine, don Ciotti ha ricordato le vittime del naufragio di Cutro, perché “il dolore di quelle famiglie è uguale per tutti e noi da questa piazza vogliamo abbracciarli tutti”.

Prima che il presidente di Libera prendesse la parola, sul palco sono stati letti i nomi delle 1069 vittime innocenti della mafia. A dare inizio all’elenco è stato il sindaco Sala, seguito, tra gli altri, dal prefetto di Milano Renato Saccone, dalla coordinatrice della Dda Alessandra Dolci, dalla segretaria del Pd Elly Schlein, dall’ex presidente del Senato Pietro Grasso, dal segretario della Cgil Maurizio Landini e dal leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

Per la lotta alla mafia “serve uno sforzo in più. E questo chiediamo a tutte le istituzioni e al governo - ha detto Elly Schlein - Qui ci sono molti amministratori che ogni giorno scelgono la lotta contro la criminalità organizzata, contro le mafie, contro la corruzione. E questa è una battaglia fondamentale in un Paese come il nostro perché la corruzione e l’infiltrazione economica delle mafie nell’economia, oltre che nelle istituzioni, quando arriva, sono un elemento che aumenta le diseguaglianze in questo Paese”. E allora “massima deve essere la guardia delle istituzioni e della politica tutta. Trasversalmente nell’impegno a contrastare questi fenomeni”.

“Sappiamo che in momenti di difficoltà economica, gli strumenti che ci diamo per contrastare l’infiltrazione delle mafie nell’economia legale devono essere ulteriormente rafforzati. E purtroppo non stiamo vedendo questo - ha aggiunto Schlein - Non si fa alzando il tetto del contante, né agendo per indebolire le tutele della legalità nel codice degli appalti. Lo si fa con una grande operazione di maggiore trasparenza e controllo, di maggiore formazione fin dalle scuole e dentro le pubbliche amministrazioni, con una battaglia che è anche culturale”.

E poi "c’è un diritto alla verità per cui dobbiamo lottare. Non è possibile che ancora dopo molti anni non si possa risalire alla verità dei fatti e alle responsabilità e a vedere puniti coloro che hanno ucciso le vittime innocenti delle mafie”.

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