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Alaa, la 'regina' delle proteste in Sudan

11 aprile 2019 | 08.38
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(Afp) - AFP
(Afp) - AFP

A Khartoum tutti gli occhi sono per lei. Lunghi capelli corvini nascosti dal velo, tunica bianca e pendenti d'oro. Alaa Salah è diventata la ragazza simbolo delle proteste in Sudan contro il presidente Omar al-Bashir, al potere da 30 anni. 22 anni, studentessa di architettura, Alaa - soprannominata 'Kandara', la regina nubiana che governava gran parte dell'attuale Sudan moderno più di 3.000 anni fa - è stata immortalata in un'immagine che ha fatto il giro del mondo, diventando l'ultima speranza per il popolo sudanese.

"Sono contenta che la mia foto abbia permesso alle persone di tutto il mondo di conoscere la rivoluzione in Sudan - ha spiegato Alaa al 'Guardian -. Dall'inizio delle proteste sono uscita ogni giorno e ho partecipato alle manifestazioni perché i miei genitori mi hanno insegnato ad amare il nostro Paese".

L'attuale ondata di proteste contro il governo trentennale di Omar al-Bashir è iniziata a dicembre, ma si è intensificata nel fine settimana quando un'enorme folla si è radunata di fronte a un complesso militare nel centro di Khartoum. Alaa ha spiegato di non appartenere a fazioni politiche ma di essere scesa in strada con l'obiettivo di lottare per un Sudan migliore. "Il nostro Paese è al di sopra di ogni partito politico e di ogni divisione settaria", ha affermato la giovane.

Ritratta in piedi sul tettuccio di un'auto, Alaa ha incitato la folla entusiasta. "Quel giorno ero stata a 10 diversi incontri e avevo appena letto un poema rivoluzionario". La gente era ipnotizzata. "All'inizio ho trovato un gruppo di sei donne e ho iniziato a cantare, loro hanno iniziato a cantare con me". E' stata una frase del poema, in particolare, a catturare l'attenzione della folla: "Il proiettile non uccide. Ciò che uccide è il silenzio delle persone". Il padre di Alaa possiede una società di costruzioni. Sua madre, invece, fa la stilista e lavora con il tradizionale toub sudanese, l'abito che anche la 22enne indossa nelle fotografie. Come Alaa, anche la tunica è diventata in pochi giorni il simbolo delle donne che protestano e gridano, con coraggio, tutta la loro indignazione.

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