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Ucraina, lo scrittore Sergei Zhadan: "Non so se tornerò a Kharkiv"

Ucraina, lo scrittore Sergei Zhadan:
17 marzo 2014 | 16.24
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E' nato a Luhansk, ma ha trascorso la sua vita adulta, scritto i suoi romanzi, a Kharkiv, dove all'inizio del mese è stato brutalmente aggredito da provocatori filorussi, che lo hanno colpito con una mazza da baseball all'occhio e alla testa. In questi giorni è a Lipsia, per la fiera del libro. Ma dopo, è tutto sospeso. ''Se arrivano i blindati russi, non so se tornero' a Kharkiv. Forse in Ucraina, ma non so ancora dove e neanche quando'', spiega all'Adnkronos Sergei Zhadan, autore di 'Depeche Mode' (pubblicato in Italia da Castelvecchi) e di altre opere (come Anarchy in the Ukr, The invention of Jazz in Donbass i titoli delle edizioni inglesi) di grande successo, non solo nel suo paese, ma in Russia, Germania e Polonia.

''In questo momento, nelle regioni dell'est dell'Ucraina, per le strade sono arrivati molti 'immigrati' russi, mezzi con targhe russa. E' difficile essere ottimisti in una situazione di questo genere, dopo quello che è avvenuto nelle ultime settimane, dopo i feriti, i morti (nella notte fra venerdi' e sabato a Kharkiv sono morte due persone in scontri, ndr)'', afferma 'il poeta più noto nel suo paese', come ha scritto il New Yorker, precisando che si fa fatica a credere, anche se è la speranza più grande, alle parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, secondo cui non ci sono piani per estendere l'intervento militare oltre la Crimea.

Anche perché, sottolinea, ''il vero problema non è la Crimea. Per Vladimir Putin, il problema e' l'Ucraina. E' stato solo piu' semplice, per il presidente russo, iniziare ad affrontare la questione dalla Crimea'', afferma Zhadan, dopo aver ricordato l'attacco di cui e' stato vittima, a opera di filorussi arrivati a Kharkiv a bordo di autobus con targa russa, lo scorso primo marzo, contro gli attivisti che protestavano in piazza contro Yanukovich e le minacce di Mosca. ''Un centinaio di persone sono rimaste ferite. Io ora sto bene, non sono sicuro che questo valga per tutti gli altri''.

Zhadan descrive una Kharkiv diversa dalla citta' industriale delle descrizioni geopolitiche. ''E' sempre stato un posto cosmopolita, tollerante, aperto, dove da diversi anni si sono anche trasferiti molti cinesi e vietnamiti, per lavorare e soprattutto studiare''.

''E' un polo universitario importante, con 320mila studenti. Tutti a Kharkiv hanno sempre parlato russo, anche gli ucraini'', racconta lo scrittore, cresciuto in una famiglia in cui invece si parlava ucraino. ''Ho imparato il russo a scuola, ma lingua e cultura russe per me sono sempre state molto importanti. Scrivo in ucraino, ma non ho mai avuto problemi''.

''Ecco, tutto questo e' cambiato. Con la provocazione di Putin e l'arrivo di 'immigrati' e milizie dalla Russia, tre settimane fa'', testimonia Zhadan, che ha quasi 40 anni ed e' il 'frontman di una band, 'Cani nello spazio', attivista gia' nel 2004 al momento della rivoluzione arancione, quando tuttavia, anche nella piazza di Kharkiv ''c'era una atmosfera diversa, ogni tanto quasi di festa, mentre ora invece si respira un'aria cupa, brutale''.

''In Ucraina le tracce dell'Unione sovietica sono ancora molto profonde, c'e' molta nostalgia per ideologia e simboli sovietici. Per molti l'Urss non e' mai passata'', spiega Zhadan, respingendo come un 'cliche'' l'etichetta di 'scrittore post sovietico' che gli e' stata data alcuni critici.

''Oltre ai problemi politici e sociali noti, l'Ucraina ha un problema serio di identita'. A 23 anni dall'indipendenza, molti vivono ancora immersi nell'ideologia sovietica. Sovietica, non post sovietica. Molti ancora non si identificano con questo paese e finiscono per non capire dove si trovano, in che paese vivono. Non riescono a orientarsi, e questo succede anche fra i giovani, non sanno se guardare all'Europa, e a quello che l'Europa significa anche in termini economici, o alla Russia, e a quello che questo paese significa anche simbolicamente'', spiega, precisando che nel momento in cui Yanukovich e' fuggito (dopo la firma dell'accordo con l'opposizione il 21 febbraio, ndr) ''per diverse persone e' stato come se fosse svanito il futuro, cosa che ha generato paura, desiderio di vendetta''.

''E' come se per molti l'Ucraina non fosse importante, troppo impegnati a guardare altrove (il protagonista del suo ultimo romanzo, 'L'invenzione del jazz nella regione del Donbass', si ritrova invece felice e orgoglioso di vivere nell'est del paese, ndr). Ecco, questo e' il vero problema di questo paese, che si aggiunge alle conseguenze dei molti compromessi fatti con Mosca, sia in tempo sovietici che post sovietici. Il nostro e' un paese nevrotico'', conclude.

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