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Cambiamento climatico, storica risoluzione dell'Onu

Il documento ha l'obiettivo di rendere direttamente responsabili a livello legale i Paesi che non rispettano gli obblighi in materia di cambiamenti climatici

(Fotolia)
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06 aprile 2023 | 11.39
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La drammatica realtà rappresentata dalle conseguenze del cambiamento climatico necessita di interventi concreti e tempestivi volti a una radicale trasformazione della situazione, come anche sottolineato dal nuovo rapporto dell'Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, rivolto ai decisori politici. Un'urgenza di agire che nella realtà dei fatti, non di rado, si scontra con i ritardi o la mancata azione dei Governi nel contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma forse siamo giunti a un punto di svolta. L'Onu, infatti, ha di recente approvato una risoluzione storica in tema di giustizia climatica. In sintesi, il documento prevede che l'Assemblea delle Nazioni Unite chieda alla Corte Internazionale di Giustizia un parere sugli obblighi degli Stati di materia di cambiamento climatico, oltre che di proporre interventi legali. Si tratta di una presa di posizione forte e in un certo senso rivoluzionaria, in quanto rende legalmente responsabili i Paesi che non onorano gli impegni in fatto di emergenza climatica. Dettaglio interessante è che la storica risoluzione, adottata da più di 130 Stati, è stata promossa da una piccolissima nazione, Vanuatu, un arcipelago del Sud Pacifico particolarmente a rischio per gli effetti estremi dei cambiamenti climatici, tra cui cicloni tropicali devastanti, perdita di biodiversità, innalzamento del livello del mare, ma che sicuramente non rientra tra i maggiori inquinatori del Pianeta. La nuova risoluzione segue un altro importante accordo sancito dall'ONU all'inizio di marzo 2023, il cosiddetto Trattato d'alto mare, a tutela della conservazione e in favore di un uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree al di fuori delle giurisdizioni nazionali ovvero oltre le 200 miglia marine dalla costa.

Il tema della giustizia climatica è stato affrontato per la prima volta in maniera sistematica dall'ONU nel 1992 con la stipula dell'UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In particolare, l'articolo 2 della Convenzione afferma che: “L'obiettivo finale della presente Convenzione e di tutti gli strumenti giuridici connessi è quello di realizzare, in conformità alle disposizioni della Convenzione, la stabilizzazione delle concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera a un livello tale da evitare pericolose interferenze antropiche con il sistema climatico. Una tale livello dovrebbe essere raggiunto entro un lasso di tempo sufficiente per consentire agli ecosistemi di adattarsi naturalmente al cambiamento climatico, per garantire che la produzione alimentare non sia minacciata e per consentire all'economia di procedere secondo uno sviluppo sostenibile”.

La nuova risoluzione costituisce il primo vero passo che stabilisce obblighi di azione sul clima nell'ambito del diritto internazionale e il cui obiettivo e poter fornire strumenti legali per rafforzare le controversie, potendo ritenere direttamente responsabili delle loro azioni gli Stati. Il rafforzamento della responsabilità dei singoli Paesi dovrebbe dare il via a un nuovo capitolo nella cooperazione multilaterale sulle questioni climatiche, maggiormente incentrato sul rispetto delle norme internazionali. La logica alla base della risoluzione Onu, da un lato, fornisce maggiore forza al movimento globale per la giustizia climatica, dall'altro offre la possibilità di agire concretamente stabilendo, ad esempio, se il mancato rispetto degli obblighi presi in trattati come l'Accordo di Parigi possa essere contestato con un'azione legale. Dunque, la giustizia climatica ha un nuovo importante strumento dalla sua parte. Non ci resta che attendere il primo parere della Corte Internazionale di Giustizia che potrebbe arrivare entro un anno, dopo una fase di analisi e consultazione del contesto attuale e dei dati. E ancorché il parere della Corte non potrà essere vincolante, una maggiore pressione della comunità internazionale potrebbe spingere i singoli Governi ad accelerare le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici.

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