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Francia, Sainte-Soline i 'bacini della rabbia'

La battaglia per l'acqua iniziata nel 2017 contro "la monopolizzazione da parte dell'agrobusiness"

Francia, Sainte-Soline i 'bacini della rabbia'
25 marzo 2023 | 17.47
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Tensioni e scontri a Sainte-Soline, comune di 379 abitanti nel dipartimento di Deux Sevres, nella regione della Nuova Aquitania, nel cuore della Francia. Qui è in costruzione un mega-bacino idrico, nell'ambito di un controverso progetto per raccogliere le acque per irrigare i campi delle colture intensive e contrastare la siccità. La stampa francese ne parla come dei "bacini della rabbia": negli ultimi due anni, questi "serbatoi sostitutivi" sono diventati il simbolo della lotta contro "la monopolizzazione dell'acqua da parte dell'agrobusiness", secondo gli oppositori.

La protesta contro questi "mega-bacini" non è nuova. A Sainte-Soline come nella maggior parte degli altri territori interessati va avanti fin dal febbraio 2017, data di inizio dell'inchiesta pubblica relativa alla creazione di 19 bacini - numero che sarà poi rivisto al ribasso, scendendo a 16, per un totale di sei milioni di metri cubi - detti di "sostituzione" e dedicati all'irrigazione nel bacino del Sèvre Niortaise e del Mignon. Protesta tramutatasi in rabbia nello scorso ottobre, quando per la prima volta a Sainte-Soline si sono registrati scontri tra oppositori e polizia. All'epoca, il ministro dell'Interno Gerald Darmanin parlò di un "raduno molto violento" - 61 gendarmi rimasero feriti, "22 dei quali in modo grave" - e denunciò l'"ecoterrorismo" di alcuni dei manifestanti.

Questo non ha rallentato l'avanzamento di progetti simili: all'inizio di novembre è stato convalidato un progetto di bacino idrico nella Vienne, un dipartimento confinante con il Deux-Sèvres.

Questi bacini - collocati nei campi, dove spiccano come enormi piscine fuori dalla terra - fanno parte di un progetto portato avanti dal 2018 da una cooperativa di 450 agricoltori e sostenuto dallo Stato. Costo totale: 76 milioni di euro, finanziati per il 70% da fondi pubblici in cambio dell'adozione di pratiche agroecologiche da parte dei beneficiari. L'obiettivo è di trattenere l’acqua d’inverno, prelevandola dalle falde acquifere, per poi permetterne l'utilizzo in estate, quando le precipitazioni sono scarse. I suoi sostenitori lo considerano una condizione per la sopravvivenza delle aziende agricole di fronte alla minaccia di siccità ricorrenti.Gli oppositori, dal canto loro - il collettivo "Bassines non merci", il movimento ecologista Soulevements de la Terre e i piccoli agricoltori della Confédération paysanne - denunciano la "monopolizzazione e l'accapparamento" dell'acqua da parte dell'"agrobusiness" di fronte al cambiamento climatico e chiedono una moratoria sulla costruzione dei mega bacini per lanciare "un vero progetto territoriale" sulla "condivisione dell'acqua"

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