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Migranti, Open Arms: "26mila morti nel Mediterraneo dal 2014 per inazione Ue"

20 marzo 2023 | 14.22
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La denuncia della Ong: "Omissioni e respingimenti per procura, per questo criminalizzati e fermati"

Migranti, Open Arms:

"Dal 2014 sono 26.000 le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale a causa dell’inazione dell’Europa, della mancanza di operazioni di ricerca e soccorso governative strutturate, di accordi criminali fatti con paesi illiberali e instabili dove i diritti umani e la vita sono violati sistematicamente". E' l'atto d'accusa di Open Arms a pochi giorni dalla nuova udienza del processo a Palermo a carico dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.

Gli ultimi due casi, ricorda la Ong, sono la "strage drammatica a pochi metri dalle coste italiane, sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in Calabria, e un naufragio annunciato in acque internazionali, nella zona Sar libica: 86 morti di cui 35 minori e bambini e un numero imprecisato di dispersi nel primo caso, 30 dispersi e 17 persone recuperate dal mare nel secondo, è questo il tragico bilancio di questi ultimi 20 giorni. Un bilancio che pesa come un macigno sulla coscienza dei governi europei, che anziché soccorrere persone in evidente pericolo di vita, hanno preferito attendere ore preziose, attivare operazioni di polizia anziché di soccorso, provare ad allertare la cosiddetta guardia costiera libica, insomma guardarli morire".

"Non è la prima volta che accade e purtroppo non sarà l’ultima", afferma la Ong. Da 7 anni Open Arms è in mare e denuncia "le omissioni di soccorso, i respingimenti per procura, i naufragi, la mancanza di coordinamento in mare, il silenzio delle autorità alla richiesta di informazioni".

"Per questo siamo stati criminalizzati, fermati, ispezionati, indagati e ogni volta assolti", dicono da Open Arms, sottolineando che "le navi umanitarie sono state in questi anni l’unico presidio di legalità e rispetto delle Convenzioni internazionali, l’unica tutela contro le derive violente dell’esternalizzazione delle frontiere, di una politica insufficiente che non è stata in grado di trovare soluzioni dignitose per chi fuggendo da situazioni di pericolo, chiedeva di essere accolto in Europa".

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