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Libri: 'Egitto, Democrazia militare', Acconcia racconta nuovo volto paese

05 novembre 2014 | 14.52
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Libri: 'Egitto, Democrazia militare', Acconcia racconta nuovo volto paese

Un "uomo con la mani insanguinate" incoronato come "personaggio mediatico" grazie al diffondersi della "mania per il ritorno della stabilità tra gli egiziani". E' così che il presidente Abdel Fattah al-Sisi viene descritto nelle prime righe del nuovo libro di Giuseppe Acconcia, 'Egitto. Democrazia militare', edito da Exorma con prefazione di Sonallah Ibrahim, uno dei più importanti scrittori egiziani viventi.

Acconcia, giornalista e ricercatore specializzato in Medio Oriente e profondo conoscitore dell'Egitto, dove ha vissuto, racconta di un paese che, dopo la parabola della Primavera araba, è tornato ai metodi autoritari di Hosni Mubarak. Sono migliaia, spiega il libro, gli attivisti in prigione e centinaia le condanne a morte. E intanto è stato azzerato lo spazio della contestazione politica, mentre resta incerta la data delle elezioni parlamentari.

Andando ben oltre la cronaca, il libro rivela l'immagine di un Paese che in poco tempo ha visto il movimento di piazza trasformarsi in quello che Acconcia non esita a definire "colpo di Stato", che nel 2013 ha messo il paese in una condizione di severo e completo controllo sociale e politico.

Per analizzare questo rapido percorso e questo nuovo volto dell'Egitto, l'autore parte dai palazzi del potere e da Piazza Tahrir, ma sceglie poi di allontanarsi. Intraprende un percorso che gli permette di accendere i riflettori su una pluralità di voci e luoghi che ben raccontano la fase politica che vive il paese e il modo in cui ci si è arrivati.

Alessandria, Port Said, Suez, ma anche i villaggi e la campagna, per descrivere il percorso deviato della rivoluzione del 2011, le istanze inascoltate della popolazione urbana, quelle in parte differenti dell'Egitto profondo. Fino al "colpo di Stato" del luglio 2013 e alla repressione violenta della "repubblica islamica di Rabaa al-Adaweya", la piazza dei Fratelli Musulmani e del massacro dell'agosto 2013.

L'amara conclusione è già nelle prime pagine del libro: "Il sangue - dice Acconcia - è servito ai militari per dimostrare ancora una volta che l'unica soluzione per gli egiziani è il ritorno del Faraone".

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