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Iran, il crollo demografico dietro le proteste delle donne

18 gennaio 2023 | 12.08
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Entro il 2050, l’Iran potrebbe diventare il paese più anziano del Medio Oriente

(IPA/Fotogramma)
(IPA/Fotogramma)

Le proteste di questi mesi in Iran impongono di analizzare questo Paese anche sotto il profilo demografico. I funzionari della Repubblica islamica dell'Iran hanno messo in guardia su uno tsunami demografico poiché le previsioni locali e internazionali suggeriscono che il Paese potrebbe avere una delle cinque maggiori popolazioni anziane entro il 2050. Quasi l'11% degli iraniani, circa 5,3 milioni sull'attuale popolazione totale di 84 milioni, ha ora più di 60 anni; tuttavia, questa cifra potrebbe aumentare significativamente in futuro.

Secondo una previsione del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), la popolazione anziana dell'Iran rappresenterà oltre il 30% del totale entro il 2050, rendendo la Repubblica islamica il paese con la popolazione più anziana del Medio Oriente. Secondo le stesse previsioni, si prevede che la popolazione anziana nel principale rivale regionale dell'Iran, l'Arabia Saudita, raggiungerà il 25% del totale entro il 2050 e solo il 10,6% nel vicino Iraq.

Il regime demografico iraniano non era dissimile da quello tipico della regione e della maggioranza dei Paesi poveri del mondo, alla fine della Prima guerra mondiale. Nel 1950, 17 milioni di iraniani avevano una speranza di vita alla nascita inferiore ai 40 anni, minore tra le donne rispetto agli uomini.

Il controllo delle nascite era quasi sconosciuto, il numero medio di figli per donna era attorno a 7 e si conservava su tali livelli fino agli anni Settanta. La politica di pianificazione familiare statale cambiò nel 1988, questa volta promuovendo la campagna "Fewer Kids, Better Lives". Sotto la nuova politica, due bambini erano diventati la dimensione familiare ideale.

All’inizio degli anni ’80 il numero medio di figli delle donne iraniane era ancora pari a 6,5, ma nel 2004 scese a 1,8, un crollo rapidissimo nel giro di vent’anni.

Negli ultimi anni, il governo ha provato ad invertire le politiche passate volte a controllare la crescita della popolazione annullando i sussidi per i preservativi e le pillole anticoncezionali e collocando cartelloni pubblicitari di famiglie felici nelle principali città mentre la banca centrale iraniana ha assegnato un fondo speciale per i prestiti da concedere alle famiglie con bambini.

Per un numero crescente di giovani iraniani della classe media che sono profondamente pessimisti sul futuro del loro paese, avere figli non è solo uno degli ultimi pensieri, ma è anche, in molti casi, impossibile data l'attuale situazione economica dell'Iran. Inoltre, alcune donne sospettano che la politica del governo volta ad aumentare il tasso di natalità sia in realtà uno sforzo per mantenere le donne in quello che per molti musulmani credono sia il loro posto, la casa.

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