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Metaverso, l'avvocato: "Crescono anche reati tra avatar, serve tribunale virtuale"

Dagli insulti razzisti alle molestie sessuali fino alla violazione di marchi altrui: l'idea del legale Salvatore Di Pardo

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01 febbraio 2023 | 12.19
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Dagli insulti razzisti alle molestie sessuali fino alla violazione di marchi altrui, sono diversi i reati che potranno configurarsi nel metaverso e che, in alcuni casi, si sono già manifestati. Uno spazio di azione, virtuale, in potenziale espansione, che rischia di diventare un far west senza una regolamentazione ad hoc. E' proprio per arginare questa situazione che nasce l'idea di un tribunale del metaverso, con regole e sanzioni proprie, che possano incidere direttamente su coloro che lo popolano, gli avatar. A lanciarla è l'avvocato amministrativista Salvatore Di Pardo.

''Come studio legale - spiega all'Adnkronos - stiamo trattando le problematiche giuridiche del metaverso e uno dei temi di maggior rilievo sta proprio nella difficoltà di delineare la responsabilità dell’utente per i comportamenti tenuti dal proprio avatar. Fra qualche tempo, gran parte delle nostre attività quotidiane avverranno direttamente nel metaverso, tramite azioni e comportamenti tenuti dai vari avatar virtuali''.

''Pertanto - aggiunge - è indispensabile creare un 'diritto del metaverso', che disciplini questo mondo virtuale e orienti le azioni degli utenti. Cosicché, ad esempio, comportamenti scorretti o lesivi siano sanzionati adeguatamente, sia sul piano 'virtuale' (sospendendo o 'bannando' l’avatar), sia sul piano 'reale', ponendo a carico dell’utente persona fisica effettive conseguenze giuridiche. Per fare questo, è assolutamente necessario che ciascun utente abbia un solo avatar 'certificato', in modo che le azioni poste in essere nel metaverso siano riconducibili univocamente a quella persona. In questo modo, lo spazio virtuale potrà essere meglio gestito e governato, con una maggior responsabilizzazione dell’intera community''.

Al momento, spiega ancora l'avvocato Di Pardo, ''si è tentato prevalentemente di applicare le regole tradizionali, del mondo fisico, anche al mondo virtuale. Ma ora, nello spazio virtuale si potrà fare di tutto: si stipuleranno contratti, si potrà votare, si potrà accedere ai servizi comunali e si potranno verificare anche dei reati, come già successo: dallo stalking, al razzismo, alle molestie sessuali ecc.''.

Tuttavia, le norme giuridiche tradizionali non risultano sempre adeguate a una realtà dematerializzata e virtuale come quella del metaverso ma necessitano di una profonda rimeditazione. Ad esempio, prosegue Salvatore Di Pardo, ''si tratta di capire se la violenza sessuale subita dall'avatar di una donna, che non si concretizza nella vita reale, sia una violenza punibile penalmente poiché non c'è stato contatto fisico''.

''Oppure, in che misura e con quali strumenti possa essere tutelato un marchio o un altro segno distintivo nel metaverso. È già successo con le scarpe Nike e l'azienda ne ha bloccato la vendita agli avatar; in futuro, buona parte dei marchi saranno presenti attivamente nel metaverso e, ad esempio, sarà possibile acquistare beni e servizi direttamente con il proprio avatar - conclude - Si potrà assistere a manifestazioni sportive, accedere allo stadio nel metaverso. L'avatar potrà quindi compiere dei gesti di razzismo o di violenza. Mentre oggi possiamo disporre il daspo e impedire al tifoso razzista di accedere allo stadio mi sembra un po' più complicato riuscire a 'bannare' efficacemente il suo avatar se, come accade oggi, il tifoso ha la possibilità di crearne un altro. È essenziale, dunque, un intervento legislativo''.

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