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Covid, Sisci: "Con la Cina intrappolati in una situazione di doppio sospetto"

Il sinologo: "Il mondo occidentale sospetta i cinesi di tener nascosti i dati sensibili e i cinesi sospettano l'Occidente di intenzioni ostili"

Covid, Sisci:
10 gennaio 2023 | 14.25
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"Siamo in una trappola del doppio sospetto: da una parte ci siamo noi, stranieri, occidentali, che sospettiamo la Cina di occultare dati sensibili sul Covid, dall'altra la Cina, che sospetta l'Occidente di intenzioni ostili". Il sinologo Francesco Sisci descrive in questi termini le conseguenze dell'evoluzione della pandemia sulle attuali relazioni con la Cina e parla con l'Adnkronos, guardando alla situazione attuale, di "un avvitamento", "un nodo gordiano".

Per prima cosa, sottolinea, "è bene ricordare come si sia arrivati alla situazione attuale". "Ad un certo punto il governo di Pechino ha constatato che comunque - nonostante il lockdown - i contagi aumentavano a dismisura e ormai gli ospedali e i centri erano intasati. Nonostante questo era in corso ovviamente la protesta di chi non sopportava questa situazione, quelle persone che erano di fatto imprigionate da quasi tre anni, mentre il resto del mondo era ormai in libertà. Il terzo elemento da considerare è che il governo ha dichiarato di non aver visto varianti peggiori del virus. Quindi, per venire incontro alle proteste e cercare di recuperare la situazione economica, il governo ha scelto questa strada, quella che prevede di aprire tutto a tutti, con un conseguente prevedibile shock".

"Oggi - prosegue Sisci - la situazione è grave, ma al momento in Cina non si vedono varianti peggiori, molto più letali o molto più dannose. Certo il danno interno è importante, perché tanti operai e impiegati, con questa diffusione dei contagi, si ammalano e quindi la produttività sta crollando. La scommessa è che tra un paio di mesi, con la primavera, a fine marzo, aprile, maggio, ci sarà un'immunità di gregge e la situazione sarà normalizzata".

"Il problema che permane - e che è lo stesso dall'inizio - è che la Cina non ha mostrato apertura verso gli altri paesi sulla situazione del contagio, sull'epidemia. Non c'è stata apertura all'inizio nel 2020 e non c'è apertura oggi, e oggettivamente tanti paesi sono preoccupati di quale sia effettivamente la situazione e di come stia evolvendo la malattia, il virus, perché il rischio di varianti c'è".

"Questi timori - osserva Sisci - sono legittimi, però c'è una trappola del doppio sospetto: noi stranieri, il mondo occidentale sospetta i cinesi di tener nascosti i dati sensibili e viceversa i cinesi sospettano l'Occidente, l'America di intenzioni ostili, di usare o voler usare questi dati a scopo di propaganda per esasperare le tensioni che già ci sono. Siamo intrappolati in questa situazione di doppio sospetto, da cui è difficile venire fuori".

"Noi sospettiamo che Pechino nasconda chissà cosa - anche perché all'inizio è stata poco trasparente - Pechino sospetta che una volta concessa un'apertura sui dati, da parte occidentale non se ne faccia un uso oggettivo ma li si usi a scopi propagandistici. C'è un avvitamento, un nodo gordiano".

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