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Il dentista di Gaza e la telefonata degli 007 israeliani: "Bombarderemo fra 2 ore, fai uscire tutti"

08 novembre 2023 | 13.17
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La storia di Mahmoud Shaheen che ha permesso l'evacuazione di centinaia di vicini da al Zahra, un'area residenziale nel nord della Striscia che ora è ridotta un cumulo di macerie

Macerie nel quartiere di al Zahra a Gaza dopo il bombardamento israeliano - Fotogramma /Ipa
Macerie nel quartiere di al Zahra a Gaza dopo il bombardamento israeliano - Fotogramma /Ipa

"Siamo i servizi israeliani, devi scappare perché bombarderemo i grattacieli". Mahmoud Shaheen, un dentista quarantenne di Gaza, ha ricevuto questa telefonata all'alba. Ed è stato lui a permettere l'evacuazione di centinaia di vicini da al Zahra, un'area residenziale nel nord della Striscia, che ora è ridotta un cumulo di macerie. Rintracciato giorni dopo dalla Bbc, ha raccontato oggi la sua terribile esperienza.

Tutto è cominciato con una telefonata alle 06:30 del 19 ottobre. "Sono Abu Khaled, chiamo dall'intelligence israeliana: bombarderemo i tre grattacieli. Bisogna evacuarli", gli ha detto una voce in arabo. Shaheen, che non ha mai saputo perché è stato scelto, è rimasto sconvolto all'idea di avere "nelle mani" la vita di così tanta gente. Prima di tutto ha preteso una verifica, temendo una bufala. Ha chiesto di sparare dei colpi di avvertimento, che sono puntualmente avvenuti. E quando ha capito che era tutto vero, ha cercato di prendere tempo, implorando: "Non traditeci, non bombardate finché c'è gente". Poi ha chiesto: "Perché volete bombardare?... questa è un'area civile". "Ci sono delle cose che voi non vedete. E' un ordine di persone più in alto di noi e di te, c'è l'ordine di bombardare", ha risposto la voce dall'altra parte.

Quando il dentista è riuscito a far scendere in strada tutti gli abitanti, la voce ha informato che il bombardamento sarebbe iniziato. Un aereo israeliano volava in circolo sull'area. Prima è stato colpito il grattacielo centrale, poi gli altri due. Un post sul gruppo facebok di Al Zahara indica che alle 08.28, le tre torri erano state distrutte. Quando il raid è cessato. la voce al telefono ha avvertito che tutto era finito.

Più tardi, dopo aver terminato le preghiere della sera, il dentista si è accorto che c'era stata una chiamata sul suo telefono. Mentre si chiedeva se ci sarebbe stato un nuovo bombardamento, il cellulare si è messo a suonare. Questa volta a chiamare per i servizi israeliani era un uomo che si è presentato come Daoud e apparentemente conosceva molti dettagli della sua vita, fra cui il nome del figlio. Tu sei "un uomo saggio", gli ha detto. E dopo aver ricordato che Hamas aveva ucciso bambini nell'attacco in Israele, lo ha avvertito che entro "due ore" sarebbero stati distrutti altri 20 edifici con centinaia di appartamenti.

Orami era calato il buio, in un'area in cui l'elettricità non c'era più. Mahmoud Shaheen ha cominciato a gridare di casa in casa, mentre la gente cominciava a fuggire. Intanto Daoud era sempre al telefono. Ad un certo punto gli ha anche detto: "Calma, non bombarderemo senza il tuo permesso". "No, non darò il mio permesso. Io non voglio che nessuno sia bombardato, farò evacuare le persone ma non darò il permesso per bombardare", ha risposto il dentista. Mentre la gente si affannava a far uscire di casa un'anziana disabile, molti erano preoccupati per una vicina casa di riposo. Ma Daoud ha precisato che non sarebbe stata toccata.

Quando gli edifici residenziali sono stati resi al suolo, ormai erano passate le 21, Mahmoud Shaheen ha chiesto a Daoud dove sarebbe potuta andare la gente. "Portali verso Palestine street", gli ha risposto la voce. E quando il dentista ha suggerito la vicina università, Daoud ha approvato. Durante la seconda telefonata, Daoud ha chiesto ad un certo punto quanta batteria rimaneva al telefono. Ottenuta la risposta che era solo al 15%, Daoud ha consigliato di mettere giù. Ci sono poi state successive chiamate brevi, una arrivata anche sul cellulare di una persona vicina a lui.

Dopo una notte d'angoscia, la comunità di Al Zahara si è dispersa. Anche per chi aveva ancora la casa non c'era più ragione di rimanere. Mahmoud Shaheen si è trasferito con la famiglia in un'altra parte della Striscia. "Non penso alla mia casa o il mio studio dentistico. Prego solo di sopravvivere", ha detto alla Bbc. Grazie a lui sembra che nessuno dei suoi vicini sia morto nel bombardamento.

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