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Riforme: allarme pacifisti, rischio che dichiarare guerra diventi più facile

La Rete Italiana per il Disarmo, la Rete della Pace e Sbilanciamoci dicono no alla modifica della Carta e avvertono: "C'è il rischio che ci vogliano meno voti per dichiarare lo stato di guerra che per eleggere il presidente della Repubblica"

(Foto Infophoto) - Infophoto
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28 gennaio 2015 | 16.27
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Con la riforma del Senato basterà un partito di maggioranza per dichiarare guerra. A lanciare l'allarme sono le organizzazioni pacifiste a seguito della riforma istituzionale al vaglio del Parlamento, che annovera tra i vari provvedimenti discendenti dalla modifica delle funzioni del Senato anche una riscrittura dell'art. 78 della Costituzione, articolo che recita: "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari".

"Una configurazione che era stata pensata dai padri costituenti come atto e passo grave che derogasse solo temporaneamente dal principio di ripudio della guerra sancito dall'articolo 11", sottolineano Rete Italiana per il Disarmo e Rete della Pace e Sbilanciamoci. A illustrare le preoccupazioni delle organizzazioni pacifiste è Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. "Abbiamo fatto una nota congiunta con Rete della Pace e Sbilanciamoci, le tre principali reti pacifiste e disarmiste in Italia che raggruppano circa 200 organizzazioni - spiega Vignarca all'Adnkronos - per sottolineare che una modifica così rilevante viene attuata quasi recependo in automatico, formalmente, quasi da burocrate, il fatto che cambia il Senato e contestualmente la legge elettorale".

Quindi, sottolinea il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, "il rischio è che la dichiarazione dello stato di guerra sia affidata a un partito che ha la maggioranza in Parlamento grazie alla legge elettorale ma che è in minoranza non solo nel Paese ma nell'elettorato . Una cosa grave per una questione del genere".

"Alcuni parlamentari hanno presentato un emendamento che innalza il quorum ai due terzi. Noi facciamo un discorso più ampio e vorremmo che su questo tipo di variazioni e su questo tema si aprisse una discussione più generale per capire cosa vuol dire ripudio della guerra e quali meccanismi mettere in pista" dice Vignarca. "Sicuramente però - aggiunge - la soluzione immediata potrebbe essere la proposta di questi parlamentari che almeno spinge ad alzare il quorum di modo che sia più qualificato, perché altrimenti il rischio è che ci vogliano meno voti per dichiarare lo stato di guerra che per eleggere il presidente della Repubblica".

La richiesta principale delle organizzazioni pacifiste rimane soprattutto quella di uno stralcio di qualsiasi provvedimento che preveda la modifica dell'articolo 78 della Costituzione che "prevede la dichiarazione dello stato di guerra con la sospensione del naturale corso della democrazia - sottolinea ancora il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo - E quindi, ad esempio, si riattiva il codice militare. Che questa dichiarazione di riconoscimento di uno stato così grave, che addirittura sospende la democrazia nel suo corso naturale, venga lasciata a una maggioranza che non è più espressione di coalizione ma di un unico partito che vince, è un fatto problematico".

"Non stiamo dicendo che il governo fa un colpo di mano per poter dichiarare guerra domani - precisa Vignarca - però ci sembra che sia stata una leggerezza riguardo a questo tema".

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