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Hamas: "Attacco preparato in 2 anni". Israele pensava a esercitazione

13 ottobre 2023 | 00.02
LETTURA: 4 minuti

L'organizzazione e il piano top secret: "Pochissimi sapevano". Media israeliani: intelligence e militari hanno sottovalutato informazioni. Netanyahu informato all'alba

Un soldato israeliano tra le macerie
Un soldato israeliano tra le macerie

Hamas ha preparato per due anni l'attacco di sabato 7 ottobre. Poche ore prima dell'operazione, i vertici militari di Israele hanno valutato informazioni di intelligence senza far scattare nessun allarme. I due retroscena si intrecciano mentre le news, ora dopo ora, descrivono il quadro drammatico con l'assedio totale a Gaza.

Hamas e il piano top secret

Hamas ha impiegato 2 anni per elaborare il piano top secret dell'attacco. Lo ha svelato un alto dirigente dell'organizzazione militare palestinese, Ali Baraka, in un'intervista rilasciata l'8 ottobre scorso a Russia Today Tv e ora rilanciata da diversi media. "L'ora zero dell'attacco è stata tenuta completamente segreta - ha detto Baraka -: la conoscevano solo un gruppo ristretto di leader di Hamas. Il numero delle persone che sapevano dell'attacco e della sua tempistica poteva essere contato con le dita di una mano".

Per questo, ha spiegato ancora Baraka, negli ultimi anni Hamas "non è andata in guerra, non si è unita alla Jihad Islamica nella sua recente battaglia". "Era tutto parte della strategia per preparare l'attacco - ha continuano - far pensare che Hamas fosse impegnata a governare Gaza, concentrarsi sui suoi 2,5 milioni di abitanti, abbandonando la resistenza".

"Per mantenere l'attacco segreto, le differente fazioni e i nostri alleati non conoscevano l'ora zero - ha detto ancora - ma dopo mezz'ora dal suo inizio, tutte le fazioni di resistenza palestinesi sono state contattate, come i nostri alleati Hezbollah e Iran. Anche i turchi sono stati informati - ha concluso - e un incontro con loro è stato tenuto 3 ore dove, verso le 9. Anche i russi hanno inviato un messaggio e sono stati aggiornati sulla situazione e gli obiettivi della guerra".

Israele e le informazioni sull'attacco

Il capo dello stato maggiore israeliano, Herzi Halevi, ed altri vertici militari discussero, nella notte tra venerdì e sabato scorso, informazioni di intelligence che indicavano la possibilità che succedesse qualcosa al di fuori dell'ordinario. E' questa la rivelazione di Channel 12, ripresa da altri media israeliani, secondo la quale al termine delle consultazioni si stabilì che "probabilmente si trattava di un'esercitazione".

Secondo quanto riporta The Times of Israel, si rimandava la discussione della questione alla mattina seguente, senza lanciare nessun allarme o inviare altre truppe sul confine con Gaza dove poi qualche ora dopo si sarebbe scatenato il terribile attacco di Hamas.

In risposta a queste rivelazioni, l'ufficio di Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il premier "è stato informato solo alle 6.29, quando l'attacco è iniziato, e non prima".

Usa: "Non sapevamo nulla"

Gli Stati Uniti, nelle stesse ore, hanno fatto sapere di non aver nessun segnale in anticipo del terribile attacco che Hamas ha lanciato contro Israele. Lo ha chiarito il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, durante la conferenza stampa a Bruxelles a termine della riunione dei ministri della Difesa Nato. "Se avessimo avuto queste indicazioni - ha aggiunto - le avremmo condivise con Israele. Ma, per quanto sia a mia conoscenza, non le abbiamo avute".

Austin nelle prossime ore sarà in Israele e incontrerà il premier Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa e l'intero gabinetto di guerra del nuovo governo di emergenza. Il capo del Pentagono intende discutere i piani operativi e gli obiettivi degli israeliani del conflitto in risposta all'attacco brutale stile Isis, ricordando che Israele ha chiesto agli Stati Uniti "munizioni di precisione" e intercettori per il sistema anti-missilistico Iron Dome.

"Israele ha il diritto di proteggere il suo popolo", ha detto Austin, evidenziando che gli Stati Uniti non hanno "messo nessuna condizione", rivolta a minimizzare il coinvolgimento di civili, agli aiuti militari che sta inviando ad Israele: "E' un esercito professionale, con una leadership professionale, noi speriamo e ci aspettiamo che facciano la cosa giusta nella prosecuzione della loro campagna, lasciamo a loro decidere come sarà la loro operazione, ma non abbiamo nessuna ragione di credere che faranno niente di diverso".

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