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Presentato il VII rapporto sulla Regionalizzazione del Bilancio Previdenziale Italiano. Italia divisa in due, tra assistenzialismo ed evasione fiscale.

07 novembre 2023 | 16.24
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È stato presentato nella sede del CNEL il settimo Rapporto “Regionalizzazione Itinerari Previdenziali”, il documento che analizza, scomponendole anche per singole Regioni, le entrate contributive e fiscali che finanziano il welfare state italiano, realizzato con il sostegno di CIDA, la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato. Dal Rapporto emerge che il totale dei redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini IRPEF è ammontato a 894,162 miliardi, per un gettito generato di 175,17 miliardi, in crescita rispetto ai 164,36 miliardi dell’anno precedente. Aumentano anche i dichiaranti (41.497.318) e i contribuenti/versanti, vale a dire coloro che versano almeno 1 euro di IRPEF, che salgono a quota 31.365.535, valore più alto registrato dal 2008: a ciascun contribuente, corrispondono però di fatto 1,427 abitanti. Ma, insieme ad un miglioramento generale del gettito fiscale, si registra anche un forte squilibrio regionale. “I dati parlano chiaro. Siamo ormai in presenza di due forti disuguaglianze: da un lato abbiamo i contribuenti onesti, dall’altro mezzo paese dimenticato, che si pensa di aiutare con i sussidi, invece che con gli investimenti - commenta Stefano Cuzzilla, Presidente CIDA -. Non è accettabile che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiara redditi e trova benefici in un groviglio di agevolazioni e sostegni, spesso concessi senza verificarne l’effettivo bisogno. Un 13% che guadagna da 35mila euro lordi in su, e che per questo non può beneficiare del taglio al cuneo fiscale perché è considerato troppo ricco e non può difendersi dall’inflazione nemmeno quando arriva alla pensione, sempre perché è considerato troppo ricco. Non commettiamo l’errore di pensare che le disparità che esistono in questo Paese facciano male solo a chi si trova sui gradini più bassi della scala reddituale. Fanno male al sistema. Se perdiamo il ceto medio perdiamo stabilità sociale e ipotechiamo il futuro”. Scendendo nel dettaglio, per quanto riguarda la distribuzione geografica dei versamenti IRPEF, l’analisi dei redditi riferiti all’anno di imposta 2021 e rese nel 2022 evidenzia che il Nord contribuisce per 100,6 miliardi, pari al 57,43% del totale, il Centro con 38,2 miliardi pari al 21,83% del totale, mentre il Sud porta in dote 36,3 miliardi, pari al 20,74% del gettito complessivo. Una situazione di disequilibrio che trova conferma anche analizzando le singole Regioni: con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia versa 40,3 miliardi di IRPEF, vale a dire un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, che ne conta almeno il doppio, e persino superiore a quello dell’intero Centro (11,8 milioni di abitanti). “Sono questi i dati su cui si dovrebbe riflettere quando si discute di revisione del sistema fiscale”, ha spiegato Alberto Brambilla, il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, rilevando una differenza tra le classi di reddito dichiarato troppo estrema per essere degna di un Paese membro del G7 e peraltro destinata ad acuirsi se non si interverrà su politiche assistenzialiste che continuano ad aumentare importo e platea dei destinatari di bonus e altre agevolazioni a sostegno del reddito. “Giusto aiutare chi ha bisogno ma i nostri decisori politici tendono a dimenticare che queste percentuali dipendono in buona parte da fenomeni di economia sommersa ed evasione fiscale, per i quali primeggiamo in Europa”, puntualizza Brambilla. Fenomeni che, in assenza di controlli adeguati, la continua elargizione di incentivi a pioggia a favore dei redditi più bassi, da una parte, e le “minacce” di abolizione delle spese fiscali per i redditi da 35mila euro in su, dall’altra, concorrono ad alimentare.

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