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Arte e brevetti aprono alla creatività artificiale delle AI

10 agosto 2021 | 13.48
LETTURA: 3 minuti

Con il caso AI DABUS, la Corte Federale australiana ha stabilito che alle intelligenze artificiali può essere attribuita la paternità ufficiale di un’invenzione.

 - Da Artifly.com
- Da Artifly.com

Nel 2018, Christie’s ha venduto per 432.500 dollari (contro una base di partenza di 10mila dollari) il Ritratto di Edmond Belamy, la prima opera d’arte originale mai creata da un’intelligenza artificiale. Ora, una nuova AI promette di leggere nella mente del committente e creare l’opera d’arte perfetta interpretandone i gusti. Si chiama Artifly, e usa un algoritmo capace di cogliere le preferenze personali e trasformarle in un’opera d’arte unica, originale e - contrariamente alle altre creazioni di intelligenze artificiali - anche economica.

Il processo di creazione è molto semplice: il software ci mostra una serie di dipinti in stili e correnti diverse tra cui selezionare i nostri preferiti. Man mano che si va vanti raffina la proposta e alla fine genera, senza obbligo di acquisto, una serie di stampe originali in base alle scelte fatte, tra cui trovare il quadro che più risponde ai nostri gusti e farcelo recapitare a casa. I costi vanno dai 29 ai 59 dollari, assolutamente accessibili, e ogni opera è accompagnata da un certificato di autenticità e unicità registrato su blockchain via Verisart, una compagnia tech specializzata in certificazione di opere d’arte. “L’idea dietro al nostro progetto” spiegano gli inventori di Artifly, gli israeliani Ben Kovalis, Eyal Fisher e Guy Haimovitz “non era quella di rendere un’intelligenza artificiale capace di creare una singola opera d’arte da rivendere poi a 100mila dollari al pezzo, ma di dar vita a migliaia di opere tutte diverse e tutte uniche”. Resta da vedere se, come per queste opere ci sarà una possibilità di mercato secondario, e se sono destinate o meno ad aumentare di valore nel tempo. Quello che è sicuro è che si tratta di un altro passo verso il riconoscimento della creatività artificiale.

Esistono alcuni tool capaci di generare quadri partendo da brevi input di testo, e il prodotto spesso è indistinguibile da opere umane esposte nei musei. Altre volte i risultati sono meno incoraggianti: lasciando piena autonomia all’AI di creare la sua opera partendo dai contenuti reperibili nel web su un dato argomento, quello che emerge è più un collage dei contenuti che l’algoritmo reputa più rappresentativi. Eppure basta raffinare un po’ le indicazioni fornite, dando un argomento e uno stile pittorico preciso, ed ecco che l’AI dà vita a qualcosa di veramente particolare: un tramonto a Perth nello stile di Turner, un ingorgo a Sidney ispirato a Rembrandt. Oppure si può suggerire uno stato d’animo e un’atmosfera e applicarlo a un’ ambientazione precisa. Non si può parlare di opere originali - l’AI le crea setacciando il web alla ricerca di immagini da riutilizzare per le sue composizioni - ma nemmeno di semplici remix. Il dibattito intorno all’arte creata dalle intelligenze artificiali è aperto e acceso. Diritto d’autore, pirateria, plagio, originalità e natura della creatività sono tutti elementi sotto la lente: le AI creano a partire da opere già esistenti, cogliendone il risultato finale ma non certo il milieu storico, culturale e personale che le ha generate. Difficile spingersi fino al punto di conferire piena dignità artistica alle creazioni generate artificialmente.

Eppure la Corte Federale australiana pochi giorni fa, in una decisione storica che segue di poco l’analoga conclusione sudafricana, ha stabilito che alle intelligenze artificiali può essere attribuita la paternità ufficiale di un’invenzione. È successo con l’AI DABUS, un sistema neurale artificiale che ha inventato una serie di contenitori basati sulla geometria dei frattali ideati per essere maneggiati da braccia robotiche, e un device a luci intermittenti capace di migliorare l’attenzione umana stimolando la risposta cerebrale. E mentre Stati Uniti, UK e Unione Europea hanno rifiutato di attribuire la paternità delle invenzioni a DABUS, altre corti hanno stabilito l’autonomia dell’AI e riconosciuto il brevetto a suo nome. Non sembra lontano il momento in cui anche l’arte artificiale potrà vedere un riconoscimento ufficiale.

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