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Il segreto della felicità? E’ chiedersi cosa è buono per me

Il libro appena uscito della sociologa Chiara Narracci insegna a volersi bene, partendo dalla conoscenza di se stessi

Il segreto della felicità? E’ chiedersi cosa è buono per me
04 maggio 2023 | 08.21
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Stare e volersi bene si può imparare, soprattutto partendo dalla domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi: “E’ buono per me?”. E’ questa la ricetta della felicità che propone la sociologa e consulente familiare Chiara Narracci nel suo ultimo libro ‘A star bene si impara! E’ buono per me?’ appena pubblicato per Gaz Edizioni. Una domanda tutt’altro che scontata, dice l’autrice all’Adnkronos, “in un periodo storico caratterizzato dalla fretta, dall’ansia e dall’illusione che la felicità sia un diritto, un vortice che ci porta a vivere in balia delle emozioni, ma anche un punto di partenza per gestirle, sulla via della ricerca del proprio benessere”.

“Il libro nasce per offrire degli spunti di auto riflessione – afferma la Narracci – E' composto da capitoli brevi ma ricchi di domande, che aiutano a mettersi a fuoco nelle dinamiche interne e relazionali. La domanda principe ‘E’ buono per me?’ aiuta ad uscire dagli automatismi e dalle etichette”. Nel volume sono presenti pagine vuote che il lettore può riempire con propri appunti e annotazioni e alla fine di ogni capitolo ci sono degli esercizi da fare: “Lo scopo è di imparare a conoscere meglio se stessi, le proprie emozioni e pensieri – ribadisce l’autrice - La domanda ricorrente che il lettore deve farsi è ‘io cosa penso’, ‘io cosa provo’, prendendo dunque le distanze dal sentire comune e concentrandosi invece sull’ascolto di se stesso”.

La seconda parte del libro “è invece una raccolta di favole dal significato socio-pedagogico – spiega la Narracci - Un linguaggio che parla direttamente al mondo emotivo e che è spesso causa di destabilizzazione, così come di pretese e aspettative pesanti”. Sono racconti che l’autrice ha scritto per i figli e che parlano di paura, responsabilità e di rispetto, così come di altruismo, condivisione e dolore. Insomma, sottolinea la scrittrice, è un libro che “si propone di aiutare i piccoli a diventare grandi e i grandi a restare piccoli”.

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