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Trump, slitta decisione sull'arresto: annullata riunione grand jury

Il procuratore ha detto ai giurati di tenersi in 'stand by' per domani. Intanto l'ex presidente cerca lo show e non ascolta i consigli dei team legali su riservatezza e sicurezza

Afp
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22 marzo 2023 | 12.27
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Slitta la decisione sull'arresto di Donald Trump. Il grand jury di New York che deve decidere sull'incriminazione dell'ex presidente per il caso Stormy Daniels, non si riunirà oggi. Lo riporta il New York Times citando fonti anonime che spiegano che la riunione convocata per oggi è stata annullata. Anche Insider riporta la notizia, affermando che appare improbabile che la riunione si svolga in settimana, cosa che farebbe slittare la possibile incriminazione alla prossima settimana.

Secondo quanto riferito dai media americani, il procuratore Alvin Bragg ha detto ai giurati del grand jury di tenersi in "standby" per una possibile convocazione per domani. Solitamente il grand jury si riunisce i lunedì, i mercoledì e i giovedì. Ma oggi ai giurati è stato detto di rimanere a casa, dopo che lunedì si erano riuniti per ascoltare Robert Costello, un avvocato chiamato a testimoniare dalla difesa di Trump.

L'annullamento della riunione è avvenuto mentre sono in atto particolari misure di sicurezza nel tribunale di Manhattan, scattate dopo che Trump sabato scorso ha esortato i suoi sostenitori ad andare a protestare contro il suo arresto che secondo lui sarebbe dovuto avvenire ieri.

In realtà, a dimostrare di fronte al tribunale di Manhattan in questi giorni ci sono più manifestanti anti Trump, che chiedono l'arresto dell'ex presidente, che suoi sostenitori, fa notare Politico.

Ma il tycoon cerca lo scontro. 'Voglio andare in tribunale in manette', ha detto ai suoi consiglieri affermando che non vuole nessun trattamento speciale se verrà incriminato. Secondo quanto riferisce il Guardian, l'ex presidente vuole un vero e proprio show, vuole sfruttare al massimo, per fomentare la sua base elettorale, l'occasione di mostrarsi come vittima di una persecuzione politica. Anche a rischio di affrontare pericoli personali.

Ai consiglieri e al team legale che avanzano preoccupazioni per la sua sicurezza, Trump nel weekend ha più volte affermato di non aver paura che qualcuno possa sparargli. Anzi in questo caso diventerebbe "un martire" e, ha aggiunto, probabilmente conquisterebbe di nuovo la Casa Bianca nel 2024.

Così Trump da giorni insiste che vuole arrivare al tribunale newyorkese con le manette ai polsi. Per poi entrare e farsi prendere le impronte digitali e scattare le foto segnaletiche. Inoltre, spiegano ancora fonti vicine al tycoon, Trump non vuole mostrarsi debole, o addirittura un perdente, 'loser' - che è una delle offese che lui ama rivolgere agli avversari - ai suoi sostenitori, appellandosi al suo status di ex presidente per ottenere un trattamento di favore, come un video collegamento all'udienza, oppure l'arrivo da un ingresso dal retro del tribunale.

Queste erano appunto le proposte avanzate dal suo team legale che, citando anche le preoccupazioni degli agenti del Secret Service che continuano a proteggere l'ex presidente, ha cercato di convincere Trump a consegnarsi in modo riservato, senza il clamore e l'enorme attesa che lui invece ha provocato con il suo post di sabato scorso.

NUOVI GUAI SULLE CARTE SEGRETE: "INGANNO' I SUOI AVVOCATI" - Intanto, con gli occhi di tutti puntati sul tribunale di Manhattan, emergono anche nuovi guai per l'ex presidente sul fronte dell'inchiesta sulle carte segrete portate via dalla Casa Bianca. L'ufficio del procuratore speciale che guida l'indagine, Jack Smith, infatti ha presentato ad un giudice federale prove del fatto che Trump avrebbe ingannato deliberatamente i suoi stessi avvocati sul materiale classificato che aveva trattenuto una volta finito il mandato da presidente, secondo quanto rivela Abc News.

Secondo fonti informate sulle carte processuali, l'ufficio del procuratore Smith ha presentato queste prove che "l'ex presidente ha commesso violazioni criminali" per chiedere che non venga sospeso il segreto professionale invocato dagli avvocati di Trump. Così il giudice ha ordinato ad Evan Corcoran, uno degli avvocati del tycoon, di presentarsi di fronte al grand jury per testimoniare.

Inoltre, all'avvocato è anche stato ordinato di consegnare una serie di documenti, tra i quali appunti, fatture e trascrizioni di audio, descritti come parte del presunto 'schema criminale' Trump.

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