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"Meglio l'uovo o la gallina?", il grande dilemma delle democrazie

L'editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi

Joe Biden e Donald Trump (Afp)
Joe Biden e Donald Trump (Afp)
13 aprile 2024 | 12.01
LETTURA: 3 minuti

"La tirannia del breve periodo. Ne soffrono gli aggregati umani e le democrazie più di tutti. Significa che in tanti casi non si accetta il differimento del piacere, si preferisce un uovo oggi alla gallina domani". E' quanto scrive oggi sulle pagine del Corriere della Sera Angelo Panebianco. "Anche nelle situazioni in cui dovrebbe essere chiaro che mangiando tutte le uova oggi si resterà senza galline domani. E, per conseguenza, senza più uova" fa notare.

La corsa per la Casa Bianca e la guerra in Ucraina

Gli esempi sono molti. "Trump impedisce, per avere un vantaggio nella campagna elettorale, che Biden mandi armi in Ucraina. Se poi tale azione ostruzionista contribuisse alla vittoria di Putin, qualche elettore ne considererebbe responsabile Trump ma il maggior danno reputazionale spetterebbe a Biden: avendo egli voluto impedire ai russi di vincere, la resa di Zelensky sarebbe una 'sua' sconfitta" scrive. "Trump si preoccupa del breve periodo, vuole vincere la campagna elettorale. Ma una volta conquistata la Casa Bianca, in caso di sconfitta ucraina, si troverebbe in guai seri. Dovrebbe fare i conti con il rischio che la Russia attacchi un Paese Nato, dovrebbe fronteggiare una Cina che aspetta di vedere cosa accadrà in Ucraina per decidere come comportarsi con Taiwan, dovrebbe assistere a un "fuggi fuggi generale": quale governo potrebbe più confidare nell'appoggio degli Stati Uniti? Trump e i trumpiani puntano a un vantaggio a breve. Non si preoccupano del fatto che strappare quel vantaggio qui e ora potrebbe danneggiarli in futuro".

La sicurezza dell'Europa

Si constata, poi, scrive Angelo Panebianco nell'editoriale sul Corriere della Sera, "la lentezza con cui l'Unione europea affronta problemi che richiederebbero decisioni forti e immediate (sull'Ucraina, sulla difesa europea). Ma chi biasima i governi della Ue per la loro prudenza non considera che quei governi rispondono a opinioni pubbliche nazionali le quali, nelle loro componenti maggioritarie, non sembrano avere compreso la gravità del momento. Non hanno voglia di sentirsi dire che occorre mobilitare risorse ingenti - il che potrebbe incidere sul tenore di vita degli europei - per fronteggiare una situazione internazionale pericolosa". "Vi sembra che, per giunta a ridosso delle elezioni europee, i governi possano sfidare le rispettive opinioni pubbliche? - chiede Panebianco dalle pagine del Corriere della Sera -. Nel medio-lungo termine il rinvio delle decisioni difficili potrebbe fare molto male agli europei, ma è il breve termine a condizionare gli orientamenti delle opinioni pubbliche e, pertanto, le agende dei governi. È la regola a cui i più si attengono: pasteggiamo a uova oggi poiché del doman non v'è certezza".

"Come se ne esce? Nello specifico, come farà l'Europa, negli anni futuri, a provvedere alla propria sicurezza? Occorrono due condizioni. La prima è che non ci siano nell'immediato scadenze elettorali importanti". E questo perché possa esserci "un lasso di tempo ragionevole per prendere decisioni impegnative e farle digerire all'opinione pubblica. Vedremo se ciò sarà possibile, superato lo scoglio delle elezioni europee. La seconda condizione è che due o tre leader europei dei Paesi che più contano siano disposti ad accollarsi il rischio di scelte impopolari".

La scommessa di Putin

Putin, per esempio, fa notare nel suo editoriale Panebianco, "ha scommesso sull'incapacità delle democrazie di sostenere nel lungo periodo l'Ucraina. Potrebbe vincere la scommessa se i leader occidentali non riuscissero a persuadere le opinioni pubbliche che occorre accettare qualche sacrificio oggi per ottenere un beneficio domani (allontanare la minaccia russa dall'Europa)". "Difficile, indubbiamente. Ma possibile. In passato, è accaduto" conclude.

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