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Ucraina-Russia, "ipotesi incontro Putin-Zelensky a Dubai? Da Emirati ruolo crescente"

L'ambasciatore Sanguini: "Sarebbe utile coinvolgimento Vaticano, sono realtà diverse e complementari". Usa: "E' Kiev a decidere su negoziati"

Fotogramma /Ipa
Fotogramma /Ipa
10 agosto 2023 | 13.56
LETTURA: 3 minuti

"Ritengo che gli Emirati nell'area stiano assumendo un ruolo crescente, positivo, costruttivo e quindi incoraggerei la partecipazione a questo ruolo". Così l'ambasciatore Armando Sanguini, che è stato ambasciatore italiano in Arabia Saudita, commenta con l'Adnkronos le rivelazioni, comparse sul giornale libanese in lingua francese L'Orient-Le Jour, riguardo all'ipotesi di un incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky in occasione della conferenza sul clima, la Cop28, che si terrà tra novembre e dicembre a Dubai.

Secondo quanto rivelato dal giornale, il tentativo di mediazione di Mohammed bin Zayed, il presidente degli Emirati, sarebbe appoggiato, se non sollecitato, da Papa Francesco, che da mesi ha messo in campo il Vaticano per la ricerca di un'uscita negoziale al conflitto nel cuore dell'Europa. E per l'ambasciatore Sanguini, che è consulente scientifico dell'Ispi, questa azione coordinata non solo sarebbe "molto possibile", ma anche "molto utile, perché vede in campo due realtà molto diverse e quindi potenzialmente molto complementari".

Le rivelazioni sull'iniziativa degli Emirati arrivano pochi giorni dopo dalla riunione di Gedda sulla crisi ucraina, a cui hanno partecipato decine di Paesi, ed in particolare ha partecipato la Cina, una due giorni che ha testimoniato come l'Arabia Saudita intenda cercare di svolgere un ruolo di mediazione nel conflitto ucraino, che possa permetterle di profilarsi come potenza non solo regionale.

"Credo che l'Arabia Saudita abbia un ruolo che noi siamo tentati di sottovalutare per abitudine, perché siamo convinti di essere noi protagonisti per tante ragioni - spiega Sanguini - mentre io ritengo che sta alzando la testa e assumendo un ruolo sempre molto discreto, perché a loro piace nuotare sempre un po' a pelo d'acqua, però poi mantengono il punto". "Sotto questo profilo io nutro l'aspettativa di uno sbocco utile", aggiunge riferendosi ad eventuali follow up di Gedda.

E riguardo all'atteggiamento che l'Europa, e l'Occidente in genere, deve avere nei confronti di queste iniziative, l'ambasciatore sottolinea l'importanza di incoraggiare e sostenere, senza però "dare l'impressione che se non ci siamo noi non si risolve niente". "Non ipotizzo un passo indietro, ipotizzo di stare fermi e di renderci aderenti, attenti a quello che avviene fuori", conclude, sottolineando che "importantissimo quello che sta succedendo e dobbiamo dare l'impressione di guardarlo con attenzione".

USA: "E' KIEV A DECIDERE SU NEGOZIATI"

"Per quanto riguarda ogni possibile incontro tra il presidente Zelensky e il presidente Putin, io direi che è una decisione che deve prendere il presidente Zelensky". Così il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Matthew Miller, ha risposto ad una domanda sull'ipotesi di un incontro tra i due leader a margine della conferenza della Coop28 che si svolgerà tra novembre e dicembre a Dubai.

"Abbiamo chiarito che è l'Ucraina al posto di guida quando si tratta di decidere sul suo futuro e questo è vero per qualsiasi possibile negoziato", ha aggiunto il portavoce americano, che poi ha ricordato come Kiev sia sempre aperta a negoziati che rispettino la sua integrità e sovranità territoriale.

"Ma l'ostacolo è sempre stato e continua ad essere il fatto che Vladimir Putin non ha rinunciato ai suoi obiettivi imperialisti - ha aggiunto Miller - e non ha rinunciato alla convinzione che l'Ucraina non sia un vero Paese, come lui stesso ha detto. E non ha ritirato le sue truppe oltre il confine ucraino".

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